Le due sorelle, ovvero: Ecco com’è andata a finire…

Non so che infanzia avete avuto, se avete avuto un’infanzia normale oppure se, come me, cercavate di insegnare l’alfabeto, la storia e anche l’inglese alle bambole di vostra sorella. Io lo facevo e vi giuro, vi assicuro che ho percepito più umanità in quei corpicini di gommapiuma, ho notato più epifanici guizzi di illuminazione in quelle biglie oculari di quanto ne abbia notate mercoledì e anche stamattina nella nuova speedy studentessa. Intendiamoci: non stupida come talune, non disinterressata come talaltre no, non è questo. E’ assenza totale di umanità. Ma andiamo per gradi, anche se rapidamente che ho da fare.

Dove eravamo rimasti? 10 ore in 5 giorni e poi perché? Bene, iniziamo dal fondo, dal perché, cioè quello che le ho chiesto il 13, mentre scampanellavo imbarazzato davanti alla porta della strana società acrostica perché chi doveva aprirci era in ritardo e non trovava parcheggio. Quindi perché vuole imparare l’italiano? Così. … Non le serve per lavoro, per… No. Non so, forse vuole andare in vacanza in Italia o c’è stata e… No. Non ci sono mai stata e non progetto di andarci. Ma mi piace il suono. E ogni tanto guardo Raiuno. Beh, può bastare. Ci aprono la porta, lei è irritata per l’attesa e ancora più irritata perché all’interno scopriamo persone che potevano aprirci e non l’hanno fatto. La prima lezione procede bene, perché lei è irritata ma soffre il suo ruolo subordinato di discente. Ma non ve l’ho descritta? ve la devo descrivere? Immaginatevi una specie di Eva Mendez a cui hanno risucchiato l’anima e che risponde a monosillabi alle vostre domande, prende appunti, ha sempre uno strano, enigmatico, un po’ beffardo, sorriso a mezzo labbro. Le dico Ripassi i verbi, domani, mi dice .

Oggi, però, era la seconda giornata e tutto è stato più complesso. Entro dieci minuti in anticipo e lei è già seduta in una di queste strane sale vuote che hanno il nome di pittori contemporanei, rimbombanti di parquet che sa di cera d’api, con i tavoli a U, le pareti imbiancante, le lampade design povero. Mi dice Possiamo aspettare cinque minuti che oggi viene anche mia sorella? Sua sorella? … Sono preso in contropiede, dico OK e mentre tiro fuori il computer, i pennarelli e il libro mi dico “Ma perché cazzo sua sorella!?”. Poi vedo la sorella e mi chiedo se poi davvero tutta quella roba del patrimonio genetico è vera perché entra una cosa spettinata, caciarona, una specie di Jersey Shore nata a Tunisi ma francese e incinta come una Frances McDormand in Fargo. Si vede che la mia studentessa la odia, la sente fastidiosa, ingombrante e inadeguata ma percepisce che il mondo vero è di quella specie di variante gravida di quella Flo che lavorava da Mel piuttosto che di quella perfetta madre di famiglia educata e inanimata che lei rappresenta. Ma sono sorelle veramente? Certo, i cognomi sono diversi ma in ‘sto paese bislacco le donne prendono ancora il nome del marito e quindi se la donna posata ha un cognome astruso, l’altra può rivendicare la discendenza patrilineare da Aronne o, meglio, può farlo suo marito. Saranno sorelle? I nomi tradiscono una comune demenza di chi glieli ha dati: se una si chiamava, ricorderete, come una vincitrice della Talpa, l’altra, beh come spiegarvelo? l’altra si chiama… come dirvelo… ecco, si chiama come la prima parte del motto benedettino, quella prima dell’et. Vi rendete conto?

Ad ogni modo, faccio un riassunto delle puntate precedenti, sul verbo essere e quello avere, sugli articoli e su qualche parola e la nuova arrivata chiacchiericcia mentre la sorella si irrigidisce. Quella ridacchia e non capisce cosa fare negli esercizi (basta aggiungere un non, glielo giuro!) e questa si irrigidisce e le riserva cortesi sferzate. Dopo due ore in cui scopro che non sanno che Venezia è una città costruita sull’acqua e si sorprendono del fatto che si viaggi in barca, in cui mi dicono che la parola lagune in francese non esiste (e invece sì, stronze!), in cui mi accorgo che ignorano che Milano sia la città della moda e in cui apprendo che per loro Ventimiglia è nota per essere un punto di smercio di borse contraffatte, in cui la nuova venuta dice di essere andata a prendere una pizza in Italia, vicino a Cannes (sic!), ma di non sapere dove, ecco, dopo due ore vengo informato anche che dovremo riprendere le lezioni a settembre perché lei non riesce a fare sei ore in tre giorni, visto che i bambini non vanno a scuola. Ecco, ma tutta quella fretta, tutto quel bisogno di chiudere entro luglio? niente più mafiosi, niente più vacanze? No, vacanze sì perché forse l’ho convinta e prenoterà un viaggio a Venezia, anche per i bambini. E poi le pare di imparare, è molto contenta.

Ricomincio a settembre, dunque, e senza la sorella incinta perché Starai partorendo proprio in quei giorni, vero? dice l’altra, passivamente aggressiva. Voi avete capito da che parte sto, vero?

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20 pensieri su “Le due sorelle, ovvero: Ecco com’è andata a finire…

  1. 😀

    Comunque…

    “Non so che infanzia avete avuto, se avete avuto un’infanzia normale oppure se, come me, cercavate di insegnare l’alfabeto, la storia e anche l’inglese alle bambole di vostra sorella”.

    Io cercavo di catechizzarle. Le mie, ché son figlia unica.
    Mi vestivo da suora (giuro, avevo chiesto a mia mamma di cucirmi un costume da suora; il velo me lo sono preparata da sola ed è il mio più grande orgoglio), e facevo finta di essere una suora direttrice di un orfanotrofio di bambini. A tal scopo, mi facevo comprare le bambole più macilente e smunte e malsane disponibili sul mercato, perché mi dava l’idea che un orfanello dovesse essere malsano e smunto. All’epoca andavano di moda le bambole a cui colava il naso (cioè, c’erano proprio queste bambole dipinte in maniera tale che c’era un rivolo di muco che colava giù dal naso del bambolotto, che schifo), e io ne andavo matta, perché ritenevo che il naso sporco fosse un lampante esempio di disagio sociale (e io volevo bambolotti orfani disadattati).
    Qualche tempo dopo hanno cominciato a andar di moda le bambole multietniche (il morettino, il cinesino, e così via dicendo), e puoi capire il mio entusiasmo! Il mio orfanotrofio aveva finalmente cominciato a accogliere bambini del Terzo Mondo!!

    Comunque sì, cercavo di catechizzarli.
    Insegnare l’alfabeto e l’inglese, no; ma facevo catechismo.

    E comunque ti capisco; perché poi a un certo punto ho cominciato, ahimé, a far catechismo a dei bambini vivi… e ho improvvisamente cominciato a rimpiangere le bambole col muco al naso, sob.
    Solidarietà.

    1. Sai cosa? Ti ringrazio. Ogni volta che mi viene il dubbio di essere un po’ matto, di non essere del tutto a posto tu scrivi qualcosa che mi fa sentire meglio, quasi normale 😉

  2. “Non so che infanzia avete avuto, se avete avuto un’infanzia normale oppure se, come me, cercavate di insegnare l’alfabeto, la storia e anche l’inglese alle bambole di vostra sorella”.

    E si capiscono un sacco di cose…

  3. Scusa Suibhne, non starò qui a ringraziarti per essere tornato a scrivere, e per avermi offerto uno stralcio di una lezione con Ruby – và a sapere perchè l’ho immaginata così! – No, questo commento è per Lucyette e la sua formazione dickensiana. Fantastica.

      1. … beh posso dirti che a stento ho tenuto a bada la mia ansia, stavo per prendere un volo e venire a vedere di persona cosa ti fosse successo. La mia preoccupazione era che il copione si fosse vendicato.
        Ovviamente hai già letto tra le righe e hai capito che ti seguo da mesi e che adoro il tuo blog! 🙂

  4. Mah, dopo questo tristo -si tristo – bagno di realtà (da quando in qua ci si infiltra nelle lezioni di italiano della sorella? da quando in qua non si avvisa l’insegnante? da quando in qua si fa tornare il povero insegnante apposta dall’italia per sole due lezioni?) penso che dovresti comunque scrivere una sceneggiatura x Woody Allen per sublimare l’esperienza.

    E una la dovrebbe scrivere anche Lucyette, please 🙂

    PoI a settembre, mi raccomando, vendicati. Queste si meritano di ascoltare e imparare tutte le canzoni di Marco Marini, come minimo.

      1. Ah, infatti! Già mi stavo chiedendo chi fosse Marco Marini! Quello di Marina, Marina, Marina / ti voglio al più presto sposar? Ad ogni modo, ieri M. M. faceva il giudice cattivo nella giuria del Festival di Castrocaro, non so se ko spiego…

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