«Nervosità» e grandi piedi

Ecco, voi usate, avete usato o userete il termine nervosità? Perché a me vibra sbagliato, mi fa proprio venire l’orticaria. Stavo correggendolo con un piccato tratto di penna rossa, poi ho notato che è nel testo della domanda 6 della prova d’italiano del bac di qualche anno fa a cui lo studente stava rispondendo. Non la posso correggere, dunque. Poi ho controllato e, in effetti, nervosità si usa ed è in tutti i vocabolari.

Ma voi l’avete mai usato, l’avete mai sentito? nervosismo, direi, ma forse c’è una sfumatura che non colgo? Ad ogni modo, son sempre più convinto che non ci si possa lamentare, poi, se lo studente mi risponde che « La prima settimana, però, è passeggiata a grandi piedi ».

E neppure se dice, cripticamente, « ma la gente presenta sali tutto il piace ».

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17 pensieri su “«Nervosità» e grandi piedi

  1. mi hai fatto scoprire una cosa nuova…
    s. f.
    1 l’essere nervoso; nervosismo, irritabilità: vincere la propria nervosità
    2 pl. atti, discorsi da persona nervosa
    3 (fig.) incisività, asciuttezza: nervosità di un discorso, di una prosa.

    ecco, magari nel significato 3 potrei usare questa parola, altrimenti orticaria.

  2. Uso sempre nervosismo.

    In ufficio il mio capo usa continuamente il verbo “disdettare” che a me fa venire l’ansia, perchè sono abituata a usare il ben piu’ orecchiabile disdire…

  3. Nervosità è veramente irritante! E no, non mi era mai capitato di sentirlo prima.
    Però “si avete sempre la mema vita” andrebbe tatuato sul petto di chi lo ha detto/scritto 😀

  4. Mai usato il termine “nervosità” che conosco grazie a te!
    Ma così a suono (e probabilmente sbaglio) direi che nervosismo lo associo più ad una situazione temporanea, mentre nervosità ad un qualifica più duratura del carattere di una persona, per esempio “…non ha potuto fare a meno di rispondere con evidente nervosismo, d’altra parte la nervosità del suo carattere era nota a tutti”

  5. Orticaria, senza dubbio. Rileggendo, mi associo a Gabrus e Stefano. Ma poi: non è che vivendo in un ambiente linguisticamente differente sviluppiamo verso la nostra lingua questa forma di “sensibilità” che invece non avrebbe modo di esistere se fossimo rimasti in Italia? A volte davvero mi sorge il dubbio se una parola esista o se me la sia inventata io lì per lì… E’ un brutto sintomo?

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