Per caso e serendipità. Storia di quest’anno e dei dolci di periferia.

Sono stanco, in questo momento. In questo momento dell’anno ma anche in questo momento specifico, il giorno prima di partire per l’Italia, dopo un anno di giri vorticosi per l’Ile-de-France (e la valle della Loira) ad insegnare a gente. Mi ha stancato, questo 2012 bisesto (che sarebbe stato bisesto anche se questo fosse l’anno 220 della Rivoluzione e quindi non posso far la colpa al primo Impero o alla Restaurazione come vorrei).

Sono mesi che vorrei scrivervi, ad esempio, la classifica dei posti assurdi in cui sono finito a insegnare, da saint Ouen, dove ti chiedi chissà siamo qui per volere di chi?, a Trappes o au Bourget, dove capisci subito perché i tornelli della RER non sono neppure attivati. Ho sempre rimandato perché, appunto, un po’ ero stanco e un po’ ero pigro.

Ero stanco, ad esempio, le mattine di martedì, presto e gelido, a Massy. O i venerdì a pranzo a Ivry. O sui TGV verso la Maine, dopo aver fatto 31 esami la vigilia dell’Epifania. Ma ero anche molto contento e soddisfatto, quando mi hanno preparato una torta di zucca (un po’ meno quando mi invitavano a buttare il salmone nell’acqua). Ed anche quando abbiamo finito di leggere Io non ho paura o quando uno studente, un pazzo in verità, mi ha chiesto delle precisazioni dopo una lezione (un po’ inquieto quando mi dicevano che da loro Berlusconi mai! che pure noi l’avremmo detto, quando la gente votava Arnaldo Forlani).

E sono stato davvero, davvero felice le due volte in cui sono entrato per caso e serendipità da due fornai, uno a Sucy-en-Brie e uno a Saint-Maurice (entrambi nel Val-de-Marne, che è come dire che prendi la RER e vai a sud est) e ho trovato quel che cercavo da sempre: un bigné alla crema e un krapfen che io avrei voluto alla crema ma era vuoto ma va bene uguale, eh, va bene! Ricorderete: qui mi mancano la focaccia, i capperi, il polpettone, un basilico decente e le brioches con la crema, soprattutto nella variante bigné alla crema e krapfen alla crema o – come si dice qui cambiando le carte in tavola – éclair e beignet.

Una volta – ed è l’epifania prima – ero in anticipo, sulla piazza di Sucy, e l’autobus per Noiseau sarebbe comunque partito dopo venti minuti. Che fai, a quel punto? entri in panificio e vedi che là, tra gli éclair al cioccolato e quelli al caffè, ce n’era uno glassato di bianco, a due euro e dieci, e ti dici che è il caso di provare e poi quasi piangi, seduto sulla panchina ad aspettare il bus, per quanto è buono e inatteso.

E poi invece un venerdì mattina sei a Saint-Maurice (che è un posto bislacco dove ci sono pure le lumache per le strade) ed è spuntato dopo mesi il sole (sarebbe durato poco, hélas) e vuoi fare una passeggiata verso la RER che poi devi andare in BnF a metterti tristezza da solo. E passi davanti a un bulangere marocchino, che sta allestendo tutti i dolci che inizia il Ramadam, e vedi che c’è pure un krapfen e costa un euro solo e lo prendi anche se lo sai che probabilmente sarà unto e bisunto e schifoso ma tanto…. E lo azzanni e crocca lo zucchero sotto ai denti ed è il krapfen che volevi e che è triste che sia l’ultimo tuo giorno a Saint-Maurice.

Se non fosse che non è mai triste l’ultimo giorno di lezioni a Saint-Maurice, se è davvero l’ultimo.

Ad ogni modo, io domani mattina all’alba parto per l’Italia. Forse mi farò sentire.

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17 pensieri su “Per caso e serendipità. Storia di quest’anno e dei dolci di periferia.

  1. Anch’io una volta mangiai un rarissimo éclair alla vaniglia, molto molto buono.
    Buon viaggio e buone vacanze.
    Ti attendiamo alla rentrée, sperando che tornerai carico di cose buone liguri (panissa: chi vuol capire capisca.)

  2. sono commossa anche io. anche a me mancano tanto le brioches con la crema. i krapfen con la crema non li vedo da anni, e mi mancano un sacco anche i cannoli. quei bei cannoli genovesi con la sfoglia ben cotta, poco dolce, e la crema che scappa da tutte le parti.
    e dire che qui fanno dei buoni dolci, eh, ma con le brioches c’azzeccano poco.
    i krapfen hanno SOLO la marmellata di albicocche, quando ne trovo uno vuoto mi sembra pasqua e natale insieme.

  3. Ma davvero in Francia non ci sono le brioche con la crema?!
    Che sorpresa: io (che non ho mai messo piede in Francia in vita mia) ero convinta che… boh: in Francia abbondassero le brioche con la crema! Tutti i termini per indicare ‘ste cose (brioche, croissant) sono francesi, vuoi che i Francesi non ce le abbiano?!
    Ma che buffa cosa 😐

    Buon ritorno, buone mangiate!

      1. Ma mi sembra talmente ovvio, riempire una brioche con la crema… :-S
        Come la usano la crema, in Francia? E cosa ci mettono dentro alle brioche: solo marmellata e cioccolato?
        😐

        1. non ci mettono nulla e anzi, pare un po’ eretico metterci dentro le cose… vedi, è per questo che ti consiglio di andare un po’ in vacanza all’estero 😉

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