Faye, chiese di cemento e tetti verde acqua, come ultimo sfregio

La maggior parte di voi, la quasi totalità di voi, immagino, non è mai stata alla stazione Les Baconnets della RER B, a Sud di Parigi, tra Antony e Massy. E non vi capiterà mai di scendere qui, in questa stazioncina dove ferma un treno ogni tanto. A me è capitato oggi e continuerà a capitarmi ogni settimana per i prossimi mesi.

Ecco, per farvi capire che posto sia, immaginate una periferia, strade deserte, qualche donna triste con carrozzina, qualche vecchia seduta a far non si sa che, polvere, palazzoni, chiese moderne di cemento e tetti verde acqua, come ultimo sfregio. Neppure un panificio ho incontrato, in questo quarto d’ora di cammino dal lavoro alla stazione, per strade dai nomi anonimi – Mediterranée, Bordeaux, Canada, Lac Leman, Mont Blanc – nemmeno un supermercato, un negozio, un giardino.

Ecco, avete capito di che posto sto parlando?

Bene, riuscite a immaginare qualcosa di più lontano dal Festival di Cannes, dal tappeto rosso, dalle starlettes della Croisette? Sul binario della stazione campeggia una immensa Faye Dunaway fotografata nel 1970, distesa su un fondo nero e pubblicizzante il 64eme Festival di Cannes.

Un po’ stride, no? O è un’impressione mia?

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