Sono giorni che simulano la primavera

Secondo le previsioni ieri e oggi doveva piovere tantissimo ma per ora no e se ieri camminavo sotto il sole con l’inquietudine di chi sta per ricevere una bulaccata d’acqua inattesa – letteralmente – oggi c’è proprio odor di primavera, in giro. Un po’ quell’odore di fiori autosuggestionato, capite?, perché ci son lavori in ogni strada e rumori ad ogni angolo e fiori sì, ma in vaso e a caro prezzo dai fiorai. Ad ogni modo oggi ci credo un po’, che è primavera, e son pieno di stimoli.

Sarà per questo che ho deciso, dopo aver soppesato, di andare nella silenziosa biblioteca dei domenicani (due preti, due filosofi, io – oggi) ed evitare quella comunale, più luminosa, sì, più vicina, forse, ma rumorosa e un pochino respingente. Camminando per Glacière, tra i lavori in corso e i profumi indotti, dunque, ho guardato concupiscente la vetrina di un macellaio, quella di un fornaio e sono stato invaso dal desiderio improvviso di tartelette aux fraises che ho comprato per due euro e mezzo e mangiato su una panchina sotto una pensilina prima di entrare in biblioteca, cosa che ha dato definitivamente una svolta di buon umore alla giornata.

Dunque sono in biblioteca, ora, ad aspettare gli Annales e Florenskij che la bibliotecaria polacca sta cercando in magazzino, seduto vicino alla enorme finestra che affaccia sul giardino arredato ma inaccessibile. Aspetto e nell’aria, proveniente da fuori ma chissà da dove, un concerto di fiati. Non scherzo, un gruppo di persone chissà dove sta suonando trombe e tromboni, come fossimo in un film balcanico, come fossimo in Treme. Suonano ma sembro l’unico a rendersene conto, perché il prete seduto davanti a me – in abito lungo – continua a guardare il suo asus e la sua teodicea. Io ascolto, perché tanto sto aspettando i libri, il concerto che stanno facendo per me, Oh when the saints go marching in, Hava Nagila e – ora – Quelli eran giorni, che poi sarebbe Le temps des fleurs, che poi sarebbe Those were the days che poi è – apprendo ora, che io pensavo fosse greca, l’originale! – Дорогой длинною, che invece è russa e chissà di che parla.

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13 pensieri su “Sono giorni che simulano la primavera

  1. Ma che strano, anche ieri sentivo da casa mia questa fanfara in lontananza…
    (Ti agevolo una traduzione rapidissima della canzone:

    Abbiamo cavalcato su una troika con campane,
    E in lontananza luci lampeggianti …
    Oh, dove ho ora a voi,
    Soul to scacciare la noia on!
    chorus:
    Long Road,
    Lunnoyu tempo,
    Sì, la canzone che,
    Che vola via nella suoneria a distanza,
    E con il vecchio,
    Sì, con sette corde,
    Poiché la notte
    Così mi tormentava.
    Ma si scopre, abbiamo cantato per niente,
    Inutilmente bruciare notte dopo notte.
    Se abbiamo fatto via con il vecchio,
    Così hanno spostato la notte!
    (Chorus)
    In che modo una nuova casa
    Ora siamo destinati ad andare!
    Abbiamo cavalcato su una troika con campane,
    Ma ora viaggiato a lungo!)

    E comunque, la versione migliore resta questa:

  2. Ma che bello questo post! Mi piacciono molto le tue descrizioni e…quella tartelette li fa proprio venire l’acquolina in bocca! 🙂

      1. Ecco, ora muoio! 🙂
        Cmq apprezzo anche il fatto che da te ci siano ancora i negozi “a tema” e non un grande “negozio-contenitore” con dentro di tuto (vedi “mall”) come qui! :/

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