Voti

Una intramuscolare trasferta angioina, oggi. Un TGV in ritardo di 25 minuti per generiche perturbations (25 minuti + un’ora e mezza), UNA SOLA interrogazione di recupero e poi quattro passi quattro in città,  delle aiguillettes de canard aux figues (non memorabili), un tentativo di saldi da Jules (fallito) e poi, alle 15h10 un TGV per Le Mans dove c’è la coincidenza per Parigi.

Mezz’ora,  la coincidenza,  e allora che fai? Esci e speri che la République abbia scelto di piazzare la stazione nel centro storico o, almeno, vicino a un rivenditore di rillettes. No, come sempre la stazione è in un terrain vague, tra kebab, tram e brutti ceffi.

 Esco, comunque sulla piazza (8 mai 1945, prevedibilmente) e seguo le frecce verso il centre ville, mentre cerco su google maps dov’è la cattedrale, giacché  nel paese da cui vengo io le cattedrali tendono ad essere garanzia di bella cosa da vedere (eccezione: Spezia) Troppo lontana, ovviamente, per una coincidenza di mezz’ora e dunque salgo, lentamente, per una via perché vedo che là c’è una chiesa e, nel paese da cui vengo io, le chiese nascondono a volte dipinti, luci, sculture o affreschi sorprendenti. Ma non è questo il caso e la chiesa, intitolata a st Joseph non è davvero niente di significativo.

Una statua di Giuseppe, chiaramente, di gesso recente e banale. Una statua di Maria, a sinistra dell’altare, anch’essa di gesso recente e banale. Un Antonio di Padova, mi pare, ma non ricordo più. Una parete di ex-voto a san Giuseppe. Mentre guardo le vetrate, recenti anch’esse, ma decenti, mi si avvicina una signora, evidentemente svantaggiata. Zoppica, trascina un piede e ha due euro in mano, mentre viene verso di me, e io penso che voglia soldi e mi secco preventivamente, perché il paese da cui vengo io si chiama pur sempre Genova.

Mi scusi, dice, lei sa pregare?Pregare? ecco una domanda che non mi aspettavo. La prendo per una critica per la mia espressione, evidentemente non abbastanza orante, per la mia faccia robespierriana. Mi scusi? le chiedo perplesso.
Sì, sa come si prega, quando si accende un cero?
Vuole le istruzioni, quindi, per parlare con dio. Mi sento in profondo imbarazzo, io che non prego più ma che comunque ero il primo della classe di catechismo. Beh, suppongo di sì…
Cosa si deve dire, allora? Tenerezza e una dolorosa impotenza per i problemi che avrà, per le cose che non so e non saprò. Le dico di dire un Padre Nostro, solo che non so come si dice in francese, il Padre Nostro, e solo un attimo prima di dirglielo in latino mi accorgo di quanto tridentino e fuori luogo sarebbe, e mi lancio in una improvvida parafrasi in francese frutto di un Prévert di tanti anni fa: Notre Père qui êtes aux cieux ma ometto il restaci.

E poi? Poi bisogna dire una cosa tipo “Prego per questo e per quello?” e io mi trovo a risponderle Non si prega necessariamente per ottenere qualcosa, come fossi un prete e non dei migliori. E lei mi ringrazia e mi sorride e mentre si trascina verso la statua della madonna, scelta mainstream e prevedibile, mi dico che forse sarebbe stato meglio un Je te salue Marie. Mi affretto all’uscita, che non posso perder la coincidenza, e proprio mentre apro la porta e la luce impietosamente estiva di quel pezzo di Francia, sento che inizia a mormorare un padre nostro. E penso anche che sono pronto a una svolta tolstojana al primo esame del sangue che registra il colesterolo un po’ alto.

 

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6 pensieri su “Voti

  1. So che dovrei dire qualcosa sulla bellezza bellissima di questo post, ma non ce la faccio, scusami.
    E’ da cinque minuti che contemplo ad occhi sgranati la foto della cattedrale di La Spezia, e non riesco a togliermela dalla mente.
    E’ orrenda.
    Ma che davvero?? :-S

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