Il dono della sintesi

Io sono stato criticato per la mia asciuttezza, per mettere una parola dove di solito ce ne si mettono due, per le mie risposte secche. Sono sintetico, a domanda rispondo, non ridondo. So che magari qui non si nota e so che magari non si nota neppure quando racconto cose partendo dall’inizio e aprendo parentesi. O quando parlo per quattro ore di seguito. Ma sono sintetico, essenziale. Per questo a volte posso sembrare criptico, allusivo o ermetico, e me ne rendo conto sempre troppo tardi.

Mi hanno imputato, sghignazzando, una ligustica e occamiana parsimonia e l’hanno fatto in sede di discussione e non mi è dispiaciuto perché in fin dei conti mi piace essere considerato così, ligure, occamiano e dunque parsimonioso di parole e di cose.

Il fatto è che oggi pomeriggio devo fare il contrario e mi hanno chiesto la sintesi di un mio articolo, anzi due sintesi: una in francese e una in inglese il tutto in meno di dieci righe. Ma già il mio articolo è breve e asciutto, sei cartelle note comprese! No, devo sintetizzarlo ancora, solo che non sono capace. Tralasciamo il problema di scrivere in inglese, lingua nella quale è dal 1998 che non scrivo nulla di più raffinato di  I’m all out of faith, this is how I feel. Ma rendere in dieci righe e in due lingue quattro cose in croce non lo so fare.

E come lo riassumo, ora? Mi ci sto picchiando da un’ora e, nella migliore delle ipotesi, sforo di cinque righe il limite con la sola versione francese, mentre in quella peggiore il limite è rispettato ma non si capisce di cosa stia parlando, ma neppure l’argomento, neppure vagamente.

E ora che faccio? Nella mia esistenza, fino ad oggi, ho sempre avuto la necessità di allungare il brodo, mai di asciugarlo. Ho sempre dovuto mettere un paio di bicchieri d’acqua calda, nella zuppa, non due cucchiai di farina per addensarla. Beh, a parte l’altro ieri, con la vellutata di cavolo e ho pure esagerato, rendendola troppo spessa…

Vedete? non so come si fa, non sono abituato.

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8 pensieri su “Il dono della sintesi

    1. guarda, grazie. L’ho mandato tradotto male, rimettendomi alla clemenza della giuria 😉 Però, nel caso, ti riutilizzerò in futuro! In cambio chiedi quel che vuoi, quasi.

  1. la farina nella minestra? questo è interessante. qui per fare le zuppe cremose ci mettono solo la panna. sono cremose, non c’è che dire.
    bellissima la citazione musicale! 😀
    per il riassumere non ti saprei consigliare: ogni volta che mi dicono di scrivere qualcosa, dopo 10 righe ho finito. penso che farei il riassunto del riassunto del riassunto. scrivi tipo trama di film, ma mettendo solo il plot, e hai già finito. però tu scrivi di filologia, neh?

    1. beh, anche qui mettono crème fraîche dappertutto ma basta non farsi fregare. La farina per addensare è il più antico dei rimedi della nonna, te lo consiglio. Ma stempera bene, se no s’appallottola e fa i motti (te lo dico così, che tu sei compatriota e capisci).

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