Illustrissimi eroi italiani (visti dagli incolti)

Ho tollerato, stamattina, che il primo ragazzino mi parlasse del grande attore italiano Luciano Mastronardi, che quando Mastroianni è morto, lui non era ancora nato. Ho tollerato l’esploratore Marco Paulo, ho  tollerato il papo (che papa non fosse abbastanza virile?), sentire che Galileo era un esploratore e che Eppur si muove vorrebbe dire “Se vuoi,  puoi farcela”. Ho tollerato che i giovani d’oggi si presentino alle interrogazioni con la camicia sbottonata fino allo sterno.

Ho iniziato a cedere sullo Stato pontìfico, sul regno delle Tre Sicilie e sul fatto che Garibaldi aveva “due compagnoni: Massini (!)e Camille il conte di Cavour”. Ma quando quella che si chiama come un’eroina shakespeariana ha detto che “i Mille erano le camicette di Garibaldi”, come se l’eroe dei due mondi fosse Enzo Miccio, ecco no: lì mi sono indignato.
E ho riso.

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17 pensieri su “Illustrissimi eroi italiani (visti dagli incolti)

  1. per la tua cultura generale ti segnalo che papo anzi paaapooo è,, per i bimbi francesi, il suono della sirene dei pompieri etc. ( almeno pe ri bimbi dell’asilo di CM) . Cosi’ giusto per fartelo sapere, al prossimo che te lo fa hai una scusa in più per ridergli in faccia

  2. una mia cara amica per sbarcare il lunario ha insegnato italiano in centroamerica. Classe “avanzata”, in teoria. Presa dalla disperazione per la svogliatezza degli studenti, ha cercato di “tirarli in mezzo” con la cucina italiana, le ricette regionali, insomma cibo&paesaggi. Alcuni giorni dopo pone la domanda “Immagina di essere stato in italia… dove sei stato? Cosa hai visto?”.
    Al mare, le risponde uno studente.
    Lei senza perdersi d’animo: “Va bene, e cosa hai mangiato?”
    Risposta lapidaria:
    “Panino.”

    sic transit…

  3. no, ma sono terribili! io avrei già fucilato il primo, figuriamoci quello di galileo alla “saranno famosi”.
    forse alla fine è un bene che non abbia l’abilitazione all’insegnamento alle superiori.
    leggendo quello che scrivi tu, mi viene in mente il mio povero professore di filosofia e storia: ora capisco perché avesse quell’espressione perennemente afflitta e ci dicesse “la vostra memoria storica è come un terribile porto delle nebbie”, e mi spiace non aver studiato di più allora.

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