Una terrazza in città

Da qualche giorno, da quando son tornato in Italia, forse, e ho visto i programmi di Alice o da quando è tornato un po’ il caldo, da queste parti, e ho sentito che esiste la primavera e pure l’estate o da quando ho visto i suoi twit da una piscina nel sud della Francia, non saprei comunque da qualche giorno ho pensato che alla fine, tutto sommato, la vita in una piccola città di campagna sulla costa nord del Mediterraneo in cui si parla una lingua romanza che non sia lo spagnolo beh, potrebbe essere una bella vita.

Anche una masseria in una campagna non troppo lontana da un centro urbano e dal mare, dentro la Corsica non troppo interna o in Sicilia. Sono arrivato, pensate, a desiderare un orto in cui coltivare carote in quantità, io che non mangio carote, che non so come si zappa e che siamo sinceri: non potrei mai zappare con le braccine che mi ritrovo. Ma quella lo so: è colpa di Jamie Oliver che le ha fatte al forno e mi son parse buone (ancorché abbondasse di sale). Son arrivato a pensare, figuratevi, che vorrei un bed&brekfast, un agriturismo, una cosa del genere purché connessa a internet e non troppo lontana da un posto dove c’è un cinema, una libreria e una biblioteca.

Mi ci sono anche immaginato, a fare il caffè la mattina e a riempire bricchi bianchi e blu, a fare le marmellate, a rispondere alle telefonate dei turisti tedeschi – ho anche scaricato l’assimil di tedesco che non mi ricordo più niente – emettere fatture, discutere con i lavoranti con un polso sulla fronte mentre c’era il sole caldo e le cicale frinivano e la sera venivano schiere di amici a cenare e a bere e a mangiare.

Però poi no, siamo sinceri, non potrei e bastava fare attenzione a tutti i limiti e gli a patto che di cui infarcivo le mie ipotesi assurde per capirlo. Agricolo e rurale non ci si improvvisa e io sono urbano da generazioni e voglio avere i supermercati, le librerie immense, 200 sale cinematografiche perché ogni tanto cerco il latte di cocco alle otto di sera, voglio un particolare libro sulle icone russe e di Avengers non me ne frega un cazzo. Una terrazza, magari, quella sì la vorrei, ma in città.

Quindi non sono ancora rincoglionito e non sono ancora diventato come quelli che dicono tutta la vita “Ah, se potessi vivere in campagna!” e non lo fanno mai e si incartapecoriscono.

Ma potrei diventarlo quindi tenetemi d’occhio e rilinkatemi questo post, se ce ne fosse bisogno.

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31 pensieri su “Una terrazza in città

  1. Anche io pensavo che “zappare mai!”, o “sono un cittadino!”, poi sono finito a 15 kilometri da una cittadina di 150.000 abitanti. Ci sono un po’ di sale, un sacco di biblioteche (con prenotazione online dei libri), ci sono supermercati grossi, e si trova persino il latte di cocco, oltre ad un cinema d’essai. Le carote non le ho piantate, ma fagioli, fagiolini, porri, insalata, piselli e fragole, quelli sì. Faccio la marmellata, ma anche i chutney. E quest’inverno stavo quasi per diventare vegetariano per colpa di Hugh Fearnley-Whittingstall (se non sai chi è googolatelo!)

    1. beh però non fai lo zappatore di terra di professione, sta tutta là la differenza! e poi comunque guarda, io ti ci vedo a zappare la terra, tu mi ci vedi, sinceramente?

  2. Neppure io senza cinema e librerie e negozi aperti quasi sempre potrei stare! Eppure anche io sogno la campagna ma forse come progetto per la vecchiaia, magari… Ma l’orto quello sì che lo voglio! Quando finalmente avrò questo cavolo di giardino… E le carote di Jamie adesso me le vado a vedere perché quando lui cucina mi vengono gli occhi con le stelline stile Candy Candy! E comunque ‘sto post te lo linko, non ti preoccupare. Mo’ me ‘o segno 😉

    1. guarda, per me il problema è più la varietà di cose che ci trovi che l’orario di apertura… ad ogni modo, vai a vedere le carote di Jamie, erano su gamberorosso qualche giorno fa 😉

  3. Guarda, io il giardino con annesso orticello ce l’ho, nel bel mezzo della citta’,eppure non ci vado quasi mai; tutto quel terriccio che sporca ovunque,gli insetti che popolano il suolo,vuoi mettere un bel terrazzino? Magari agli ultimi piani;niente orto, quando esistono i supermercati. Il mio compagno invece e’ cosi’ fiero di curarlo,ogni tanto mi chiede di andare a vedere cosa ha seminato,ma io gli do ben poca soddisfazione,non ci entro, ho paura dei ragni, che quelli si sa, stanno in ogni dove.

      1. in effetti il baxaico’ veniva solo quando eravamo nell’altra casa col terrazzino!e cmq ora lui ha appena insistito per farmi vedere quello che ha appena piantato,pomodori fagiolini,cetrioli e chissà che altro. Tutto bello ordinato,ti mandero’ una foto,cosi’ almeno verra’ apprezzato da qualcuno.

  4. io volevo mettermi una gallinella libera sul terrazzo, o darla in affido al pollaio di un mio vicino di casa medico, ma poi ho lasciato perdere. Mi affeziono agli animali e sarei sempre stata in ansia per la sua salute. Se però devo essere sincera l’opzione della foto mi attira di più che l’orto dei vecchietti davanti a casa mia. Orto che costoro non condividono con nessuno nemmeno se li paghi! bastardi!

  5. io sono quella che twitta dal sud della Francia, io nel petit village ci sono arrivata non per scelta. Pur non zappando la terra, pure essando molto vicono a Montpellier continuo a pensare che avrei preferito un appartamento terrazzato in città ma visto che ci sono adesso ne godo i vantaggi :-)h

  6. Se riesci a procurarti il posto, noi mettiamo a disposizione un paio di braccia per zappare ed alcune competenze teniche in relazione all’ortocultura e nel mio piccolo amministrative.

  7. da me ci sono 70.000 abitanti, le montagne, le vacche, un cinema d’essai che fa quasi solo film che non mi interessano, un multisala che fa quasi solo roba da truzzi, una biblioteca piccolissima dove non ho mai messo piede per non deprimermi e una sola catena di librerie che ha sempre la stessa roba. il problema è che non mi piace leggere tedesco se non saggi di alcuni argomenti precisi, io vivo di romanzi in italiano o al massimo in inglese.
    se voglio posso andare a zappare (ti posso assicurare che dà un’immensa soddisfazione!), a fine estate avremo gli zucchini, è tutto molto idilliaco. da quando viviamo qui siamo più sani e pazienti, il pupo viene su robusto e roseo e non solo conosce i nomi di tutti gli animali da fattoria e molti insetti, ma li ha anche visti dal vivo.
    però il cervello ci ammuffisce, sia a me che al consorte, e capiamo che forse, in fondo, siamo doch tipi di città. forse da limitare della città, comunque la campagna ci sta un po’ stretta, come un paio di jeans che ti fanno un bel culo ma poi non si chiude il bottone.

      1. non mi sento di consigliartelo, per come ti conosco attraverso il blog e quel poco che ci siam visti. magari in campagna nei dintorni di monaco, in modo da avere sempre una città grande e bella a portata di mano, ma non in un posto come il mio.

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