E coprire di sole l’orrore della città

La metro 7, se non altro nell’ora di pranzo, attorno all’una diciamo, deve spingere la gente bislacca a cantare e a chiedere qualche soldo. La gente bislacca, ripeto: come il cinese col tupperware di qualche mese fa.

O come quello di oggi. Un’età indefinibile. Quarant’anni? Sessanta? se mi dicessero “Ma no, guarda che ne ha trentuno!” o “Settanta!” non potrei dirmi davvero sorpreso, però. Vestito sporco e ingolfato. I baffi spioventi, come nei cartoni animati giapponesi. Una voce normale come la mia o la vostra. Cantava, però, ogni sillaba come se fosse sola, come se non facesse parte di una parola e meno che mai di una canzone. Come quelli che cantano sa-po-re di sa-a-le pausa sa-po-re di ma-a-re. Cantava male, dunque, diremmo noi, che era quello che si dice abbia detto Streheler alla Vanoni al provino, prima di insegnarle a cantare e anche un sacco di altre cose di cui siamo forse grati e forse no, ma probabilmente sì.

Dunque: male, cantava. Però cantava Quand on n’a que l’amour, che è una canzone meravigliosa di Jacques Brel, questa:

Male ma dolente. Non nel senso per cui si dice che – cosa ne so – il tale concorrente di X Factor ha il dolore nella voce perché sua zia ha avuto la gotta, no: nel senso che si percepiva il suo disagio mentale e sociale, col bicchiere di plastica per le offerte, lo sguardo sul pavimento della carrozza, i buchi di memoria per cui stava zitto qualche secondo perché non ricordava le parole, poi riprendeva, e si bloccava perché continuava a non ricordarsi e si bloccava ancora e riprendeva e allora saltava il punto che non conosceva e continuava a cantar male. Però mentre sbraitava lacerato i miei versi preferiti, quel pour meubler les merveilles / et couvrir de soleil / la laideur des faubourgs un po’ mi sono emozionato e ne ho capito il senso.

Poi a continuato a cantare, sempre male, tra la gente che ridacchiava – pure quella odiosa con troppo fard – fino alla fine, fino a le monde entier.

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13 pensieri su “E coprire di sole l’orrore della città

  1. Brel era meraviglioso e quella canzone è una delle più belle da lui cantate.
    Ritratto perfetto, suib. Non ho visto “quel” tipo in particolare, ma ahimé tanti del genere.

    1. vero? però di solito resto più indifferente, sarà la canzone o la stronza che rideva… o sarà la luna piena, come mi spiegavano ieri in biblitoeca 😀

  2. io ieri sera tornando da un bel concerto e quindi di ottimo umore ho incontrato nella metro berlinese un ragazzo che suonava la tromba, non aveva assolutamente voglia, era strafatto (eroina suppong) e ha suonato velocissimo (davvero, sembrava di di aver premuto ff) il theme di Indiana Jones e quello di Star Wars, due film che per me rappresentano l’infanzia (mia madre è innamorata di harrison ford e non ci ha fatto vedere altro). Quindi gli ho dato delle monete e gli ho sorriso. Sono stata l’unica in tutto il vagone. Arrivati alla fermata dopo, si è girato e ha detto serissimo: “Only one person in this train isn’t gonna go to the dark side of the Force”. Da morire dal ridere.

  3. Ce ne sono troppi per me in giro di tipi così (di cantanti e di cafone) , e mi danno da pensare…. bellissima città questa, ma quanta miseria e desolazione in giro.

    1. più che altro io mi chiedo come è possibile che in un paese in cui lo Stato si fa carico di tante cose, dagli affitti alle detrazioni fiscali per le famiglie numerose, non ci si sia mai posti il problema dell’estrema miseria, degli SDF, dei senza casa…

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