Una specie di gricia, ma no, ovvero: E’ lecito cambiare gli ingredienti, basta essere consapevoli

Nel donchisciottesco tentativo di non fare finire le vacanze di Natale, per me oggi è ancora l’Epifania. Nel senso che ieri e oggi sono apparsi su questa terra per compensare la rottura di palle del 3 gennaio (il viaggio), del 4-5 gennaio (gli esami) e del 6 gennaio (lavatrice, polvere e pavimenti). Per me, oggi, finiranno le vacanze di Natale, disferò l’alberello, mi coglierà il fastidio che, quando andavo a scuola, era tipico del 6 gennaio quando al travaglio usato ognuno in suo pensier [fa] ritorno.

Ad ogni modo, non voglio pensarci e quindi niente: si sperimentano le varie capsule di nespresso, si guardano serie in gran quantità e si mangia se non molto, almeno ancora un po’. Oggi, a pranzo, pensavo di fare l’amatriciana ma poi ho cambiato idea.

«Proprio col sugo, si deve fare?»

Beh, se sì ma anche no. Ed ho quindi ripiegato su una specie di gricia, ma no. Nel senso che non avevo gli ingredienti, perché non ho il guanciale, non ho il pecorino romano e neppure – pensate – il pepe in grani, solo quello banale, già in polvere. Potevo rinunciare, come fanno quelli che son precisi, ma alla fine ho pensato che Si-può-fare. Insomma, è il caso di ammetterlo: gli ingredienti giusti, quelli precisi e originali sono davvero una delizia ma ci sono casi in cui non si posso usare e dunque non è soltanto lecito e indispensabile ma è etico modificare. Quando costano troppo, ad esempio, e tu hai altre priorità. O se qualcuno è allergico a qualcosa. Oppure quando è l’8 gennaio e non hai fatto poi una spesa così assennata e hai varie cose ma non quelle che ti servirebbero. In questi casi, e in tutti quelli che vi vengono in mente, si possono sostituire gli ingredienti e fare un piatto d’accatto, remixato, rigenerato con quello che c’è. Che è meno buono, eh, lo so, che non è la ricetta vera vera vera che ha diritto al proprio nome, ne sono cosciente, ma che si può fare?

Quindi ho spostato tutti gli ingredienti di una tacca: il guanciale è diventato lardons nature, il pecorino romano del grana padano, il pepe in grani vabbé quello banale e al posto dei maccaroni ho usato dei tortiglioni, Barilla tra l’altro.

Buono? Sì, sapete?

E adesso, un’altra fetta di galette des Rois e sparecchio la tavola. Sono le quattro e mezza, lo so, ma io sono lento.

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20 pensieri su “Una specie di gricia, ma no, ovvero: E’ lecito cambiare gli ingredienti, basta essere consapevoli

  1. attenzione!!!! IL rischio che corri e fai correre ai tuoi conterranei (i francesi, quindi) è enorme!! E’ cosi che un italiano doc finisce (poco a poco e rimanendo nel suo straniero) per “imbastardare” alcune ricette della tradizione dando loro il nome che aveva all’origine ma con cui non ha più nulla a che fare (nel tuo caso “la gricia”). Più tardi, dirai ai tuoi figli che questa è la gricia e loro questa informazione trasmetteranno ai francesi!!
    Ed è cosi ‘che si vedono spesso libri di cucina italiana ,scritti, ad esempio, da inglesi con un’origine italiana, in cui la carbonara sono con panna e ketchup!!!
    Pensaci 😀

    1. ma hai prefettamente ragione, figurati! infatti tutto sta nell’essere consapevoli, nell’essere coscienti del fatto che stai facendo qualcosa di raffazzonato e che una specie di e soprattutto ma no 😉

      Detto questo: non scrivero mai, ahimé, libri di cucina ma se dovessi farlo, ti giuro che non scriverei mai di ketchup e panna. Però ti avverto che ho conosciuto svariati italiani che volevano mettere la panna nella carbonara, e mi guardavano saputi quando dicevo che no, secondo me no. Però a me la cabonara viene sempre un po’ male, e mi vergognavo a insistere.

  2. Vero : la consapevolezza è quella che salva l’uomo (oddio dipende dai frangenti, ma questo è un altro discorso).
    Lo so, lo so che ci sono italiani che mettono la panna nella carbonara…Basta dare un occhio a qualche ricettario storico per rendersi conto quanto sbaglino (per non parlare delle papille che dovrebbero reagire ancor prima a tale infamia)

  3. anche io devo raffazzonare tutto, perfino le ricette austriache in austria: sei lì che fai i kaesespaetzle e ti accorgi che non hai il burro, così lo sostituisci con dell’italianissimo olio d’oliva. non saranno veri veri veri, ma si lasciano mangiare lo stesso.
    poi le ricette precise le teniamo per quando viene qualcuno e vogliamo fare bella figura.

  4. Beh, basta che tu non diffonda le tue ricette “alternative” (non nel senso di fricchettone ma nel senso di “altre”)! Anhce io qui non trovo quasi mai gli ingredienti giusti, cosi mi devo accontentare dei “surrogati”…:/

          1. Temo proprio di no, Suib. A meno che non sia una “conquista” recente. Anche alla Grande épicerie…
            Una connazionale che ha un programma di cucina italiana, nella sua ricetta per l’amatriciana, chiama il guanciale “joue de boeuf” (guancia di manzo).
            Con il risultato che una sera un amico francese ha messo nella amatriciana che ha voluto farmi a tutti i costi delle guancette di manzo…Nulla a che vedere, ovvio…
            Dovresti chiedere forse joue de boeuf ma specificare che si tratta di “charcuterie”.
            E pensare che ci sono solo 1000 KM (forse meno) tra qui e la frontiera!

  5. e magari anche la gricia è nata proprio allo stesso modo…. un Suibhne qualunque voleva fare un’amatriciana….
    A proposito di pesto alla genovese, l’altro giorno al programma della Parodi c’era…quello chef che fa anche Masterchef….boh! non ricordo il nome…quello che “è tutto lui”, insomma, diceva che i pinoli vanno sempre tostati perchè hanno un “vermetto” (?) che non andrebbe mangiato crudo (???) ma perchè nel pesto i pinoli vanno prima tostati??? MAI SENTITA QUESTA COSA!

    1. boh, anche io l’ho sentita ma non causa verme ma causa sapore che si sprigionerebbe meglio dopo tostatura… però non l’ho mai visto fare e escluderei che sia un’abitudine antica…

  6. ma se io non riesco neppure a fare una pasta al tonno che sappia di pasta al tonno! è impossibile con gli ingredienti locali. ad esempio la passata è tanto acida. il tonno sa di pesce e il nostro tonno invece sa di tonno.
    non so se si è capito, ma io so quello che volevo dire ^_^

      1. La prima pasta al tonno che ho fatto sul suolo francese ha avuto un enorme WTF come commento. Da allora non mi sono più azzardato (ma non rimpiango nulla, ne ho mangiato per molte vite durante l’università, sicché…)

  7. Forse il guanciale lo ha la gastronomia italiana in fondo a Rue Montorgueil, pero’ è un po’ che non ci vado per cui non posso assicurartelo.
    Ti faro’ sapere alla prima occasione!

    @ mariantonietta: sei in buona compagnia! Io a volte mi tiro i pizzicotti e dubito persino di saper cucinare quando non sono in Italia… Il problema è che gli ingredienti sembrano finti, alcuni non hanno sapore, altri hanno un sapore strano, insomma, un disastro 😦

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