Quella cosa di legno su cui si impasta, ovvero: Gnocchi e progetti per il futuro

Questo post potrebbe far parte della rubrica La lingua che più non si sa, quella che mi piaceva tanto ma che è durata pochi mesi, quella che ritira fuori dalla memoria le parole che una volta si usavano, ma che ora son desuete. Parole che indicano cose scomparse, come l’appretto, oppure cose che non si usano più, come il protocollo o come forse in amore le rose. Solo che non può esserlo perché non so bene come si chiami, quella cosa di cui sto per palarvi.

Oppure potrebbe fare parte di una rubrica che ancora non esiste ma che potrebbe intitolarsi (come mi fu consigliato): Cucinare in 2 metri quadri e ricevere in 20. Ad ogni modo volevo chiedervi: voi, dove impastate? sul tavolo così, semplicemente, o avete una cosa di legno, un’asse, una tavola su cui dimostrate la vostra superiorità? Aspettate, vi spiego dall’inizio: io non ho mai impastato, mai. A fine anno 2011 mi sono ripromesso Io farò la pasta fresca come Grisù il pompiere. Poi ho pensato che non ho la macchina, e che costa. E non ho neppure un mattarello. Quindi a gennaio ho deciso che Io farò gli gnocchi o – anzi – i gnocchi, che non si dice ma mi sa – appunto – di lingua che più non si sa perché ormai so come si parla, ma mi sembra sempre strano che siano gli gnocchi, anche se lo so alla prima lezione sono io che lo spiego che con s impura, z, gn, ps, x eccetera si usa lo e al plurale gli ma niente: mi sembra sempre strano gli gnocchi.

Ma non divaghiamo: gnocchi. Che poi i gnocchi sono davvero il piatto della mia infanzia, della mia infanzia più remota. Al pesto, come si fanno a Genova perché se mi fa strano gli gnocchi non potete immaginarvi quanto mi fa strano gnocchi al sugo! Li faceva mia nonna, li ha fatti talmente spesso che – nella mia mente – li faceva tutte le domeniche: farina a fontana, uova, sale e soprattutto le patate bollite, poi spellate e passate al passaverdura. Le passavo io, al passaverdura e mi divertivo un sacco, quasi quanto mi divertivo a farli passare sulla forchetta per dargli quel righellato che gli gnocchi devono avere. L’altra mia nonna li passava sulla grattugia (o gratuggia, come avrebbe detto lei e come dico io, credo, quando sono stanco) e quindi venivano più che righellati, pointillés ma io sono sempre stato nella squadra rigorista. Quando mia nonna è morta, mia mamma non li ha più fatti e da allora gli gnocchi, in casa mia, sono sempre stati comprati dal pastaio.

Però ora sono deciso e farò gli gnocchi e per questo ho comprato un passe-vite, che sarebbe un passaverdura, da Auchan (9€99) e poi ho capito che il problema era altrove, cioè nella superficie di lavoro. Dove diavolo impasto? mia nonna usava una tavola di legno, la stessa – credo – che usa mia mamma per fare la pasta o per impastare la pizza, ma qui cosa potrei usare? non il tavolo, che è di legno poroso e lascerebbe ricordi gnoccheschi ai prossimi millanta inquilini di questa tavola. Che posso fare?

L’idea fulminante di oggi pomeriggio è stata: incerata. Ne compro un po’ e la uso solo ed esclusivamente per questo: impastare. Non so perché ve lo chiedo, visto che mi pare l’unica soluzione praticabile anche se un po’ schifosa, ma dove posso impastare se non sull’incerata?

E poi, come cavolo la chiamate, voi, quell’asse, quella tavola, quella cosa di legno su cui si impasta?

 

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30 pensieri su “Quella cosa di legno su cui si impasta, ovvero: Gnocchi e progetti per il futuro

  1. Oggi anche per me gnocchi fatti in casa per la prima volta. A Roma di solito vado dal negozietto di pasta fresca, in terra francese non ho osato le buste preconfezionate. Stesso problema, dove impastare? ho usato un tagliere di legno molto grande con l’incerata di back up ma alla fine il tagliere é bastato. Li ho fatti inseguendo i gesti eriditati dalla nonna quinDi per noi gnocchi alla sorrentina

  2. L’asse per impastare. Mai avuta una, mia mamma sì (viene da famiglia di fornai, non si scherza).
    La cerata mi pare un buon compromesso. Mi invito subito per gli gnocchi nei 20m2

    1. Arco: nooooo, anche tu da una famiglia di fornai??? 😀
      cmq questo era l’argomento del pranzo di oggi.
      Suibhne: l’asse per impastare si chiama spianatoia, come suggeriva qualcuno più su… organizziamo la gnoccata? 😉

  3. A tutti quelli che hanno detto spianatoia io vorrei dire che vabbè, chiamatela pure così ma io non la chiamerò mai spianatoia, che mi pare spianatoja e mi pare una parola del libro Cuore.

  4. Io quando non ho la possibilità di usare la spianatoia uso un tagliere, ma da un paio di anni a questa parte ho trovato il trucco perfetto che mi permette di impastare dove diavolo voglio e come voglio: il tappetino di silicone, ci impasto che è un piacere!
    E’ vero che è nato per essere usato in forno ma io lo uso per impastare, lo metti su un tavolo qualsiasi ed è fatta!
    Se vai da Hema (il negozio olandese) in rue Rambuteau te lo tirano dietro a 5 euro, non è grandissimo ma può andare bene, non ti puoi sbagliare, è rosso ed è visibilissimo.
    Se no li trovi anche nei vari leclerc, etc.
    Mora ne vende uno enorme ma è caro.
    Ricordati solo che se devi tagliare un impasto col coltello non devi usarlo sul silicone, ma a quel punto puoi trasferire il tutto su un tagliere 😉

    Altra cosa utile sono i taglieri dell’IKEA, ne esiste uno di dimensioni grosse, praticamente un quadrato di legno ma bello massiccio e anche quello costa poco.

  5. buona idea la cerata!
    io uso un tagliere grandissimo in vetro temperato antigraffio e antitutto. lo trovi nei negozi di cose per la casa di lusso (tipo lista nozze), e infatti mi è costato 23 eurozzi. però è una cosa molto utile. non prende odori, è facile da lavare, dopo 3-4 anni è sempre come nuovo.

    possibile problema della cerata: quando fai il serpentone di gnocco da tagliare a tocchetti, magari col coltello la graffi o tagli.

    ma tutti ci mettete le uova negli gnocchi? la mia ricetta prevede solo patate lesse, sale e farina.

  6. io la chiamo spianatoia! regalatami da una mia zia con tanto di mini mattarello. Ho la casa piccolissima ma sono riuscita a trovargli un posto. L’idea della cerata non è male ma con tanti negozini di casalinghi che ho scovato a Parigi non riesci a trovare una spianatoia di legno? Una volta che ce l’hai sono convinta che cominceresti a usarla per tutto…..

  7. Anch’io uso una specie di tagliere di Ikea, è di legno, molto grande ed ha un bordo rialzato che, se usato capovolto, ti si aggancia al tuo tavolo o al tuo lavandino, dipende da dove devi impastare. Ho cercato sul catalogo, ho visto che è ancora in distribuzione, si chiama LÄMPLIG e costa una decina di euro. La cerata ce la puoi comunque mettere sotto per riparare meglio il tavolo. Buon lavoro!

  8. la MADIA,io l’ho sempre conosciuta come tale e guai impastare senza.Insomma, credo anche che si possa, ma la madia da un senso di onnipotenza casalinga,insomma,quando la metto sul tavolo,con sotto una bella “piccaggia” grande per non farla scivolare sul tavolo di vetro,mi sento appagata,mi vedo un po’ come una massaia d’altri tempi e non nego che la cosa in qualche modo mi piaccia.Impastare, in effetti, e’ una delle cose che mi rilassa maggiormente anche se poi mi procura una serie di dolori cervicali da non sottovalutare. Ma sai il bello di fare un bel vulcano di farina in mezzo alla madia, metterci dentro l’uovo e bagnare tutto col vino bianco?E poi la maccina per stendere la sfoglia con la manovella,ahhhh che goduria passare e ripassare la pasta tra quei due rullini.Comprati la madia,non ne potrai piu’ fare a meno.

  9. Tappetino di silicone della Tupperware.
    E’ favoloso (come la maggior parte delle cose Tupperware).
    Non so se lo trovi in Francia, e probabilmente trovi cose simili anche a meno prezzo… però quello è fantastico. Si arrotola, si appallottola, noi ce l’abbiamo da quindic’anni ed è ancora fresco come nuovo; rispetto ad altri tappetini in silicone è estremamente morbido, cosa che aiuta molto se – ad esempio – ti capitasse in futuro di dover preparare dei biscotti con impasti appiccicaticci che fatichi a staccare (invece con questo li stacchi piano piano piegando il tappetino sotto il bordo del tavolo e facendo scivolare il biscotto sulla teglia)…
    Magari spendi un po’ di più all’inizio, ma ti dico: noi ce l’abbiamo da quindic’anni, forse anche di più, e sembra appena uscito dalla scatola.

    1. Ecco, scusa per il doppio commento: ho dato un’occhiata sul sito della Tupperware e ho visto che si chiama “foglio pasticceria”, per la cronaca, e non “tappetino di silicone”.
      Te lo dico solo perché magari ti mettevi a cercarlo fra le cose in silicone e non lo trovavi 🙂

      1. Noooo, basta eccome!
        Seriamente: è grosso, è più che sufficiente, non vedo come possa essere troppo piccolo. Noi ci siamo sempre trovati comodissimi. Fosse grosso terrebbe fin troppo spazio, per dire.
        Figurati che io a Pavia ne ho uno che è molto più piccolo, e in qualche modo mi faccio bastare pure quello… 🙂

  10. Spianatoia. Il tagliere è quello su cui si taglia, la madia quella in cui si impasta e si conserva il pane. Poi però l’importante è capirsi.
    Osservazione importante: per GLI gnocchi (Il gnocco, pl. I gnocchi, è esclusivamente riferito alla specialità dell’Emilia-Romagna e gli emiliani – ed ancor più i romagnoli – se ti beccano a fregare qualcosa a loro non sono contenti e chissà che ti fanno) ci vuole una superficie di legno, che sia asse, tagliere o altro. Assorbe l’umidità in eccesso ed evita di conseguenza di usare troppa farina e quindi di tramutare glu gnocchi in proiettili per cerbottana.
    La mia nonna genovese doc non li passava né sul retro della grattugia, né sui rebbi della forchetta, ma li ‘strascinava’ sulla spianatoria con il pollice formando un incavo (altro vantaggio del legno: aumenta la frizione e quindi evita di trascinare una pallina di impasto da una parter all’altra del tavolo).
    P.S.: mi piace il tuo blog, ora lo metto tra i preferiti – anche se indubbiamente il fatto che possa essermi sconosciuto o non piacermi non sconvolgerebbe la tua vita.
    P.P.S.: Torino è molto cambiata e mi ci sono riconciliata perfino io, il che è tutto dire.

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