Ho fatto una cosa brutta

Ho fatto una cosa brutta. Ma brutta che mi vergogno un po’ e ve lo dico per espiare. Ho riso leggendo la tesina di una studentessa, Clam Chowder nella fattispecie. Ho proprio sbottato in un ah-ah-ah rumoroso, nel silenzio della caffetteria della BnF. Sono esploso nel nulla e nella costernazione generale, come quando ascolto La Pina in podcast sulla RER A la sera tardi, tra gente che mi crede babbeo.

Ho riso, non l’ho fatto di proposito. So che non è una scusa ma ve lo giuro, non l’ho fatto di proposito. Però se parli di letteratura del XII secolo e dici che è bella perché « la letteratura romantica (sì, romantica come la canzone di Tony Dallara e la letteratura di sette secoli dopo) è spesso interessante da leggere perché ti porta in un posto inimmaginabile, in un mondo fantasme (che lei non lo sa, ma vuol dire anche fantasia nel senso di – sessuale) lontano dalle distrazioni della realtà (tipo Ernesto Calindri, capito?)»… E se pure concludi con «A parte questo, offre belle storie»…

Beh, io non voglio e mi vergogno ma non ce la faccio e mi metto a ridere.

Io gliela volevo dare la sufficienza, davvero, ma mi hanno detto di essere severo, quindi…

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21 pensieri su “Ho fatto una cosa brutta

  1. Povera Clam… Dopo tanto penare neppure la sufficienza! Però hanno ragione quando ti dicono di essere severo che certe cose non si possono proprio sentire. E si ride per non piangere 😦

  2. Vero, ridere per non piangere. Una mia studentessa di cinema, dopo 2 mesi e mezzo di lezione, ha cominciato la tesina così: “Il neorealismo è stato un periodo molto difficile per gli Italiani”…. ho capito che forse intendeva il post-guerra, ma mi sa che lei intendeva proprio il neorealismo.

  3. io ricordo un compito di letteratura tedesca sul Nibelungenlied al liceo in cui una mia compagna scrisse “Siegfrid hat einen magischen Schwanz”..intendeva Schwert, spada, Schwanz in tedesco significa coda ma anche pisello..la mia prof rise un sacco

  4. che brutte ferite hai riaperto! di link in link sono finita su di chi è la colpa quando piangi agli esami.
    scuola media, ero bravissima, la prof mi ha interrogato 3 volte di seguito sul romanticismo. ho pianto per tre volte di seguito, proprio non ci capivo niente e lei alla fine ha desistito
    liceo: il prof di greco (notissimo stronzo, correva voce fosse stato cacciato dalla sua vecchia scuola perché era pazzo) mi ha fatto ripetere per circa mezzora la coniugazione di un verbo, che evidentemente non avevo studiato e si capiva anche al primo tentativo, fino al suono della campanella. ho pianto perché lo stronzissimo mi ha umiliato. secondo me il suddetto prof mi ha definitivamente allontanata dallo studio del greco (eravamo a novembre del quarto ginnasio) che ho iniziato a riprendere in mano al liceo, quando il prof era un altro.
    all’università non ho mai pianto.
    la morale è che se piangi a un esame è perché hai il ciclo e non ti sei ancora abituata a tenere a bada gli sbalzi d’umore. per i maschietti non lo so.
    infine: prof, se vuoi ridi di lei, ma non la bocciare!!! premia il suo impegno con una bella sufficienza stentata. 😉
    ps: lo sai, sono ancora dall’altro lato della cattedra, quindi molto sensibile all’argomento.

    1. beh però non so se sarebbe giusto per quelli che la sufficienza stentata l’hanno raggiunta, no?

      detto questo: cattivi quei professori che hai avuto! ma tanto!

  5. Anch’io sono a favore della sufficenza.
    Se le molli un 6 non ti dovrai nemmeno sentire in colpa per aver riso considerando che lei non era presente quando è successo.

  6. Ma che cosa brutta: se fa ridere fa ridere! 🙂 E poi, suvvia, prendiamo le cose con ironia ma anche un po di…SEVERITA’, mi raccomando! 😉

  7. la cosa veramente brutta è stata esplodere nel silenzio della caffetteria della bnf se quando l’hai fatto eri da solo. certe cose vanno assolutamente condivise… 😉 (o ti riferisci a venerdi’ scorso?)

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