Il bambino di Conflans

Una cosa bella che fa il mio nuovo cellulare non-più-apple è l’avvertirmi della provenienza delle chiamate dei numeri fissi che non ho in memoria. A che serve, vi chiederete, quante volte potrà servirti, incalzerete. Lo ignoro, et pourtant mi piace.

Poco fa, ad esempio,  mentre uscivo da una lezione in cui ho appreso che esiste gente che mette lo zenzero nelle lasagne, e mentre ascoltavo una pregevole compilation di successi francesi anni’80 (vi segnalo l’impertinente Big Bisou dell’impertinente Carlos) mi è suonato il cellulare, ho atteso e ho saputo prima di rispondere che la chiamata veniva da Conflans-sainte-Honorine. Ora, io ho un’allieva che abita là (posto splendido, mi dicono, alla confluenza – appunto – della Senna e dell’Oise) e pensavo fosse lei, anche se mi aveva detto che sarebbe stata in vacanza, questa settimana (quanto spesso sono in vacanza,  questi francesi!). E invece no.

C’est toi, papa? Con la voce più Piange-il-telefono che sia possibile, anzi più Le-téléphone-pleure. Eh no, si è sbagliato! Sì, ho dato del lei a un bambino di una manciata di anni ma capitemi: nessuno mi aveva mai chiamato papà in vita mia,  neppure per errore!  E poi qui danno del vous a tutti. E poi,  comunque,  sono più Modugno che Claude François.

Oh, je me suis encore trouvé un faux numéro!  dice il bambino con questa voce tenera e formale e adulta che deve avere pure un mio figlio. Non importa, figliuolo, a presto. Perché sì, ho detto à bientôt a un bambino che aveva sbagliato numero.

E allora mentre salivo in RER e pensavo al bambino di Conflans mi son detto che magari non è un bambino di Conflans, ma il mio figlio del futuro. O è il figlio che ho nella dimensione parallela in cui sono sénateur des Yvelines. Oppure, tempo e dimensione sono corretti ed è un bambino che ha perso il papà e che sta facendo tutti i numeri di Francia per trovarlo, come in Molto forte,  incredibilmente vicino.

Sì sì è proprio così. Buona fortuna,  bambino di Conflans, e fammi sapere com’è andata.

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26 pensieri su “Il bambino di Conflans

  1. E se invece fossi tu bambino dal passato? Certo non parleresti francese e non vivresti a Conflans ma magari un tu di un universo parallelo! Sarebbe bello. Mi sono sempre chiesta se la me bambina incontrasse la me adulta se le piacerebbe… Chissà…

    1. non ci avevo pensato, a un me del passato… però, per tornare alla tua quistione, credo che il Suibhambino sarebbe contento del Suibhnadulto… almeno, più di quanto era del Suibhadolescente 😉 e tu?

  2. Comunque vivere in un posto che si Conflans-sainte-Honorine prevede già una vita da romanzo, mica puoi essere banale se nasci in una località che porta cotanto nome.
    E secondo me sì, quello è il tuo bambino del futuro.
    Credo volesse avvisarti del fatto che neppure lui gradisce lo zenzero nelle lasagne 😉
    Bellissimo post!

    1. no dai, lo zenzero nelle lasagne no… lo usa per relever le gout del ragù… cmq ci sto, a mettere Conflans nella guida, ma prima devo andarci… dicono sia molto bello, quindi magari quando, nel 2015, tornerà il bel tempo potremo farci un’escursione!

  3. La prima volta che mi hanno chiamato mamma i bambini, a scuola, è stata un’autentica fitta felice. A volte la situazione e la fitta poi si ripresentano.

      1. Mi dispiace che sia più di quanto ti piace pensare, ma ti assicuro che: la tua verve e la tua ironia graffiante emergono bene in altri post; io tengo in alta considerazione tenerezza e malinconia, al pari della buona ironia, e oscillo volentieri tra questi due poli nelle mie letture. Perciò ho trovato molto bello il tuo blog, e forse anche per qualche affinità, nella scelta dell’avventura del dottorato (che però io ho appena cominciato) e nell’interesse per l’opera (a giudicare dall’azzeccato titolo della tua pagina di presentazione) e per poeti e cantori di cui pochi conoscono il nome (interesse che però tu coltivi in modo infinitamente più professionale di me).

        PS: Fleurs bleues? È un modo di dire francese o c’entra qualcosa Queneau, il cui romanzo ricordo più surreale che malinconico?

        1. Ma no, ma no scherzo! Va benissimo malinconia e tenerezza 😉

          Fleurs bleues vuol dire più o meno romantico alla Liala (o alla Harmony, per dire) ma pure lì, scherzavo!

          Quindi, dottorato? In cosa? Grazie per i commenti, fatti risentire eh!

          1. Grazie per la spiegazione! 😉

            Dottorato in ingegneria elettronica. Ma cerco di ritagliarmi sempre i giusti spazi per coltivare le mie passioni per la musica, la storia e la letteratura. E ultimamente sono alle prese con manoscritti trecenteschi e Minnelieder in medio-alto tedesco (che cerco disperatamente di decifrare) allo scopo di documentarmi per un romanzo…

            1. Mi fa sempre un po’ ridere che gli ingegneri si sentano in dovere di giustificarsi: “sono ingegnere ma leggo, eh?” 😉

              Buona perlustrazione mittelhochdeutsche , allora!

              1. Ah, sì? Io non ne conosco molti che si sentano in dovere di giustificarsi. 🙂 Anche perché, se anche si limitassero a leggere soltanto lo stretto indispensabile per la loro professione, ne avrebbero comunque parecchio.
                Era solo per dire che le ragioni del mio particolare interesse per certa letteratura non discendono da necessità di studio, ma da una passione privata (ehi, sembra la parodia di un romanzo di Fenoglio).
                Proprio non capisco perché troppi letterati ce l’abbiano incomprensibilmente con gli ingegneri e troppi ingegneri bollino la letteratura come roba inutile; così io mi trovo sempre esposta al fuoco incrociato.

  4. Concordando sul fatto “tenerissimo e malinconico”, io mi vedo tuttavia costretta a intervenire perché, aehm… io l’ho fatto. Cioè, non l’ho fatto: me lo son visto servire a tradimento; io avevo ordinato un piatto di pasta al ragù, e mi hanno portato un piatto di pasta al ragù in cui il ragù era CHIARAMENTE arricchito con cannella e zenzero. (Più cannella che zenzero, in verità).
    Lo so, fa accapponar la pelle.
    Ma un ragù più buono di quello io non l’ho mai mangiato in vita mia, lo giuro. Non ho mai provato a rifarlo a casa perché ho paura di sbagliare le dosi di zenzero e cannella e far venire fuori una cosa disgustosa, ma com’era in quel ristorante era – giuro – delizioso ogni oltre dire. True story.

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