Le piscine vuote

Non so che effetto mi fanno le piscine vuote, mentre il treno sobbalza – che scivola no, non lo si può dire – lungo la linea Genova-Ventimiglia. Non so se mi piace, questo cielo azzurro sfacciato e quel sole basso bianco ma caldo, le spiagge vuote che si inanellano, i lungomare uno via l’altro (che la Liguria di Ponente è un unico lungomare, con gente che passeggia), la gente che passeggia e mette i cappotti che in fin dei conti è fine dicembre pure se il cielo e il sole sono come dicevo.

20121228-184058.jpg E le piscine sono vuote e la sensazione è – sempre mentre il treno sobbalza, una piccola che si chiama come la falsissima regina di Giordania strilla, una signora cerca di attaccar bottone /e non sa con chi ha a che fare/ e un po’ di vecchie milanesi parlano come non si dovrebbe – complessa, un po’ il film in bianco e nero visto alla tv, un po’ il fatto che vedere il fondo delle piscine, le spiagge vuote, mi piace.

Quello di oggi è uno dei viaggi più lunghi che ho trovato per risparmiare soldi. Più lungo di Genova in volo a Charleroi, in treno a Bruxelles, in treno a Parigi. Più lungo di Genova in volo a Monaco in volo a Parigi. Sto facendo Genova Ventimiglia (ed è già un viaggio e mi trovo a pensare che Scajola è proprio doppiamente triplicentomiliardamente stronzo: non poteva fare l’alta velocità Genova Ventimiglia /che ci vogliono due ore e 18 euro!/ invece che quell’aeroporto là buttato nella piana di Albenga?) e poi Ventimiglia Nizza e poi Nizza Parigi. Tutta in treno.

Non so neanche se mi piace o no, questa cosa che mi prendo praticamente un giorno per attraversare l’Europa, che seguo lento il Mediterraneo e poi tiro su dritto per il Nord. Ieri sera vi dico che no, non ne ero contento per niente: colto da pensieri malsani sulle ferrovie italiane ho deciso di prendere un treno ancora prima del necessario, per arrivare a Nizza, non sia mai che un’ora e mezza di coincidenza non siano sufficienti /spoiler: lo sarebbe stata/. E tre ore e mezza? a Nizza, in una stazione grande come un tallone?

20121228-184746.jpg Ma ora son soddisfatto, che mi prendo i miei tempi, che ho approfittato delle tre ore e mezza a Nizza per passeggiare per Nizza, lasciando i bagagli al deposito, sette euro e cinquanta, a vedere la promenade, place Masséna, le vie pedonali, e quel carattere sabaudo on the beach che devo dire non me la rende di una simpatia istintiva. Anzi.

Una chiesa che si chiama saint Pierre d’Arene (…), nessun posto dove si mangia la socca, pochi panifici, solo italiani, la fandonia delle insegne bilingui (nizzardo/francese!) nella città vecchia.

E poi il TGV che è costato poco ed è per questo che son qui seduto comodo, otto ore e mezza dopo essere uscito di casa stamattina. Quando salgo a Nizza, quaranta minuti fa, nella carrozza siamo in tre. Io, un vecchio che legge Nice Matin e la Gazzetta e una ragazza disagiata che non sa evidentemente leggere i numeri perché mi chiede dove sia il posto 71 (là!), poi si siede, ascolta Alica Keys in cuffia troppo alta (sul tram di Nizza un adesivo trilingue invita a non tenere il volume in cuffia troppo alto, che la gente non ha voglia di sentir le cazzate tue /ma fossero anche capolavori/), mangia un po’ rumorosa e un po’ ansimante un panino (esiste cose peggiore del rumore di chi mangia? la guerra? forse.) e mi guarda, ogni tanto. Che io ho sempre esercitato un fascino, sul disagio.

Nessun altro e il capotreno ci avvisa che il treno fermerà solo a Cannes e in un altro posto che non ricordo e io son contento ma non ci credo molto e infatti poi si corregge e aggiunge Antibes, non so cosa e ovviamente Avignone, dove prende la linea TGV. A Cannes sale un po’ di gente, ma va bene così.

Poi non farà più fermate, neanche per pisciare, e andrò dritto a casa.

E sarà casa, tra cinque ore e mezza, più o meno.

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7 pensieri su “Le piscine vuote

  1. Telepatia a parte ribadisco che il senso del viaggio è anche un po’ questo quasi un riappropriarsi di tempi dimenticati, quasi un tornare indietro e riscoprire luoghi e paesaggi che difficilmente osserveresti altrimenti. E poi la lentezza, il prendersi il tempo necessario. Oggi queste sensazioni mi sembrano tutte una malinconia positiva, chissà come mai 😉

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