Del perché non firmerò (né firmerei) per il referendum elettorale

Io nel 1996 non votavo né per la Camera né per il Senato. Se avessi votato per la Camera, ad ogni modo, avrei scelto Gianni Marongiu, di Rinnovamento Italiano – Lista Dini, nel collegio uninominale. Se avessi votato per il Senato, invece, avrei scelto Aurelio Crippa, dei Progressiti, che era il nome con cui si presentavano i candidati di Rifondazione quando c’era la desistenza dell’Ulivo, per non spaventare i votanti. Io, però, non avrei voluto votare la lista Dini (e chi avrebbe voluto farlo?) Rifondazione, soprattutto non un candidato di Sesto Sangiovanni catapultato in un collegio che si sapeva sicuro.

Nel 2001, invece, ho votato per la Camera e ho votato Carlo Rognoni. Non è che sprizzassi gioia da ogni poro ma alla fine ero abbastanza soddisfatto, perché era dei DS che era il partito che volevo votare. Non ho votato, invece, al Senato dove però avrei scelto Nando Dalla Chiesa, della Margherita. Inutile dire che non avrei votato la Margherita (ma ve la ricordate, la Margherita?) Nando Dalla Chiesa, un candidato catapultato sempre perché si riteneva il mio un collegio sicuro.

Per questo motivo io non firmerò per il referendum che chiede di abolire il Porcellum per riesumare il Mattarellum. Non era un buon sistema elettorale, obbligava la gente a votare partiti che non avrebbe mai votato perché dall’altra parte c’era la Lega, An o Forza Italia. Era un sistema che mandava in Parlamento, con i voti di gente che avrebbe votato DS, Rifondazione o PPI, gente che era della Lista Dini, dei Verdi, di varî gruppi di cui si son perse le tracce ma che avevano una capacità di ricatto altissima: Ah, tu non candidi venti dei miei in collegi sicuri anche se ho lo 0,5%? Bene, allora io mi presento da solo e ti faccio perdere 50 collegi in cui siete sul filo del rasoio. Era un sistema che faceva eleggere la Carlucci in Calabria, Mattarella in Trentino o Di Pietro (o Sandro Curzi o Giuliano Ferrara) nel Mugello. Era un sistema che obbligava a coalizioni mostruose ed equilibriste, non meno mostruose ed equilibriste di quelle a cui obbliga il sistema elettorale di adesso. Era un sistema che obbligava i partiti grandi a sfumare le proprie proposte e quelli piccoli a radicalizzarle per aumentare non tanto la propria base elettorale, quanto il potere di coercizione.

Non era un buon sistema. Era migliore di questo, forse, che ne conserva tutti i difetti principali (obbligo a coalizioni – o a partiti – mostruosi e candidati catapultati ai quattro angoli della Penisola) ed è per questo che se mai si dovesse votare su quel referendum voterei sì, ma non era un buon sistema.

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8 pensieri su “Del perché non firmerò (né firmerei) per il referendum elettorale

  1. Bravo bravo bravo bravo……hai espresso sinteticamente e con successo tutto il mio disprezzo per la precedente legge elettorale (non che il mio disprezzo per l’attuale sia minore, anzi, sicuramente ancor più da disprezzare…ma, come dice il volgo: “tra il marcio e la muffa…”)…..

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