Le primarie di Genova le ha vinte il Pds

Nel 1997 ho compiuto 18 anni e mi sono iscritto al Pds. Cosa volete che vi dica, non sono mai stato un rivoluzionario, io. Nel 1997 il Pds di Genova esprimeva il sindaco di Genova (anche se…), il vicesindaco di Genova, la Presidente della Provincia di Genova, il vicepresidente della Provincia di Genova, il presidente dell’Autorità Portuale di Genova, il vicepresidente della Regione Liguria (quello che aveva le deleghe vere, tanto per capirci), un eurodeputato e il Ministro dei Trasporti.

Quindici anni dopo, alla fine di quest’anno, il Pds di Genova (sì sì, dico il Pds, né i Ds né il Pd) esprimerà il presidente della Regione Liguria e – nella migliore delle ipotesi – il vicesindaco di Genova. Dal ’15 è plausibile che non esprimerà neppure più il Presidente della Regione, anche se dovesse vincere il centrosinistra (o quel che ci sarà in quel tempo). Pensavo a questo, mentre venivo in BnF e valutavo che poi tanto freddo oggi non fa. E ho provato a ripensare cosa è successo quando. Mi è venuto in mente quando in sezione si è cominciato a dire che non si poteva avere tutto e che bisognava lasciare dei posti anche al PPI. E mi sono chiesto com’è possibile che un partito imploda in questo modo, in una città. Non che perda le elezioni o le primarie, ma che non sia più in grado di esprimere una idea e neppure di esprimersi. Mi sono chiesto che cosa hanno combinato, negli anni, i suoi dirigenti locali. E ho ripensato ai suoi dirigenti locali, dal 1997 a oggi. Ho pure deglutito, ma non perché Con questa classe dirigente non vinceremo mai, che mi danno allergia ‘ste cose dette tra l’aperitivo e il cineforum ivoriano. Mi son chiesto davvero a cosa pensavano, quando hanno preso le varie decisioni che hanno preso (o che si sono fatti prendere). Me lo son chiesto, anche se mi ricordo bene le risposte.

Mi son chiesto anche che fine hanno fatto quegli elettori che il Pds lo votavano.

Poi ho guardato le foto della festa di Marco Doria e li ho riconosciuti, quegli elettori. C’era il mio ex segretario di sezione, c’era quello con cui facevamo rappresentanza studentesca in università, c’era quella che ho iscritto io, quello che faceva il coordinatore di zona, quell’altro che faceva solo il volontario alla festa dell’Unità. C’era anche quel professore universitario che faceva le iniziative assieme a noi, cioè Marco Doria. Stava là il Pds, più che nel quartier generale della Sindaco, immensamente più che nel comitato devozionale di quella che è arrivata terza.

La vittoria di Marco Doria nelle primarie di Genova non è la vittoria di Vendola (come non lo era quella di Pisapia, come non lo è mai stata nessuna vittoria tranne quelle di Vendola alle primarie in Puglia), non è la vittoria della gauche de la gauche, non è la vittoria del Cambiamento. E’ la vittoria di un cambiamento, questo sì, ma non del Cambiamento nel senso che danno a questa parola Repubblica, Renzi o quelli che sono arrivati terzi alle primarie. E’ la vittoria di Marco Doria, che ha saputo radunare, unire e motivare (che sono le cose più importanti, non decidere, dirigere e comandare). E’ la sconfitta delle ambizioni di qualcuna, la dichiarazione di codardia di chi non ha saputo sostenere il sindaco del proprio partito (vi siete accorti che non stanno facendo le primarie per il candidato democratico in America, vero?), l’emersione della pochezza di chi sta là ma non sa. Ed è la vittoria del Pds, che è il partito che non esiste più ma che rispecchia Genova, nel bene e nel male. Un partito un po’ polveroso, con ancora la falce e martello nel simbolo, ma pragmatico. Un partito che difende una idea industriale e operaia del mondo in una città che industriale e operaia lo è nella testa, molto più che nel tessuto sociale.

Genova è socialista e repubblicana, lo era anche quando votava comunista, lo è tutte le volte che provano a contrapporre le generazioni, le classi, le origini geografiche, lo era anche quando tutto il Nord votava Berlusconi, Dc o semplicemente se ne fregava. Nel bene e nel male – lo ripeto – Genova è questa cosa qui: un blocco ruvido, impermeabile al postmoderno, al postideologico, diffidente verso i personalismi, i divismi. A Genova non vinci se fai l’occhiolino alla Destra, se fai il populista e non vuoi la moschea, se dici che c’è bisogno di te o meglio: sì che vinci, ma solo se dall’altra parte c’è uno davvero di Destra perché se no, se i genovesi possono scegliere, no.

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27 pensieri su “Le primarie di Genova le ha vinte il Pds

  1. Molto interessante, ma tecnicamente anche i democrats americani fanno le primarie, solo che il Presidente prende il 96% perché nessuno si sogna davvero di fargli campagna contro, ma ci sono le primarie in ogni Stato…

    1. Anche i Democrats americano fanno le primarie , ma non quando il Presidente in carica è espresso da loro e si ricandida per il secondo mandato. A meno che non vi sia un giudizio negativo esplicito e , pertanto, gli si dice che non lo si ricandida. Tutto ciò è avvenuto a Genova? o sono sardo e parlo da esterna: ma non mi pare che il PD abbia detto alla Vincenzi che non c’erano più le condizioni per una sua riproposizione. Per chi ha letto dall’esterno il tutto ha un sapore di faida interna.

  2. Mio padre, quello che una volta era uno stalinista “fedele alla linea” del partito, stavolta ha votato Doria. Hai ragione a dire che non è espressione del “cambiamento”. Non solo per le motivazioni che hai menzionato e che condivido appieno (costruire con umiltà, mattone dopo mattone, per anni, porta i suoi frutti), ma anche perchè il suo “programma politico” è stato “firmato” dalla creme degli intellettuali genovesi ultrasettantenni. E sono coloro che ancora incarnano la Genova medaglia d’oro della resistenza di cui sono fiero.

    1. pure mio padre ha firmato per Doria (anche se poi ha votato Vincenzi). L’unica cosa che mi spaventa è proprio il sostegno della crème intellettuale che non è che abbia brillato per interpretazione del mondo, in questi ultimi trent’anni…

      1. Guarda… l’unica cosa che so per certo è che forse parliamo di creme (all’italiana, senza accenti) diverse. Quelli che mio padre ha citato come primari supporter sono tutti quelli che hanno litigato con la classe dirigente PD negli ultimi 10 anni, e che poi si sono rotti le scatole e fatti da parte. Sino a quando la Vincenzi ha dato prova di volersi circondare dei peggior burocrati (qui cito facendo i nomi gli inquisiti Francesca e Casagrande, oltre ad altri che preferisco non nominare).

  3. Da lontano, senza sapere niente di Genova, credo che si possa dire che con Doria candidato il centro-sinistra potrà vincere di nuovo le elezioni locali. Non credo che ce l’avrebbe fatta con la Vincenzi o, tantomeno, con la Pinotti. Credo che sia questo che hanno pensato almeno 1 su 3 dei partecipanti alle primarie che sono iscritti al PD o che votano (e che voteranno) per il PD. Genova come Milano. Candidato a Sindaco uno al quale si è attaccata SEL ed elezioni per l Consiglio comunale con il PD che prende 7 volte i voti di SEL.

    1. io credo che Doria vincerà, ma che avrebbero vinto anche la Vincenzi e la Pinotti. Il Pd potrebbe prendere 10 volte i voti di Sel, altro che 7, a meno che non ci sia una «Lista Doria», in quel caso 1 Sel, 5 Lista Doria e 8 Pd.

  4. PDS o no se Doria vincerà le elezioni per il centro-sinistra ( e la condizione è che si tratti di un centro-sinistra ) non vedo un problema, se non quello che permane di una vera definizione del PD.

  5. Che a Genova l’elettorato di sinistra sia ancora prevalentemente socialdemocratico, questo probabilmente è vero. Che Marco Doria abbia vinto perché rappresentante di quella sinistra erede del Pci e ben poco affine al centrismo, beh, questo è vero solo in parte. Non perché Doria sia un social-liberale, tutt’altro. Ma se tanti lo hanno votato, è anche per la disaffezione nei confronti dei partiti e della politica tradizionale. Molti giovani lo hanno votato per ribellismo giovanile e perché era il candidato più distante dalla macchina della politica. I vecchi intellettuali a cui si faceva riferimento, lo hanno sostenuto, da una parte, per nostalgia (o coerenza) verso le idee in cui molto avevano creduto; dall’altra, però, lo hanno appoggiato per sentirsi un po’ meno in disarmo, per illudersi che la politica abbia bisogno ancora di quel genere di intellettuale, per il desiderio di uscire dalla marginalità mettendosi per un’ultima occasione un po’ in vetrina. L’establishment radical-chic lo ha scelto perché si chiama Doria, e comunque è dei loro. E perché in fondo Genova, città radicalmente di sinistra, nessuno si è mai sognato di mettere davvero in discussione certi assetti consolidati.

    1. sì, non credo che sia stato votato perché più a sinistra e non nego che sia stato votato perché non Pd, dico solo che rappresenta quella cosa che il Pd non riesce a rappresentare e che, però, era il Pd quindici anni fa.

      Poi siamo d’accordo sul fatto che sia comunque una candidatura che garantisce un bel pezzo di establishment. La garantisce molto più di quanto abbia fatto (o avrebbe fatto) la Vincenzi, che è sempre stata fuori da quel gruppo e che si è imposta da sola e che infatti è sempre stata mal sopportata. Senza che questo suo fare il sindaco contro l’establishment sia servito a qualcosa, a ben vedere, ed è lì il fallimento vero. Poi vabbè, la Pinotti è la Pinotti quindi non conta.

      1. Sicuramente Doria si fa portatore di idee e visioni della città mentre il PD si è illuso che sia sufficiente amministrare il presente per costruire il domani (e guadagnare il consenso). Che poi quelle di Doria siano idee un po’ facili e di moda in questo momento (ad esempio, tutta la tiritera sui beni comuni) è tutto un altro discorso.
        Oggi ho letto tantissimi commenti sulle primarie genovesi ma nessuno mi ha convinto (e per questo, appena avrò tempo, scriverò qualcosa di mio). La Vincenzi non è stata un buon sindaco (comunque, non peggiore di altri), ma è possibile essere bravi sindaci quando si ha la nomenclatura del proprio partito che rema contro? Adriano Sansa è stato un bravo sindaco ma – inviso com’era alla cricca del partito – non è stato ricandidato e, anzi, ha subito una sorta di damnatio memoriae in città.
        Mi chiedo: si può analizzare un voto senza tener conto di quelle che sono, realmente, le forze in campo? E si può chiedere – come molti fanno – un ricambio generazionale del partito senza accorgersi che non sono le nuove generazioni che mancano, bensì le idee ed una classe dirigente che sappia elaborarle e portarle avanti? I due segretari dimissionari rappresentano la nuova generazione (nuovissima, per i parametri nazionali) eppure ho sentito da parte loro solo discorsi generici, rimasticature di quel che (non) pensa la direzione nazionale. E a riprova di come la dirigenza nazionale non pensi, la risposta di Bersani a Scalfari apparsa oggi su Repubblica: chi ci capisce qualcosa (o chi ci trova contenuti) alzi la mano.

  6. Complimenti una bella analisi, anche da queste parti in emilia il pd ha preso la stessa piega almeno in alcune zone, sta implodendo, ma chi è del posto fa finta di non notare troppo preso dalle feste dell’unità, l’unico scopo della loro esistenza.

  7. Anche i Democrats americano fanno le primarie , ma non quando il Presidente in carica è espresso da loro e si ricandida per il secondo mandato. A meno che non vi sia un giudizio negativo esplicito e , pertanto, gli si dice che non lo si ricandida. Tutto ciò è avvenuto a Genova? o sono sardo e parlo da esterna: ma non mi pare che il PD abbia detto alla Vincenzi che non c’erano più le condizioni per una sua riproposizione. Per chi ha letto dall’esterno il tutto ha un sapore di faida interna.

  8. quel “tra l’aperitivo e il cineforum ivoriano” merita un oscar.
    non dico niente sul resto perché non me ne intendo abbastanza, ma quella frase lì è proprio un bijoux.

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