Il male che è stato fatto a Giuseppe Verdi, ovvero: Non è solo colpa di Bossi, ma anche di Nana Mouskouri (e la Grecia del tutto innocente non è)

Alle elementari noi facevamo Canto Corale, il sabato mattina, con il maestro che si chiamava come quelle che, se stanno sul soffitto e sono a vista, fanno aumentare il valore locativo del vostro immobile. “Maestro” non nel senso che era un maestro elementare, ma nel senso che era un MAESTRO, un musicista che ci insegnava canto corale, suonava la pianola e scriveva canzoni. Il nostro repertorio era composito: ABCDEeFfeGì (che era una canzone sull’alfabeto e i vocalizzi), Fratelli d’Italia, We shall overcome, La lambada e il capolavoro del maestro di cui sopra che aveva per titolo Valli svizzere e parlava delle vacanze in Svizzera del suddetto. Il pezzo che amavamo di più, però, era Va’ pensiero o – come diceva mia sorella che non faceva canto con noi ma musica (e melodica!) con il figlio della sua maestra, diplomato al conservatorio – La canzone del parmigiano.

Ecco, se voi pensate che il peggior affronto a Giuseppe Verdi e a Va’ pensiero lo abbiano fatto la pubblicità del parmigiano, Umberto Bossi o la nostra classe quando fu obbligata a cantarla su un palco allestito nella villa Imperiale, esposti al pubblico ludibrio delle scuole medie, bene, io sono qui per dirvi che no:

Nana Mouskouri ha fatto anche questo: si è fatta scrivere un testo malinconico sulle note del povero Verdi (Quando canti, canto anch’io con te, Libertà. E quando piangi, piango con te, un po’ come Bobby Solo, a ben vedere) e l’ha cantato. Male, tra l’altro. Stridente e languida. Da notare: 1) al minuto 1:38, quando – non l’ho ancora capito – graffia col gesso sulla lavagna oppure canta Qui-es-tu? Religion ou bien réalité (vero stupro di Arpa d’or dei fati-di-ici va-a-a-ati); 2) al minuto 2:29, in cui afferma di capire che si voglia morire per difenderla, la libertà (povero Brassens, povero); 3) al minuto 3:30, l’evidente debito d’ossigeno che la costringe a sgranare gli occhi; e soprattutto 4) la costante espressione tra l’incredulo, il convinto, l’annoiato e il lucianorispoli, quando non ricordava le parole che fingeva di cantare al Tappeto volante.

Ad ogni modo, è giusto che voi sappiate che Nana Mouskouri è stata deputata europea per il partito conservatore greco Nuova Democrazia (quello che qualche responsabilità in tutto quello che ci capita ce l’ha, per capirci…) e ora percepisce la pensione. E’ giusto anche che sappiate che la sua pensione annua per una legislatura da eurodeputata greca ammonta a 16.000 euro l’anno. E che sappiate anche che lei vi ha rinunciato, per aiutare la Grecia. E che sappiate che il governo greco ha ringraziato ma che, a detta della Mouskouri, continuano a mandarle i soldi perché nessuno si è preso la briga di stoppare il pagamento. Ad ogni modo, dice, lei sta mettendo tutto in una cassetta e poi glieli manda tutti insieme.

E voglio pure che sappiate – infine – che la Nana Mouskouri che preferisco è quella che spruzza deodoranti per le stanze di casa sua, vestita con una tenda e ballando come ballerebbe Anna Maria Cancellieri. Casa sua in Grecia, perché da quella in Svizzera – dove risiede, non paga le tasse e risulsta una delle 120 persone più ricche del paese – non si vede il Mediterraneo dalla finestra, ovviamente.

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