Ero la mia maestra, ovvero: Un ponte nel 1951 (e nell’87)

Dovrebbe essere un diritto costituzionale, fare il ponte, anzi di più: dovrebbe essere un obbligo di legge, come la maternità, come la scuola elementare, come il divieto di parlare al conducente. Ma non lo è, e stamattina alle 6.30 ero in piedi a chiedermi perché e alle 7.23 salivo sul 91 in direzione Montparnasse e un po’ triste, alle 7.36, il 94 verso il 17eme arrondissement di Parigi e un liceo cattolico da un nome di santa bislacca e una mattinata di interrogazioni.

Quanto trasudi ricchezza, il 17eme, non me lo riesco mai a fissare in testa. Intendo: lo so che son ricchi, di quella ricchezza di generazioni, di quella ricchezza borghese che fu aristocratica e che avrà una particule nel cognome, la ricchezza di quelli che avranno avuto un antenato che era ministro di Luigi XIV, uno che aveva votato per la decapitazione di Luigi XVI, uno che era generale di Napoleone, uno restauratore, uno monarchico di luglio, uno repubblicano e poi bonapartista ma comunardo no, quello mai, e di certo pure un ministro della Terza Repubblica, un collaboratore di Vichy e un resistente (di Jean Moulin, ovviamente) e probabilmente erano fusi nella stessa persona, un prefetto della Quarta Repubblica e da quando c’è la quinta sta con De Gaulle o con qualche suo avatar (che può voler dire ogni cosa).

Lo so che son così, da queste parti, e infatti che Sarkozy abbia preso il 57.58% nel quartiere in cui stavo andando a interrogare, quello della plaine Monceau, (vale a dire quaranta punti percentuali più di Hollande) non mi aveva mica sorpreso, però ogni volta non so, mi sembra sempre esagerato, anche se non sono appena arrivato da La Courneuve (come l’altra volta e mi era venuta voglia di cantare Et gare à la revanche / Quand tous les pauvres s’y mettront !) ma dal 13eme limite 5eme che insomma non è certo disagiato…

Insomma, gonfio di sonno e di lotta di classe, sono entrato nel liceo e ho detto che dovevo far passare gli esami di italiano e son salito nell’aula sentendo odor di candeggina. Una bella aula, una stupenda cattedra e una pedana, acciocché si sappia che il professore sta sopra e la classe sta sotto, ma fissa, la pedana, non come quella che c’era al Cassini da noi, che potevi allontanarla un po’ dal muro nella speranza che la sedia del prof di filosofia cadesse e desse un senso alla triste adolescenza degli adolescenti tristi. Fissa.

Dunque mi siedo, guardo la lista degli interrogaturi, nessun nome che possa far pensare a un antenato nato al di fuori di quell’arrondissement (ma ovvio, ve l’ho detto che lavoro facevano gli antenati di questi interrogaturi!) e neanche un cognome che possa farmi credere che questi studino italiano perché il nonno era venuto a fare il minatore a Tucquegnieux o a tirar via sale da Aigues-Mortes o anche a fare la pizza nel 17eme.

Ma è prima che entri il primo Pierre (o Jules o Prosper, ma dei nomi così, che seront la France de demain) noto due cose. Un vocabolario di latino sulla cattedra che qui il latino non lo fa praticamente più nessuno almeno da quando cantava – appunto – Jacques Brel. E il ritratto di Charles de Gaulle alla parete, vestito da premier président de la Cinquième République, questo per capirci.

Per cinque interrogazioni – tutti bravi, ma è ovvio che son tutti Pierini del dottore – mi sono sentito nel 1951 e ho pensato all’Indocina (perché comunque lo sapevo che ero nel 2012 e sapevo che sarebbe arrivata Ðiện Biên Phủ). Poi hanno bussato (proprio mentre uno diceva che Primo Levi guardava i suoi compagni ad Auschwitz e li vedeva « palle », ma voleva dire pallidi che comunque non è forse la prima cosa che ti viene da dire a un deportato, converrete) ed è entrata la bidella che mi ha portato un caffè e una brioche ripiena di crema alla fragola.

Una schifezza immonda, sia il caffè che la brioche, ma ho pensato che forse non ero nel 17eme nel 1951 ma ero a San Fruttuoso nel 1987 e non ero un professore di latino che lacrimava con una croce di Lorena al bavero cantanto Je suis fier d’avoir la chance / De servir le France ma ero la mia maestra, che spiegava geometria il sabato mattina pucciando una brioche Motta nel cappuccino che le portava, alle dieci e mezza, la bidella.

Annunci

18 pensieri su “Ero la mia maestra, ovvero: Un ponte nel 1951 (e nell’87)

  1. Ma dai! Questa cosa è pazzesca. Altro che la madeleine di Proust! E’ inquietante e rassicurante allo stesso tempo, come se ci fosse una sorta di fil rouge che collega persone, professioni e ruoli sociali!

  2. Ho tante cose da commentare… intanto la pedana… commentabile solo con “Bonco! Bonco! Bonco! Leon! Leon! Leon!… ah… quelle millimetriche sistemazioni dei nostri compagni…. ed il bersaglio non er solo il prof. di filosofia…
    ricordo anche il le elementari, ma la mia maestra non si era mai fatta vedere portare roba dalla bidella…
    ah.. le brioches motta… ma anche quelle bonjour, non so se ricordi il brand… quella si che era roba tosta!

  3. La copertina del loro dizionario di latino ha una grafica da librino delle vacanze, assai lontana dall’estetica gentiliana del nostro Castiglioni-Mariotti.

    1. beh la grafica è accattivante perché loro possono optare tra il latino e una terza lingua e i professori di latino devono convincere gli studenti che il latino è più utile, che ne so, dell’italiano o del tedesco… non è facile, hanno bisogno della grafica…

      1. Chi sa se anche loro traducono con termini o avverbi rari nella lingua comune ma gettonatissimi in quella dei professori di latino.

          1. Tipo l’ “invero” con cui il mio professore ci suggeriva sempre di tradurre “autem”. Nell’italiano corrente non è mica poi così frequente.

              1. Ricordo uno sproloquio di Vittorio Sermonti – che mi pare stesse presentando la sua traduzione dell’Eneide – circa l’artificiosità di una finale introdotta dal consueto “affinché”. In effetti, ogni tanto, un bel “per + infinito” schifo non farebbe…

  4. omygod, certe anitichità nemmeno nel mio liceo classico di provincia, dove non c’erano pedane nè bidelle che portavano le merendine. Però questo dimostra una cosa: che tutto il mondo è paese. oppure dimostra che esiste una legge del contrappasso…..

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...