Il mio 10 maggio

Non so cosa stessi facendo, il 10 maggio 1981 quando François Mitterrand venne eletto ventunesimo presidente della Repubblica Francese, il primo presidente socialista dal ’54, dai tempi di Vincent Auriol, il primo (e per ora l’unico) presidente socialista della Quinta Repubblica, il primo ad aver portato i comunisti al governo (sebbene col preciso – e riuscito – intento di cannibalizzarli) in un paese Occidentale, ben prima della caduta del Muro di Berlino.

Non so cosa stessi facendo, avevo appena compiuto due anni e avrò rifiutato la pappa, avrò giocato con gli animalucci, non so. Ed è probabile che, se anche fossi stato più grande, avrei gioito molto, mi sarei entusiasmato ma senza quell’emozione che la gente normale non capisce, quell’emozione che provi quando le elezioni le vinci nel tuo paese, nella tua regione e magari credi ancora che le cose possano cambiare. Sarei stato felice come quando ha vinto Blair, nel ’97, o Jospin, qualche settimana dopo, ma niente in confronto al ’93 (ingenuo), al ’96 (già), al ’97 (addirittura), al 2005 (che ci si credeva quasi di nuovo) e al 2006 (pure se a denti stretti).

Però di Mitterrand ricordo molte cose. Del Mitterrand successivo, intendo. Immagini sparse e cose fraintese, anche. Ricordo che c’era, ad esempio. Che c’era sempre stato, come per me c’era quel gruppo di amiconi che, nella mia testa, erano Reagan (e poi Bush), la Thatcher (e poi Mayor), Kohl e Gorbachev e poi basta. Pure Andreotti era amico loro, ma lui andava anche ai Telegatti e mi sembrava meno attore della Storia. Mi ricordo che si stava facendo l’Europa, ci dicevano, e tutti eravamo entusiasti e ci dicevano che nel 1992 sarebbe stata la data di nascita dell’Europa e i padri erano quei due, Kohl e Mitterrand e che, un giorno, non ci sarebbero state le frontiere e ci sarebbe stata una moneta per tutta Europa (la chiamavamo Ecu) e ci sarebbero stati gli Stati Uniti d’Europa. E qualcosa è successa, in effetti.

Mi ricordo la mattina del 29 marzo 1993. Il giorno prima c’era stato il secondo turno delle legislative in Francia, che avrebbe regalato al paese l’Assemblée Nationale più a destra della storia repubblicana (470 a 100) e Mitterrand la sua seconda coabitazione (la seconda anche della storia di Francia, la penultima probabilmente per sempre). Mi ricordo che c’era ginnastica e, negli spogliatoi, un mio compagno di classe, figlio di democristiani e democristiano anch’egli (per quanto lo si può essere a 14 anni), mi disse “Ma è vero che in Francia hanno vinto i fascisti?”. Un anno dopo, ma non lo sapevamo ancora, il presidente del Milan e della Standa avrebbe vinto le elezioni e sdoganato la Destra ma nel marzo 1993, almeno a Genova, anche per i democristiani quella parola voleva dire fascista. Io credo di aver fatto quel che faccio sempre in ‘sti casi, quando non si sa cosa dire: sminuisco. Avrò detto che in realtà in Francia la Destra non erano fascisti (che poi è vero, intendiamoci!) ma che mi dispiaceva per Mitterrand che era socialista, vabbé, ma mica socialista come Craxi! Ero un quattordicenne postcomunista, per quanto lo si può essere a 14 anni, era il 1993 e socialista era una brutta parola, in Italia. Lo dicevano Beppe Grillo e Antonio Di Pietro (e diverse sentenze, sia chiaro anche questo!). Un po’ me ne vergogno.

Poi mi ricordo il 1996, sarà stato martedì o mercoledì, a inizio anno, quando Mitterrand morì. Mi ricordo la paginona di Repubblica, mi ricordo i funerali, Kohl che piangeva. Mi ricordo che c’era italiano, ero in terza liceo, e la professoressa aveva provato in qualche modo a spiegarci l’architettura costituzionale della Francia o dell’Italia o di non so cosa. «Vedete, in Francia il presidente non è mica come in Italia… se morisse Scalfaro non scriverebbero a tutta pagina su Repubblica “E’ morto il re d’Italia”». Ero nell’ultimo banco, fila al centro.

Tre mesi dopo per la prima volta nella storia d’Italia tutta la Sinistra, desistenza più, desistenza meno, avrebbe vinto le elezioni. Ecco, il 21 aprile 1996 sarebbe stato il mio, il nostro 10 maggio 1981. Ma non lo è stato e mi chiedo se ce l’avremo mai, noi, un 10 maggio.

In Francia, tra l’altro, il 21 aprile è quello del 2002: Jospin arriva terzo e Le Pen al ballottaggio.

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3 pensieri su “Il mio 10 maggio

    1. non so, d’altra parte anche qui non hanno più avuto dei 10 maggio e mai più ne avranno… forse non sono più possibili, negli anni Dieci, non so davvero…

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