Una miniatura

Non so se vi ho mai parlato della strana Bibliothèque Melville (da Jean-Pierre il regista francese, non da Herman lo scrittore americano) che si trova proprio fuori dal capolinea meridionale della ligne 14 del métro. Una alta facciata di vetro (il che la rende insolitamente luminosa / insolitamente perché qui non ci pensano mai, alla luce, non perché non serva /), cinque livelli… Piuttosto funzionale, tutto sommato, a poche fermate di 83 da casa mia e agilmente accessibile da ovunque mi trovi. Ma luminosa, soprattutto, e non affollata.

Non troppo affollata, dovrei dire, perché affollata di gente strana lo è. Clochard, ovviamente, soprattutto nei giorni di neve e di freddo come oggi e soprattutto ieri. E gente che non si capisce da dove sia uscita, perché non stia a casa propria a far quello che fa, perché, insomma, viene qui a indispettirmi (anche se, sarà l’età, sarà la disillusione, sarà il fatto che ora sto meglio di prima, sarà il fatto che son meno schizzinoso, mi indispettisco di meno).

Tipo il polacco (che dico polacco, ma chissà se lo era!) col cappello di lana, che per due volte ho incontrato: che collegava il proprio computer con un cavo che, vi giuro, non aveva jack (o come si chiama) e voi lo sapete: non son tecnologicamente troppo avanzato ma: un cavo così, rozzo e sguainato, tenuto fisso con uno di quei fil di ferro ricoperti con cui si chiudono i pacchi di grissini caserecci, con cui si legano gli ibiscus alle canne per non farli afflosciare? può far funzionare un computer? pare di sì, anche se i suoi kurwa kurwa (o chissà come si scrive, quella parolaccia) mi fan pensare che forse no.

O tipo quella signora asiatica (qui siamo in limine zona asiatica e dunque c’è una sezione di libri di quel continente e l’utenza è più orientale che altrove, per dire, tipo quello che ieri leggeva un libro scritto in caratteri ineffabili ma che, dai disegni, mi faceva pensare studiasse medicina o simile?) che a inizio anno, mentre correggevo le tesine, mi ha detto “Ma cosa insegna, lei?” e io (che all’epoca mi irritavo ancora, sapete?) uno stizzito Letteratura francese medievale a cui ha reagito con un “Alle elementari?“.

O tipo quello che adesso è seduto davanti a me e mi turba ed è per questo che vi scrivo. Perché ha una tavolozza di acquerelli, una scatola di legno, dei pennelli e un libro di miniature e sta miniando. Sì, si sta esercitando a copiare un cavaliere, vi giuro, e un unicorno, giuro!, dentro una O su un foglio di carta. Un pile quechua nero. Barba e molti capelli alla Telespallabob. Naso importante e dita tozze. Età indefinibile (potrebbe essere più giovane di me, lo stronzo, o poco più vecchio. Ma pure avere dieci anni in più di me, o in meno, lo stronzo). E tutte le boccette / bianco nero giallo grigio blu cobalto rosso / di colori, che poi mescola sulla tavolozza di metallo. E il pennellino in mano, ora che è seduto schiena appoggiata testa inclinata mani sull’addome e respiro di una lentezza spaventosa mentre guarda fuori dalla finestra con la concentrazione di uno che lo sta scrutando davvero, un unicorno.

E ha una cintura di cuoio al collo.

Una cintura di cuoio al collo.

Vi farei una foto, ma ho paura di chi ha le cinture di cuoio al collo.

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9 pensieri su “Una miniatura

  1. VOGLIAMO LA FOTO! (Dai, tanto non ti vede: sta guardando l’unicorno)

    (se allungavi di una fermata oggi ti saresti gustato una bnf dall’aspetto svedese.)

    1. Ripeto: ha una cintura di cuoio al collo.

      In realtà avrei dovuto fermarmi prima, invece di allungare, giacché provenivo da Courbevoie, ma la BnF, ormai, mi ruba tempo e la evito… Ma svedese in cosa? Mobilio nuovo, libertinaggio, polpette, Ingmar Bergman o temperatura?

  2. Niente foto a chi ha cinture di cuoio al collo! Sembra uno dei saggi consigli di una nonna qualunque. Fai bene a seguirlo. Però a me questa cosa di uno che si mette in biblioteca con pennelli e colori a miniare piace parecchio. Pure se ha un aspetto improbabile ed una cintura di cuoio al collo. 🙂

  3. devo dire una cosa che non c’entra niente, ma non t’indispettire però…
    ti prego ti prego, rilascia dei feed completi!
    (la potevi fare la foto però…)

    😀

    1. non mi indispettisco quasi mai, solo per i nazi grammar. Ma se un giorno scoprirò come rilasciare feed completi (e che cosa vuol dire, prima) lo farò.

      Per te.

      😉

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