Del relativismo e delle canzoni italiane, ovvero: Del perché ai francesi piace Claude François e del perché non capiscono Lucio Battisti

Il mio essere insegnante fino al midollo si fonda su due pilastri: il mio gusto nel trasmettere notizie&nozioni; la mia opera missionaria di diffusione della canzone italiana in terra di Francia [nota uno: e di diffusione della conoscenza di Genova; nota due: la parte del midollo credo si basi su un terzo e più importante pilastro che è il fatto che io tendo, lo voglia o no, da quando son nato, a mettermi in cattedra qualsiasi cosa dica, sia Mais qu’est-ce que vraiment le moyen age?, sia Sul qui e sul qua l’accento non va, sia pure Metti il sale nell’acqua, per favore?].

Per questi motivi, come alcuni di voi sapranno, mi diverto a fare fare gli esercizi di grammatica sui testi delle canzoni e quindi i discenti miei si trovano a imparare il periodo ipotetico con Se telefonando (ma anche Sarà quel che sarà, che funziona anche meglio per quel Se un giorno il mondo cadesse giù / mi salverei se solo ci fossi tu), l’imperfetto con Era già tutto previsto (su sua istigazione e suggerimento, cosa che fa piangere gli stagisti più sensibili / e meno fisicamente in forma / per solidarietà cocciantesca), le proposizioni con Vieni via con me, il futuro con Che sarà o L’anno che verrà, il presente con Il cielo è sempre più blu, il passato remoto con La canzone di Marinella e via discorrendo.


Esercizi di grammatica

Ed è questa cosa che mi ha fatto pensare, soprattutto quest’ultima: se un-francese-che-nulla-sa ascolta la Canzone di Marinella pensa che sia una canzoncina. E pure se ascolta La canzone del sole (ho fatto la prova) o Una donna per amico o anche Se telefonando. Ma vi sembra possibile? No che non vi sembra possibile, perché è impossibile. Sentono Stranizza d’amuri e dicono “Beh, certo non è una canzone che può fare successo!” e io glielo posso concedere, benché mi sorprenda. Sentono Onda su onda e dicono “Bah, non è che il testo voglia dire molto”. Sentono La risposta la ragazzo della via Gluck (conoscetela, se non la conoscete) e si chiedono “Sì ma qual è il punto?”. Mi si dirà: son canzoni datate, sarà quello. Forse, ma io ho tutti stagiaires mature e signore (fortunatamente, perché io odio gli allievi maschi) che dovrebbero essere più vicine a Mina o De Gregori che ai giovani d’oggi.

Io ci ho pensato un po’,  soprattutto avendo visto i programmi francesi in cui si entusiasmano per le loro canzoni di un tempo: Alexandrie, Alexandra, ad esempio, o Avec le temps (mamma, che immenso capolavoro), Foule sentimentale o Le sud, L’oiseau et l’enfant o Les demons de minuit, Allo maman bobo o Emmène-moi danser ce soir, En rouge et noir (che è il mio feticcio del momento) o la canzone di Casimir (e taccio sugli immensi misteri Johnny Hallyday, Patrick Bruel e via discorrendo). Noi le sentiamo e al massimo diciamo “Carine” o magari ci piacciono anche tanto, ma poi basta. Non è che vibriamo tutti e saltelliamo entusiasti come loro.


Le canzoni che loro amano

Siam più bravi e loro merde? Il fatto è che, ed è doloroso ammetterlo, è che forse Buonanotte fiorellino o La canzone del sole (ho quasi paura a dirlo) non sono così universali e non sono opere così immense, lo diventano perché una l’abbiamo sentita sul 33 giri che avevamo in casa e l’altra perché siamo andati a un falò sulla spiaggia (pure il falò sulla spiaggia, se ho ben capito, non è un Universale perché nessuno mi ha mai saputo rispondere alla domanda “Ma qual è la canzone che cantate con la chitarra sulla spiaggia attorno al fuoco?”). Cioè, se ci manca il contesto le canzoni sono canzoni, che poi è quel che diceva Bennato di sfuggita dentro un bar ma pure Guccini che non [ha] mai detto che a canzoni si fan rivoluzioni, si possa far poesia [il che, per inciso, dà conforto alla teoria della mia correlatrice ai tempi della tesi che diceva che i Beatles non sono come Tolstoj, sempre che questa frase abbia bisogno di conforto, cosa che non credo].

Se telefonando, senza Mina, senza la storia di Costanzo e della censura delle mani d’improvviso sulla tua, senza Schegge e Blob e Techeté e Da da da e senza, pure, Paolo Limiti e la versione dei Delta V. La donna cannone senza De Gregori che lo sappiamo che è una persona cattiva ma che poi canta canzoni che sembra buono, senza la copertina poetica del disco, senza la fine degli anni Settanta appiccicata sopra, senza la scena del Grande cocomero (e che fine ha fatto quella bambina del Grande cocomero?). La canzone di Marinella senza l’intertesto, senza la storia della prostituta gettata nel Tanaro, senza la percezione della provincia (che la percepiscono in Maigret o in Maurice Chevalier o in Charles Trenet, a dirne solo alcuni), senza il gusto del suono della sua voce e di quel che avrebbe fatto poi.

Per questo, ogni tanto, mi viene voglia di riprendere quel mio tentativo di decrittare un po’ le canzoni francesi, cercare di contestualizzarle e spiegarvi il perché di Claude Barzotti o Colonel Reyel o suor Sorriso o del petit coquelicot. Per questo provo a contestualizzare le canzoni italiane (e a non offendermi) quando ne parlo a lezione. Ma alla fine è tutto abbastanza vano perché le canzoni sono come gli stampi dei ghiaccioli, che rendono solide e tangibili emozioni e Zeitgeist ma che, se non c’è niente dentro sono imbarazzanti cosi di plastica.

Ed è per questo che quando due anni fa comparve deforme sul palco di Sanremo Loredana Bertè, l’unico francese presente non vide in quella gomma, la morte della sorella, non vide in quel trucco sfatto le botte di Borg, non vide nella voce lacerata le molestie del padre, i tentativi di suicidio e neppure tutte le enormi, emozionanti canzoni che ci ha regalato negli anni. Non vide niente di tutto questo, e disse solo oh la vache!

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14 pensieri su “Del relativismo e delle canzoni italiane, ovvero: Del perché ai francesi piace Claude François e del perché non capiscono Lucio Battisti

  1. un po’ come quando ho visto ribery per la prima volta di sfuggita su un megaschermo e ho esclamato “che brutto! sembra che si sia preso un camion in faccia!” (e c’eri anche tu)

  2. Quanto potere nelle tue mani! Ma tu pensa che potresti insegnargli “Gelato al cioccolato” di Pupo per esempio! Oppure “Kobra” della Rettore o …. mo’ ti faccio una lista quasi quasi…. Tutto questo è terribilmente divertente!!

    1. Sì sì mi sento molto potente 😉 ma il Kobra non si può perché si scandalizzano facilmente, si sono scandalizzati per Bruci la città. ….

      Però se fai la lista poi mandamela, ok?

      1. Dimmi se sono sulla strada giusta:
        1. Samuele Bersani – Giudizi Universali
        2. Daniele Silvestri – Me fece male a chepa
        3. Iannacci – Silvano
        4. Lucio Dalla – Caruso
        5. Tiromancino – La descrizione di un attimo

        … diciamo facendo un mix con qualcosa di più recente. Magari anche “Sai ci basta un sogno” di Raphael Gualazzi potrebbe essere un’alternativa a Bocelli, che anche in Francia conoscono tutti.

        1. La lista è bella ma non so se si può tanto usare… che esercizi ci posso fare sopra? son testi un po’ difficili… oddio, non che la cosa mi abbia mai fermato ma poi mi pento tantissimo 🙂

          Ah, Giudizi Universali… voglio trovare un modo di usarla!

          1. Quella mi pareva infatti la migliore 🙂
            Non so che livello di conoscenza dell’italiano hanno i tuoi studenti ma ho immaginato che essendo francesi avrebbero avuto una certa facilità nella comprensione di canzoni come “Parole…parole…parole…”.
            Ecco, adesso a pensarti mi è venuta voglia di Francia, un’enorme voglia di Francia!
            Buona giornata!

  3. Hai descritto benissimo tutto il mio disappunto riguardo la domanda sulla canzone in spiaggia intorno a un falò.Anzi, è proprio il falò a non essere universale.Esattamente come Battisti e company

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