La biblioteca della cucina

Nei miei sogni prospettici, quelli in cui ho una grande casa in cima al mondo, con una grande terrazza urbana e il basilico che cresce, delle grandi finestre e molta luce, una cucina adeguata ed attrezzata (non mi serve più la mezzaluna, invece), le stanze non hanno pareti. Nel senso che sì, vabbè, è ovvio che ci sono le pareti, che non son tipo da loft (e nessuno presente a se stesso lo può essere) e neppure un pazzo da canzone di Brel, ma sono coperte di libri, a tappare tutti gli spazi.

Soprattutto, è quello che pensavo oggi mentre corricchiavo quasi influenzato dal portinaio a ritirare il pacco appena giunto da amazon, vorrei una libreria in cucina, una bella libreria un po’ massiccia di legno, in cui mettere tutti i libri di cucina che riesco a permettermi (grazie Gibert Joseph per le pecette gialle e grazie amazon per i libri neuf et d’occasion à partir de…) , quelli che mi hanno regalato (ancora e sempre grazie, Csaba, per Summer Holidays) e quelli che ho rubato (ancor più grazie, mamma, che ti fai rubare i libri quando passo da casa).

Ma soprattutto, perché se avrò quella casa potrò spendere, per conservare il libro sulle trippe e le interiora che ho visto l’altro giorno, quelli dei food writer della Luxury Books e l’intera collezione dei libri di cucina di chez Phaidon: quello sulla Toscana, quello sulla cucina greca o libanese, quello su come cuocere le uova, quello – che uscirà – sulla Sicilia. La collezione, tanto per dirvi, è iniziata oggi perché la mia corsetta dal portinaio pregustava Vegetables from an Italian Garden che è appunto il mio primo libro Phaidon acquistato con il 50% di sconto su amazon. Trattasi di un estratto vegetale del Cucchiaio d’argento (che è uno di quei libri a cui son affezionato per ragioni che già vi spiegai ma che attualmente costa troppo e mi rifiuto di comprarlo in francese benché costi la metà) e ne sono molto contento e fiero. Non tanto per il contenuto, di cui non so ancora dire niente, quanto per la veste editoriale, le fotografie (la mano col carciofo di pagina 27, la serra invernale di pagina 356, l’insalata riccia co fagiolini e ribes di pagina 175), le fettucce segnalibro (una per sagione) e, insomma, l’apparenza.

Ma approfondirò, proverò a far qualcosa in questi giorni o nei prossimi e lo so, ne rimarrò entuasiasta. Certo, avrò bisogno, ogni tanto, di traduzioni, perché è solo cinque minuti fa che ho scoperto che skate stock in inglese è il brodo. Certo, avrò bisogno di presenza di spirito per convincermi che il parmigiano non diventa cattivo solo perché nella ricetta lo chiamano Parmesan cheese.

Certo, avrò bisogno di tempo, ma intanto trovo tutto molto bello.

Ora, però, che son mezzo influenzato e sto a casa e stasera c’è Sanremo (mi han chiesto un post, su Sanremo, ma non li faccio più i post su Sanremo e, di sicuro, non ora che ho sentito sette canzoni eliminate e sette canzoni in gara ma non ancora le altre in gara e, insomma, è un po’ un pasticcio capirci qualcosa ma forse poi…), faccio una doccia e inizio a fare il minestrone che, stasera, minestrone genovese.

Che sempre verdura è, mr. Phaidon.

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9 pensieri su “La biblioteca della cucina

  1. Ma non sai quanto pure io voglio una libreria in cucina con tutti i libri di cucina! Io ho avuto la fortuna di riuscire a comprarne un bel po’ scontatissimi ultimamente. Il problema poi è riuscire a cucinare qualcosa di quei libri… Tra il tempo che manca, la stanchezza che impera e la mancanza cronica di qualche ingrediente fondamentale non riesco quasi mai a combinare nulla. Ma questo sulle verdure sembra proprio bello bello!

    1. ah sì? che libri hai trovato? dove li trovi, soprattutto!?

      quello sulle verdure è bello ma continuo ad avere perplessità sull’inglese lingua culinaria, è un mio limite serio…

      1. Principalmente alla Ibs. Un po’ di tutto. Uno di Jamie, Marta Stewart, uno in francese di piccola pasticceria, Cucinare a fuoco lento (lussurioso! Lo adoreresti!) et similia…

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