Perché se libero un uomo muore

Era un giovedì o un venerdì, era di maggio ed era il 2001. Era anche piazza Manzoni, a Genova, anzi: là dietro dove c’era quella sezione e quella sede. Che fosse maggio, l’ho dovuto cercare, che fosse il 2001 invece lo ricordo bene.

Malgrado la tristezza e il senso di impotenza per le elezioni della domenica prima (pensavamo sarebbe finito il mondo per quell’inezia e invece stava finendo per tutt’altro) in sezione si era organizzata una cena di autofinanziamento. Non so perché avessi deciso di andare, so che ero stanco morto stravolto e – nella mia memoria – era colpa di lezioni la mattina presto, preparazione di esami e di un corso di tedesco, ma chissà se è vero, chissà se era questo. Non ricordo cosa si mangiasse, ricordo che c’era molta gente e l’atmosfera era abbastanza allegra, si parlava di virus inoculato e che l’Italia si sarebbe svegliata, si parlava della Margherita e di effetto di personalizzazione, si parlava del peggior segretario di tutti i tempi e di tutti i partiti, si parlava del minimo storico, si parlava dellUlivo e di centrosinistra, si parlava del fatto che luglio si avvicinava, che i lavori sembravano finiti e che stava diventando tutto bellissimo, a Genova, si parlava di Bush, dell’allarme bombe di sangue infetto e dei No-Global. Era il 2001, vi dicevo, e continuavamo imperterriti a non capire un cazzo.

Quella sera ero seduto vicino alla compagna B., come spesso accadeva, perché era simpaticissima, aveva una bella visione delle cose e raccontava delle storie bellissime della FGCI e dei movimenti e degli scioperi degli anni Settanta e della polizia che ti interrogava per una notte perché avevi ricevuto una cartolina da uno che avevi conosciuto a una serata e che poi era passato in clandestinità. E poi cantava benissimo e aveva un repertorio splendido. È da lei che ho imparato Il vestito di Rossini, ad esempio, o Yankee Yankee Yankee tornatevene a casa ed è sempre lei che mi ha raccontato che quando si era iscritta ala FGCI e cantavano Dalle belle città con i partigiani loro non dicevano “d’Italia siam l’armata forte e fiera” ma “di Stalin“.

Nella relativa allegria di quella serata, abbiamo sentito rumori e un permeso scempio di geminate. Erano due alpini, già brilli, con il cappello da alpini e dei bicchieri di plastica. C’era il raduno degli alpini, in quei giorni a Genova, e ogni aiuola era occupata da una tenda di signori rubizzi che scempiavano le geminate.

L’alpino, facendo l’alpino, ha iniziato a cantare canzoni da alpino, di polenta, montagne, asini e pezzi di corpo rispediti alla mamma. Non si fermava e tutti gli andavamo dietro perché, appunto,  l’atmosera era gioiosa.

Poi, dopo un attimo di silenzio, l’assolo della compagna B.:

Il bersagliere ha cento penne
e l’alpino ne ha una sola
.
Il partigiano ne ha nessuna
ma sta sui monti a guerreggiar.

L’universo di quel ma. Sull’alpino, lo sguardo ironico della compagna M. che staffetta era stata, il cui marito poliziotto dopo l’8 settembre era stato arrestato e torturato e che dopo la guerra, rimasto in polizia su richiesta del partito, era stato vessato in ogni modo dai superiori. L’alpino tace, alza il cappello, saluta e se ne va.

“Hai visto che sono dappertutto? hanno messo le tende anche negli spartitraffico – sibila la compagna B. – e nessuno dice niente! Vedrai che a luglio, quando ci saranno i ragazzi per il social forum, saranno tutti a lamentarsi! Quanto fascismo che c’è ancora in giro! Mica gli alpini, figurati, ma la gente. Quello che si sente dire in giro, quello che dicono in televisione…”
“Ma dai, dico, siamo nel Duemila. La gente capisce e se non ha ancora capito, capirà io son tranquillo, è una fase. E poi se guardi i dati del voto, gli studenti e i giovani votano a sinistra!” Avrò anche aggiunto qualche cazzata tipo quella del voler fermare la globalizzazione è come voler fermare le stagioni o del fatto che ormai anche Fini aveva fatto il percorso verso la democrazia.

La compagna B. ha fatto una smorfia, come se qualcosa non le quadrasse.

prc_antifasciste

Quando poi ferito cade
non piangetelo dentro il cuore
perché se libero un uomo muore
che cosa importa di morir?

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