Sembra di stare in guerra, a Trappes, lungo strade dove forse nessuno ha camminato mai

Nebbia francilienne

A Trappes insegno in due aziende italiane che hanno sede là, entrambe nell’indotto della Grande Industria Italiana. Quando il lunedì mattina, dunque, scendo dal transilien N (della cui atmosfera tutto sapete) assieme a decine di persone assonnate e appannate dalla nebbia francilienne, mi traslo, come tutti loro, alla fermata dello Sqybus 415 per andare verso la zona industriale.

Che Trappes in sé, non farebbe cagare. Solo che Trappes in sé quasi non c’è, son cinque case, son una chiesa, e tutto il resto è casacce. Non casermoni, casacce (capita spesso ai posti dove c’è rue Stalingrad, ahimè, che i poveri erano comunisti).
Trappes è il ventinovemilaottocentocinquesimo comune (su 30.697) di Francia per reddito.

Il grosso di Trappes, però, o per meglio dire: il grosso della Trappes che vedo io, però, è industriale.
Capannoni, tir, camion.
E  quando scendo alla fermata che si chiama come un importante fisico italiano e percorro le poche decine di metri che mi separano dalla controllata della Grande Industria Italiana, scendo nel nulla e cammino nel niente. Solo capannoni, simboli di macchine o insegne di grande distrubuzione – Renault ma pur Domino Pizza e, più avanti, c’è odore di pane, che fanno le baguette precotte che comprate da Monoprix quando è tardi e il panificio è chiuso – e poi camion che passano o son parcheggiati, e fermate di autobus deserte che paiono sospese in un racconto della Ghisolfa.

Perché Genova è una città moderna e industriale, come dice Maggiani, che non è diventata (non vuol diventare? non sa diventare?) contemporanea e terziaria. Perché io sono anche andato agli attivi della sezione lavoratori di quel partito che c’era una volta (non quel partito là, neanche quello dopo: era già il terzo e ultimo), anche se avevo la faccia di quel balin mandato dalla federazione. Però io l’industria non l’ho mai davvero sfiorata, la sfioro qui, in minore, nel dipartimento delle Yvelines, dove ci sono Versailles e Saint-Germain-en-Laye ma pure Trappes e Les Mureaux.

Davanti al cimitero di Trappes non si parcheggia

Sembra di stare in guerra, a Trappes. Non incontro nemmeno una donna e tutti i miei studenti, esatto opposto del solito, sono maschi. Non incontravo nessuno (ma se incontravo, erano maschi) nel breve percorso dalla stazione al centro di formazione, che costeggia il cimitero.

Non incontro nessuno, e a maggior ragione, durante il mio spostamento tra una partecipata della Grande Industria Italiana e l’altra. Non incontro passanti, non ci sono neppure i marciapiedi, perché queste strade, come l’America, sono fatte per passare in auto, a grande velocità (qualche settimana fa è passato un camion pubblicitario che reclamizzava il più grande spettacolo di otarie del mondo! e io mi chiedevo chi ha fatto questa scelta sbagliata, pubblicizzare otarie in un paese deserto dove ci son solo camion ed ci sono io, che delle otarie me ne contrefous) e non per passeggiare.

E cammino per strade senza il marciapiede, dove forse nessuno ha camminato mai

In queste strade senza marciapiede, devi camminare sulla carreggiata – ma è pericoloso, don’t try this at home! – o sull’erba ai lati della carreggiata, che è quel che faccio io, calpestando erba, terra smossa chissà perché, umidore.

Camminavo, ieri, per ingannare il tempo, seguendo un itinerario consigliato dal mio iPhone, che diceva: Là, là in fondo c’è un bar, potrai trovare un panino (vi annuncio che no, quel posto là sarà chiuso, deserto, abbandonato, come è tutta Baltimora, secondo un documentario dell’altro giorno).

Camminavo, a testa un po’ bassa, ben al riparo sull’erba e le foglie, con le cuffie in testa che rimandavano podcast e canzoni random, e pensavo che forse sono il primo che ha camminato per questa strada, che non ha marciapiedi perché non serve camminare qui, non si va da nessuna parte, se continui a camminare qui, da nessuna. Si passa davanti al niente, niente.

Al massimo qualche albergo, per chi ha sbagliato strada (come quando finisci da Norman Bates o dai genitori di Walter di Freedom di Franzen) o per chi deve passare due giorni a Trappes per lavoro. Si passa davanti al deposito delle carrozze SNCF e RATP. E passano i camion, mentre tu passi.

La terrazza

Quando ho deciso che non avrei mangiato fino alla fine della lezione delle 14, dopo aver virato verso la stazione e lambito il più triste edificio del creato, che ospita una chiesa evangelica, è successo quel che capita, a dispetto del proverbio: non cercavo più da mangiare e l’ho trovato. O meglio: ho trovato un prefabbricato azzurro-verde acqua e il nome un po’ scrostato sulle tende amaranto Ristorante – Bar – Brasserie – Si gioca al lotto – Plat du jour à 9 euro.

Il prefabbricato è grande, a presagire un ristorante ampio, ma è triste depresso deprimente. Se entro, cosa chiedo? se entro e non è il posto che cerco? Chi ci mangerà in un posto così?

Ed entro, chissà che ci trovo dentro.

La prima donna della giornata, da quando son sceso ore fa dal transilien, una cameriera anziana (anziana, no…) e un po’ sfatta che avresti trovato da Mel’s. Perché entro in uno spaccio autostradale del Midwest, dove i camionisti bevono birra tra una consegna e l’altra e i clienti hanno i pantaloni sporchi di calce perché lavorano.

Al bancone, commessi viaggiatori solitari che bevono un rosso e leggono le corse ippiche (sì, in Francia c’è l’ippica) o grattano un biglietto della lotteria vicino alla macchina del lotto. Chiedo al ragazzo dietro allo zink (sarà più giovane di me, biondo slavato) un jambon beurre, chiede se lo voglio portar via, dico di sì, lui chiama la cameriera anziana e un po’ sfatta – occhi truccati male, tinta fino ad un certo punto, rossetto fuxia, pinza per capelli – che è sua madre.

Io penso alla cuffia arancione che ho appesa al collo e un po’ mi vergogno, pago tre euro, prendo il panino e guardo il prosciutto e i suoi aloni verdastri.

Sembra di stare in guerra, a Trappes
Annunci

18 pensieri su “Sembra di stare in guerra, a Trappes, lungo strade dove forse nessuno ha camminato mai

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...