Mezzaluna e un braccio rotto

Nell’estate del 1987, il 3 settembre se non mi sbaglio, mi sono rotto un braccio. Ero in campagna da me, correvo guardando da un’altra parte, era sera e mi sono inciampato su una pietra spezzandomi radio e ulna sulla seconda pietra. Erano due pietre messe là a fungere da barbecue ma io pensavo a cazzate e mi sono inciampato e crack, capita.

Mi hanno portato in casa, mi hanno steccato il braccio con un pezzo di perlinato (eh!) e mi hanno messo a letto, era già sera. Ho passato la notte leggendo vecchi Topolini degli anni Settanta che non riesco a ricostruire come mai fossero in mio possesso ma si sa, negli anni Ottanta si reciclava ancora. La mattina dopo mia nonna ha chiamato i miei per dirmi che beh, gli si era fratturato il primogenito, mio padre è venuto a prendermi e mi hanno portato all’ospedale a Genova (vatti a fidare degli ortopedici delle valli!) dove mi hanno fatto male, mi hanno ingessato il braccio e poi basta, siamo andati a pranzo dall’altra mia nonna, abbiamo mangiato e la sera mi hanno telefonato gli amichetti della campagna per sapere come stavo, mi ha fatto molto piacere.

Da quel momento, superato il dolore, il mio unico pensiero era che dopo poche settimane sarebbe ricominciata la scuola e non vedevo l’ora di cominciare scienze, geografia ma soprattutto storia perché con la terza elementare incominciavano le materie da grandi. Speriamo che la maestra non inizi storia subito il primo giorno, che non posso scrivere con la sinistra! La maestra non iniziò storia il primo giorno, ma mi obbligò a scrivere con la sinistra. Era una donna molto cattiva anche se mi voleva bene.

Ad ogni modo, io adoravo la Storia, all’epoca, e mi piace ancora adesso eh, solo che all’epoca mi piacevano le popolazioni antiche. Mi piacevano anche i Fenici, che avevano inventato l’alfabeto alla faccia nostra, gli Ebrei, che poi sarebbe arrivato Gesù, gli Ittiti, che facevano delle cose spaziali col ferro mentre erano i Fenici quelli del vetro, no? Non avevo grande trasporto per gli Egizi, invece, malgrado Indiana Jones, mi parevano già inflazionati. E poi gli Etruschi, i Greci e i Romani non mi parevano abbastanza esotici per appassionarmi davvero. Mi piaceva la Roma repubblicana, però, quella sì. Tipo i Gracchi e Agrippa sull’Aventino.

Diciamolo pure, comunque: ero un gran fanatico della Mesopotamia, del Tigri e dell’Eufrate, dell’alfabeto cuneiforme, dei Sumeri, che erano arrivati prima di tutti, dei Babilonesi, degli Assiri e degli Assirobabilonesi, qualunque cosa fossero… Ero entusiasta del fatto che mi ricordavo il nome di Assurbanipal, che lui avesse fatto una grande biblioteca (più grande della De Amicis che, all’epoca, stava a villa Imperiale!), e mi vantavo di sapere alcune parti del codice di Hammurabi a memoria, tipo occhio per occhio.

Pensavo a tutto questo, alla Mezzaluna fertile, alla mia terza elementare e al mio braccio rotto quando, poco fa, cercavo di tritare finemente una cipolla da soffriggere prima di buttarci dentro lenticchie, patate, sale, pepe e timo e render tutto una crema di lenticchie.

Perché non ho una mezzaluna e cerco di rendere efficiente il coltello dell’Ikea? perché, considerando il fatto che sto piangendo e lascio sempre dei pezzi grossi e poi mi incazzo? dovrei fare esercizio, lo so, ma no: dovrei comprare una mezzaluna.

Ma come si chiamerà la mezzaluna in francese?

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24 pensieri su “Mezzaluna e un braccio rotto

  1. Un banalissimo “hachoir”, che vuol dire tutto e nimportequoi, come al solito per questa lingua povera in lemmi.

    (comunque tu prendi pure per il culo de amicis, questa è da libro cuore 2 – un secolo dopo)

    1. io non prendo per il culo De Amicis, prendo per il culo semmai la De Amicis che, in realtà, non era da prendere per il culo né allora, quando stava rintanata in un angolo di una villa, né soprattutto adesso, quando ha degli spazi splendidi sul mare… di biblioteche per l’infanzia parlavo, insomma…

      detto questo: davvero libro Cuore un secolo dopo? ma cosa c’è di edificante o di melodrammatico? è la vita mia! 😉

  2. sono commossa, io nell’87 il 3 settembre organizzavo la festa del mio diciassettesimo compleanno, pensavo di coprire le finestre con i plaid per fare buio e le mie compagne di classe mi regalavano “C’è chi dice no ” di Vasco Rossi in vinile…..

    anche io voglio una mezzaluna, odio il trita tutto elettrico mi spappola la roba!

      1. Come?!? Ma la mia era l’unica risposta giusta. Tipico concorso italiano. 😉
        Vabbé, ci metto pure l’aneddoto: il motivo per cui lo so é che la maggior parte dei francesi non ha idea di cosa ci sia nel pesto. Dunque da anni glielo spiego (un’erba esotica detta basilico) e all’inizio ho dovuto chiedere come si chiamava la mezzaluna.
        Wala.

  3. ma dai! è così bello usare il coltello per affettare, tritare, anche sfilettare all’occorrenza! io la mezzaluna ce l’ho in casa ma la uso raramente perchè odio il fatto che tutti i pezzi delle verdure saltino fuori allegramente dal tagliere, vero? Invece con il coltello è tutto più preciso e veloce basta imparare ad usarlo in modo da non affettarsi le nocche, ho rimproverato anche Csaba di questo pensa un po’? Via un po’ di impegno! dopo ti senti uno chef nato 😉 A proposito, qualcuno dall’altra parte aspetta delle risposte da te….

    1. ma no, non sono per niente d’accordo! la mezzaluna funziona per quel che è stata progettata e nulla parte da nessuna parte. Poi vabbè, è vero che al coltello sarebbe meglio… almeno, così dicono… detto questo: chi aspetta risposte dove!?

  4. Non ti dico l’emozione quando l’anno scorso a Berlino ho visto il codice di Hammurabi. Il novenne che è in me ha goduto troppo.

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