Cosa pensiamo voglia dire essere un prof, quando non lo siamo

Ma lei, in realtà, non è esattamente come un prof per noi… Intanto è giovane…
Giovane, Geremia? Ti potrei essere padre…
Ma no! avrà 25 anni!
Gli scrutinî ci son già stati, non c’è bisogno che tu esageri.

Ma, un po’, è così. Non nel senso che faccia il giovane, che mi senta abbstanza giovane, che a volte mi sembri di essere più o meno loro coetaneo o, meglio: poco più grande di loro, ma non certo un adulto vs dei ragazzi.

Ma un po’ è così: ho passato una vita a sentirmi prof per poi scoprire che non sono esattamente un prof, a pensare di essere severo e inflessibile per poi rendermi conto che detesto valutare, gerarchizzare e sono spesso indulgente.

Chissà cosa pensiamo voglia dire essere un prof, quando non lo siamo. E cosa vogliono dire quando mi dicono che sono diverso.

Che non mi interessano i voti? Che mi piace ascoltare cosa pensano, anche se poi si mettono a parlare francese e, insomma, io dovrei insegnargli italiano? Oppure che a volte neanche io ho voglia di stare due ore in classe a parlare di accordo del participio o ad ascoltare gli ascolti idioti che ti obbligano a fare quando impari una lingua, e che questo si percepisce perché ci mettiamo a parlare d’altro, di cosa fanno in vacanza, di cosa pensano di Roberto Saviano, di cosa vogliono fare da grandi, di quando stavo in Germania o in Italia o al liceo scientifico G. D. Cassini e, nell’ultimo banco, facevamo la lista degli stati degli Stati Uniti ma ci mancava sempre il Kentucky?

Alla fine è passato un anno scolastico, il mio primo, e non lo so mica. So solo che davvero non c’entra niente con il dare i voti in ventesimi con la virgola. E oggi pomeriggio ci sono gli scrutinî di fine anno, i primi.

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4 pensieri su “Cosa pensiamo voglia dire essere un prof, quando non lo siamo

      1. L’insegnante che ricordo con più piacere in assoluto era rigida, eppure capace ogni tanto di farci volare ben oltre i limiti della materia che insegnava. Per me è più sì che no 🙂 anche se il giusto mix è davvero difficile da trovare.

  1. Ah, quanto ti capisco e invidio! Sarebbe bello avere una classe di adolescenti insicuri e brufolosi e incazzati col mondo.
    Anche io mi sono sempre sentita molto “insegnante”, invece i miei allievi dicono che mi apprezzano perché io non sono come gli insegnanti “normali” – risate della classe – “no, intendevo standard, standard”. Il che comunque fa piacere.
    Sii contento finché non ti ritengono un “vero” prof, perché probabilmente ti ascoltano più degli altri insegnanti.

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