Di lunedì

Dall’origine dei tempi, dai compiti in classe alle 8 di mattina alla lezione di catechismo, da Garfield ai Boomtown Rats, si ha tutti una certezza, almeno una, nell’affrontare il mondo: il lunedì fa schifo.

Si odia, il lunedì.

Perché è semplice e un po’ banale dire “Ah, come mi stimolano gli inizi! Ah, quando inizio una cosa nuova, io!“, ma poi tutti – quando siamo onesti – odiamo il primo gennaio e il lunedì e amiamo, oh quanto è bello!, languire e far passar le cose, tipo la domenica primo pomeriggio (non la fine del pomeriggio, né la sera che Max Pezzali ce l’ha spiegata com’è brutta /anche se ormai il calcio in tele non è più solo da weekend/).

Il lunedì mattina è irritante, dunque, anche e soprattutto quando devi andare a Trappes (che è ormai un po’ la vostra seconda patria) e fuori c’è meno duecento, credo, e devi alzarti presto e starai tutto il giorno là e dovrai anche passar molto tempo all’aria aperta e ci sono meno tre, quattro, cinquecento gradi.

20130114-110958.jpgPerò poi a volte prima di uscire dal piumone vedi scorri col dito le mail e ne vedi una di due minuti prima che ti avverte che la lezione delle undici è saltata e che la prima lezione che hai è alle due. E lì per lì non ci credi e ti dici che forse sbagli non è la lezione di oggi che è saltata ma sì: il 14 è oggi. E vedi due sms dell’allievo delle undici: uno che dice Posso ti chiamare? e uno che dice che suo figlio ha la febbre (i figli con la febbre sembra la giustificazione che, i trent’anni passati, sostituisce motivi di famiglia). E sentite, alla fine puoi sorrider sornione, rimboccarti il piumone, girarti pancia sotto (che quando dormo ancora un po’, dormo pancia sotto) con le braccia sotto al petto e il cellulare con una nuova sveglia sotto il cuscino (metti che poi non la senti) e riaddormentarti ancora per un po’.

E poi svegliarti, con calma, farti un tè, rimetterti a letto e la rassegna stampa, oggi, farla così e non sul transilien N.

La settimana del 14 gennaio 2013 cominciò bene, per il nostro eroe.

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17 pensieri su “Di lunedì

  1. Il y en a qui ont de la chance… il mio lunedi’ è cominciato in un RER A stipato all’inverosimile, giornata in banlieue a Champs sur Marne, ritorno in RER A, che si è fermato a Bry sur Marne con le porte aperte per buoni 5 minuti… ovviamente aveva cominciato a nevicare. nevicava nell’RER. poi nevicava anche nella 6, con le porte chiuse (vabbè, nevica sempre nella 6). poi è finito con una bella tempesta di neve dalla metro a casa. comme quoi… 😦

  2. Meno duecento gradi proprio no! Che sia lunedì o domenica poco importa. Meno duecento non si tollerano qualsiasi giorno della settimana! Qualsiasi numero ci sia dietro quel meno mi sento di rifiutarlo. 😦

    1. ma no ma no, non meno tantissimo. Meno uno, circa. Prima, quando ero a Sucy ad aspettare l’RER nevicava a fiocconi di neve nevosa, ma qui, in città, non nevica e piovasca. Meno uno, diciamo, sì.

      Si regge, sarà peggio.

  3. Tell me why, I don’t like Mondays

    Quest’anno, per farmi riprovare l’ebbrezza del liceo, mi hanno messo a fare il tirocinio al lunedì alla prima ora. Era un trauma che non provavo da anni, e che la mia nuova residenza ha colorato di un nuovo gadget: la pedalata in bici sottozero e con la nebbia. Ah.

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