Di una rentrée, ovvero: Qui, Quo, Qua e Inga

Mi fa un po’ strano, scriverlo così, subito dopo un post in cui ero al mare e un post in cui ero appena tornato in Italia. Mi fa un po’ strano perché sono partito per Genova con l’idea di scrivere qualche post per l’estate, tanto per restare presente, avevo anche deciso di fare tre rubriche, il lunedì, il mercoledì e il venerdì, con una ricetta, una canzone che non conoscete ma dovreste e una fotografia. Volevo farlo, eh, mi piaceva l’idea di farlo. E invece no, perché poi in vacanza succede di tutto, dalle Olimpiadi, alle acciughe fritte, dai biglietti regionali dei treni ai barbecue, dalle Cinqueterre a Santa Maria di Castello, il pomeriggio prima di ritornare, sgattaiolato tra una fessura del portale, e un prete vestito liturgicamente di bianco (di bianco? ma cosa è, Pasqua!? e invece no, che era solo la Madonna della Guardia) mi dice “Le faccio fare un giretto, ma rapido che poi devo chiudere” (e io il giretto breve non volevo farlo, volevo andare a salutare il porto e Giusto d’Alemagna, ma poi l’ho fatto, perché alla disponibilità altrui va fatto onore).

E mi fa un po’ strano, oltre per la distanza e i progetti disattesi, perché in quella foto il cielo era superbo e invece io oggi ho il maglione di lana. Ma questa cosa, la dico solo perché se è vero, come mi ha detto la signora della torta di zucca sabato, che la Francia è un paese di râleurs, figuratevi un genovese che sta in Francia da tre anni! Ma non importa.

Ieri è stata la mia terza rentrée all’università e, visto che so che ci tenete a sapere chi mi passerà tra le mani a gennaio, vi informo delle novità. Quest’anno mi hanno cambiato di aula, si vede che quella degli altri era troppo grande e – in effetti – un po’ lo era. Se fosse un albergo o un centro di formazione in cui le stanze hanno nomi (e quanti ce ne sono, miei cari! il lunedì pomeriggio io di solito insegno in Renoir o in Monet, qualche tempo fa insegnavo in Saturne e ho insegnato anche in Dalì, che non mi ha mai detto niente tra l’altro, lui), l’aula dell’anno scorso si sarebbe chiamata betulla e quella di quest’anno mogano. Per dirvi che c’è legno scuro dappertutto, ma fa serietà, io credo.

Anche se l’aula è più piccola, le due prime file restano comunque vuote a conferma che è riflesso automatico (come tossire o pararsi le palle se cercano di darvi un calcio) non sedersi davanti al professore. Anche se vi vedo pure se siete in quarta fila, se sbadigliate. Nelle ultime file ci sono sempre le persone più brillanti nella vita e meno agli esami, a imperitura conferma di quel che sappiamo. E ho già deciso chi mi sta sul cazzo.

Quel che è importante, a parte tutto, è che sono già cominciate le grane perché non ho Clam Chowder, non ho Wiener Schnitzel ma ho ben quattro teutoni che mi hanno approcciato prima ancora di cominciare il corso e mi hanno detto, in coro come fossero state Qui, Quo, Qua e Inga: Non so se seguiremo il corso, vediamo se ci piace.

Che poi uno dice l’ansia da prestazione. E una di loro si chiama come un generale degli Afrikakorps.

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20 pensieri su “Di una rentrée, ovvero: Qui, Quo, Qua e Inga

  1. …ma a Santa Maria di castello hai fatto il giretto? ma lo sapevi che anche loro sono domenicani? (oltre che esser i padroni della mia dimora genovese ma questa è un’altra storia)…chissà, sarà stato P. Mauro O.P. o P.Giovanni O.P…..se aveva l’aria tonta era di sicuro P.Paolo O.P…..se era paffuto come solo un frate sa essere era senza dubbio l’unico di cui non conosco il nome………..beh lasciamo perdere queste facezie….buon rientro…o rentrée se proprio preferisci….. e per parlar di insegnamento ti do motivo di crasse risate (grasse avrebbe ricordato troppo il suddetto frate) confessandoti che martedì mattina io pure inizierò ad avere davanti a me una classe….per la verità son giovani più giovani trattandosi di liceali e ovviamente insegnerò inquisizione…. ma, nonostante tutto ciò, sappi che sei uno dei prof da cui vorrò trarre qualche ispirazione….mi consigli di cercare già martedì di comprendere chi mi starà sugli zebedei?? 🙂

    1. guarda, visto che insegnerai inquisizione senza averne gli strumenti, ti consiglio, innanzi tutto, di sopravvivere 😉

      a parte le sciocchezze, sì cerca di capire chi hai davanti e preparati a dover cambiare quel che vuoi fare a seconda della loro risposta… coraggio e mi raccomando: non fare vedere harry ti presento sally ai ragazzi, come faceva il mio prof di religione!

      (e comunque credo fosse quello paffuto, il prete di santamariadicastello)

  2. Per farle scappare subito a gambe levate, potresti provare a chiedere loro come si sentono quando giocano a videogiochi in cui si devono uccidere i nazisti (cit.)

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