Genova nera e bianca. Cacumine. Distanza.

Porte des Vacca

Chissà che giorno era, del 1907, quando Jean de Foville ha superato i monti (âpres ma cultivés) ed è arrivato a Genova. Chissà quando ha iniziato a fare le fotografie, chissà come lo guardavano, mentre lo faceva, nei vicoli così stretti che non ci passerebbe una carrozza (e infatti non ci passavano, Jean, e soprattutto non le macchine – o poche). Che poi non le avrà fatte lui, le fotografie per il volume Gênes della collezione Le Villes d’Art Célèbres (il catalogo delle città vi sorprenderebbe: 3 volumi per Roma, uno solo per Parigi, l’assenza di città italiane giustamente assenti ma che non è à la mode dire che ha un senso che non ci siano) dell’editore H. Laurent. Ma non importa chi le abbia fatte, che una volta di più l’autore è ininfluente.

E Genova era un’altra cosa rispetto a quella che è stata poi, rispetto a quella che era prima. Ma è anche la stessa cosa, lo sono le pietre, lo sono gli archi, lo sono – alla vista – le ruelles populaires (benché ormai costino, al metro quadro, più di quartieri pensati per essere altra cosa di quel che sono ormai), lo sono le piazze del quartier des affaires (che fa molto sorridere notare che è Piazza Banchi, dove ormai gli affari che si fanno…). Lo è perché Genova ha una sua immutabilità che è urbanistica, nel suo centro (al netto degli scempi, CheuillaPiccapria e tutto il resto, che una colonna infame sta perennemente a ricordare), morale (che è una sua forza) e pure economica e politica (che è il suo dramma).

Una cosa è però, guardando le foto di questo libro trovato per caso, è diversa ed è l’unico motivo per cui, in questo luglio che ha finalmente una temperatura adeguata, scrivo un post su questo libro. Quella signora là, col vestito nero, con la gonna gonfia, che sale per la via. La cosa più straniante nelle foto d’antan degli scorci che conosci sono le persone, le loro facce, come sono vestite. E chissà chi era, quella signora, che poteva essere la nonna di mio nonno (o forse la mamma: quanti anni avrà avuto una donna che vestiva così, nel 1907?). Era vedova, una donna che nel 1907 si vestiva così? Miliardaria no, non sarà stata, ma di che strato sociale era? Avrà parlato genovese, quello di sicuro, che mia nonna sbarcò a Genova nel 1915, a 5 anni, e diventò madrelingua zeneize. Non lavorava, probabilmente, o magari era una sartina, una besagnin-na. Sarà andata a fare il bucato ai troeggi, quelli di Madre di Dio? e magari ci dava l’azurin per fâlo vegnì ció gianco.

20130706_125922

Advertisements

8 pensieri su “Genova nera e bianca. Cacumine. Distanza.

  1. Oh…che post! Lo sai che sono nel mio…pochi giorni fa sono andata all’archivio fotografico del Comune di Genova, ho passato ore a guardare fotografie come queste, a pormi le stesse domande che trovo in questo post, a indagare cento facce di bambini e a chiedermi che vita avranno avuto da grandi.
    Vorrei avere questo libro, si troverà secondo te?
    Un post splendido, complimenti!

    1. Stavo giusto per scriverti un tweet di scuse per averti rubato il mestiere per un post 😉 A parte gli scherzi, non so se si trova: io l’ho trovato su ebay… magari dopo traduco il finale epico, in cui sale alla Madonna del Monte, guarda la città dall’alto e diventa solenne…

      Ma ti posso fare una domanda? sono io che sono disorientato dalla distanza, dal fatto che non ho senso dell’orientamento o dal fatto che son completamente tonto ma… per arrivare a Porta dei Vacca da via del Campo si sale!? non si scende!?

      1. Un tweet di scuse? Ma non scherzare, soo felicissima di aver trovato questo post sul tuo blog!
        Il libro dev’essere splendido, mi piacerebbe proprio trovarlo.
        Riguardo alla foto, hai ragione, verso Porta dei Vacca si scende ma se guardi bene la foto dev’essere stata fatta da un piano alto e questo a mio parere deve aver mutato la prospettiva..e comunque è una foto bellissima!

    1. Ciao, ciao 🙂

      Allora, in ordine alfabetico c’erano: Firenze, Milano, Padova e Verona, Palermo e Siracusa, Pompei (due volumi), Ravenna, Roma (tre volumi), Venezia.

      Direi che manca solo Napoli, ma magari è dentro Pompei, chi lo sa… Siena, invece, era « en préparation » ma credo che ormai l’avranno finita 😉

  2. il fatto che Genova fosse tra le happy few non mi sorprende: a parte l’ultimo decennio, in cui la Superba ha avuto nuovamente un piccolo riconoscimento come città d’arte, per moltissimo tempo nessuno se la filava in quanto luogo degno di una visita. Eppure, basta qualunque libro di chi in Italia faceva il grand Tour, per verificare come Genova fosse quasi sempre una delle mete previste. Meta secondaria e di passaggio, ma pur sempre riconosciuta.

    1. neanche io sono sorpreso, anche se c’è un paio di frasi nel libro che tradiscono proprio il fatto che nessuno se la filasse e cercano di convincere il lettore che la città ha molto da mostrare, anche se lentamente.

      Comunque, bisogna fare qualcosa.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...