Il giardino fiorito

L’annuncio della casa in cui vivo adesso diceva che l’appartamento affacciava su un jardin fleuri. Non è un elemento che ho preso in considerazione, se ci fosse stato scritto che affacciava sui miasmi di una industria di pesce in scatola avrei chiamato ugualmente perché non sempre si è nelle condizioni di poter scegliere.

Sono arrivato a novembre, non faceva freddo ma gli alberi stavano perdendo le ultime foglie e di fiori neanche l’idea ma, vi ripeto, non l’ho neanche notato. Eppure stamattina, quando sono uscito dall’atrio muscoso e fresco per ritirare la posta e mi sono affacciato nel caldo, non solo nel tepore, nel caldo! di questa mattina primaverile, con il sole azzurro intenso, ho sentito un profumo dolce che mi ha sdilinquito e farcito di buon umore.

Ci sono i glicini, in questo giardino fiorito, e li credevo più rampicanti di così. Oppure non sono glicini ed è normale, quindi, che non si rampichino. Ma sì, sono glicini, perché riconosco l’odore che mi ricorda quando ci sono le vacanze di Pasqua, o è il Venticinque Aprile o il Primo Maggio e tu non vai alle elementari. E mi ricorda il 25 aprile 2001, quando andammo a una distribuzione elettorale di fave e salame a Sant’Eusebio e poi  mangiammo fave e salame sotto un pergolato di glicini cantando Di mamme ce n’è una sola (ma nessuno aveva la chitarra, neanche Federico che provava a farci fare seconde e terze voci, invano) ed eravamo tredici a tavola e Alberto aveva la barba lunga e dicevamo che toccava a lui essere crocifisso e che avremmo soltanto dovuto scegliere chi faceva Giuda e ridevamo tantissimo e il vino era buono.

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12 pensieri su “Il giardino fiorito

  1. Ricordo… c’ero! Era per la campagna di Mazzarello… e abbiamo mangiato piú salame di quanto ne abbiamo dato! Che bella gioventú!

  2. Bellissimo ricordo Ale……….mi sembra che il “GIUDA” della situazione lo fece Federico che assunse peraltro la posa del “GIUDA” dell”ULTIMA CENA”…………..ricordo anche i Panetti di PINOTTI e l’insuperabile Rognone di ROGNONI…………

  3. Vista la foto, la perfezionista ossessivo-compulsiva che è in me grida: “Ma no, non sono glicini, sono… Sono… Porca miseria!!!” Così portatile alla mano vado dai detentori dell’antica saggezza, gli augusti genitori: mio padre sentenzia che trattasi di LILLA’.
    Sicuro di stare a Parigi e non nella famigerata casetta in Canadà? 😉

    1. cara Anonima, grazie! Apprezzo molto le personalità ossessive! In effetti sono lillà, quelle piante lì. Come colore, intendo, poi non so se lo siano anche come pianta. Però mi fido di te. Quel che non saprei, invece, è se quelli di dieci anni fa fossero lillà anche loro oppure glicini. Se però dovessi passare da Sant’Eusebio, sopra Molassana, Genova, Liguria, Italia, vai a controllare e fammi sapere. Se no vado io e ti mando la foto. Però grazie comunque 🙂

  4. I glicini… in questo periodo che soo stata in italia me li sono sniffati come altri fanno con la neve…
    I glicini sono proprio simbolo della primavera inoltrata, colma di promesse.
    Peccaminosa quale sono, pero’, non ho potuto non notare nel tuo racconto le fave con il salame. GNAM!

    1. c’è chi sniffa la neve? oddio, non è un doppiosenso, vero?

      ad ogni modo, sempre fuori di doppi sensi, domenica ho fatto una basanata sul lungosenna… qui le fave costano pochissimo!

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