Quel girarsi

« Girarsi dopo essersi guardati, girarsi come di spavento improvviso. Come se fosse scoppiato un raudo a due metri di distanza dai nostri piedi. Cioè quel girarsi proteggendosi la faccia, staccandosi, in salto, per un centimetro e mezzo circa da terra, quel girarsi continuando a guardarsi i piedi, quel girarsi fatto di difesa – l’avambraccio a coprire gli occhi, le cinque dita dritte come la morte, una specie di urlo, più propriamente uno squittio – quella difesa che dobbiamo alla nostra carne, quella definitiva stanchezza che subentra, lo sguardo a raggiera si chiude come una saracinesca con lo sbattere delle palpebre, scende l’avambraccio, scende lo scroto, qualche goccia di sudore scende per altri ricordi, altri spaventi. Ci si gira e ci si guarda nuovametne e come ci si è girati ci si torna a girare. Piano, certamente, guardando quella precisa macchia sul marciapiede, quel preciso gatto addormentato vicino alla macchia, guardando quel motorino impossibile, quelle finestre aperte da anni e mai chiuse, guardando le proprie mani un po’ sporche, smettendo di guardare la rotondità del ventre di Ale che lascia crescere una vita non mia nel suo ventre, mentre mio padre prendeva confidenza con la fossa. »

More about Il nemico
Emanuele Tonon
Il nemico.
Romanzo eretico.

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2 pensieri su “Quel girarsi

  1. Ciao Alessandro!

    Sapevo che ti avrebbe colpito l’operaio-teologo: forse scrive un pò “troppo bene” ma in questi tempi sciatti è peccato veniale…

    Buona estate.

    G.

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