Un sosia certosino

Si prova sempre un brivido particolare prima di entrare in una biblioteca in cui non si è mai stati. Quanto saranno cattivi i bibliotecari? Quali crudeli espedienti troveranno per non farti avere la tessera, per restringerti l’accesso a determinate sezioni, per vietarti fotocopie, illuminazioni, prese elettriche? E i lettori, chi saranno? Studenti che devono preparare gli esami, come nelle municipali in Italia come in Francia? studenti che dovrebbero preparare gli esami ma che vociano e berciano? ricercatori noiosi il cui sguardo non potrai mai incontrare? filologi, storici, filosofi? come saranno le sale di lettura, ci sarà luce, riscaldamento, internet? e le sedie? quelle crudeli dell’Universitaria di Genova, quelle avvolgenti della BnF, quelle plasticose delle biblioteche di quartiere?

Queste domande mi facevo poco fa, prima di entrare nella Bibliothèque du Saulchoir, vale a dire la biblioteca della provincia domenicana di Francia, quella che era stata mandata in esilio quando si potevano fare queste cose, quella che aveva trovato ricovero in Belgio, in un convento presso – appunto – un saulchoir e quella che, una volta tornata in Francia e stabilitasi dietro a casa mia, ha mantenuto quel nome. La biblioteca ha due vantaggi, sulla carta: 1) è vicino a casa, davvero vicino, riducendo al massimo i tempi di spostamento, e soprattutto 2) strabocca volumi sulla patristica, del tutto introvabili nelle biblioteche municipali di un paese che, ribadisco qualche riga dopo, ha mandato in esilio i dominicani. Basta attraversare un cortiletto, scendere qualche gradino – perché comunque qui le biblioteche piacciono sottoterra – e aprire la porta.

Mi investe un odore di libri e famiglia, di biblioteca scolastica, nel senso delle scuole medie, di moquette e di anni Settanta. Mi avvicino al vetro e, all’accueil, non c’è un prete ma una anziana signora curata, con i capelli bianchi graziosamente coiffati, un rossetto lampone dato con qualche imprecisione e le braccia completamente ignude. La signora sorride e mi spiega il funzionamento della biblioteca. In quel mentre, vedo con la coda dell’occhio un roteare bianconero alle mie spalle. Penso agli sbandieratori di Siena, a un carosello della Juve ma, ancor prima a un’apparizione di Domenico di Guzmán e invece no: è una suora che si manifesta in un ondeggiare di veli e sottane. La saluto e la sventurata risponde, paonazza, mentre la bibliotecaria mi toglie il dubbio  di qualche tempo fa dicendole: Au revoir, ma soeur! Quindi si dice Ma soeur, cosa che a me sembrerebbe addirittura insultante, ma tant’è.

La biblioteca funziona come funzionavano un tempo, con i foglietti copiativi e gli schedari di legno (perché il catalogo è stato informatizzato ma non si fidi troppo, dice la bibliotecaria rieccheggiando il cardinale Lugi Lambruschini, che temeva la luce a gas e i treni). I tavoli sono ampi, il silenzio è assoluto, la luce accettabile, non c’è internet, assenza che aiuta, lo immaginerete, la ricerca. Mentre sto seduto al mio posto a sfogliare Ambrogio, arriva come un fulmine una giovane (forse) con una felpa e i capelli corti e mi dice, con l’accento polacco che avrei potuto prevedere, se voglio che mi mostri dove trovare Filone d’Alessandria, che non serve chiederlo in magazzino. Sa tutto e mi fa paura: le collocazioni a memoria, le collezioni a menadito, mi snocciola Corpus Christianorum, Sources Chrétiennes e chissà che altro con una sicurezza che mi inibisce.

Ma è stato proprio quando pensavo, soddisfatto, che questa biblioteca mi piaceva molto che l’ho visto. Un altro roteare, bianco latte questa volta. E ho visto me, cioè, uno che mi assomigliava, che dico, il mio sosia vestito da certosino. O da domenicano, forse, ma tutto bianco. Identico a me. Però con gli occhiali che avevo dieci anni fa. Ma identico!

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15 pensieri su “Un sosia certosino

  1. ah! un nuovo mistero! chi sarà il sosia certosino? solo uno sventurato che ha rinunciato alla vita mondana o un tuo alter ego alla slinding doors? sarà lì per caso, o è forse venuto a cercare proprio te, e sceglie il momento migliore per parlarti?
    come dici? deliro? uff.
    ok, forse è meglio che mi vada a fare un guaranà.
    io fossi in te questa biblioteca me la terrei cara, e soprattutto la polacca filologa.

    1. esatto! secondo me è un te dell’altra dimensione oppure, più semplicemente, del futuro. chissà come incontrerò il mio sosia… sarà un travestito ballerino di lap dance? un mendicante? peggio, un ingegnere?

  2. Forse è un segno 😀 😀
    Conoscendo un poco i domenicani, penso che – se andava vestito tutto di bianco – fosse effettivamente qualcos’altro. Anni ed anni di frequentazione di domenicani e domenicane, e non li ho mai visti senza un tocco di nero 🙂

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