Se vi capita di rimpastare un governo

Questa è una di quelle mattine che avrei voglia di colazione al bar, ma nel senso che davo all’espressione cinque anni fa: un caffè in piedi e una brioche che significhi quello che significa là, e non qua, brioche. Con la crema, ad esempio.

E invece no, bevo un tè verde zuccherato, rabbrividisco un po’ car c’est l’automne, e mi preparo mentre vedo un’intervista alla ministra per la Francophonie e penso che deve essere un bel mestiere stimolante, eroico e donchisciottesco (ho deciso che è il mio terzo ministero preferito dopo, lo sapete, Agricoltura e Difesa / pensatemi, se vi capita di rimpastare un governo /).

E senza caffè, né cibo, vado alla stazione e sul tgv, dove sono, a guarda il centro della Francia che scivola, ad ascoltare i podcast di Deeejay sonnecchiando, e a chiedermi come saranno,  quest’anno, i miei studenti di quaggiù.

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2 pensieri su “Se vi capita di rimpastare un governo

  1. la colazione al bar come la facciamo noi, infatti, andrebbe fatta patrimonio dell’unesco. anche a me è una delle cose che mancano di più, soprattutto quando ci ricasco e chiedo un “small cappuccino” e me lo servono in una tanica da 5 litri.
    sob.

    1. io qui il cappuccino neanche lo chiedo, che non serve a nulla! ma mi mancano più le brioches appunto che non caffè e cappuccini…

      [chissà se una risposta trentadue giorni dopo vale ancora… ]

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