Esperimenti di traduzione letteraria che renderebbero felice Luca Zaia (e un mio ipotetico biografo del futuro)

Quando uno pensa ai lavori che gli potranno capitare nella vita non pensa mai ai più umilianti, che ciononostante possono capitare. E’ un meccanismo di autodifesa piuttosto lampante: da bambini vogliamo fare un lavoro che abbia una certa riconoscibilità (il giornalista, il medico, l’aviatore…) non uno di quegli impieghi che non si sa bene cosa vogliano dire (il geometra, l’impiegato di concetto, il filologo romanzo…).

Invece esistono lavori a cui non pensi perché non ti pare plausibile possano esistere nella realtà, tipo il guardiano del faro, il cardatore di conigli d’angora, il ministro per l’attuazione del programma di governo. Oppure il traduttore letterario dal veneto al francese, che è quello che sto facendo ora.

Non vi darò dettagli o informazioni supplementari, vi basti sapere che stasera avrò finito e che non diventerò ricco.

Non grazie a questa traduzione, almeno.

Ma si mette questa cosa sul curriculum? bah

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13 pensieri su “Esperimenti di traduzione letteraria che renderebbero felice Luca Zaia (e un mio ipotetico biografo del futuro)

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