Di chi è la colpa, quando piangi agli esami

Non so com’è successo. Le ho solo detto “Penso che sia, signorina, non Penso che è” e Céline è crollata. Ha tirato le labbra, sgranato gli occhi e si è bloccata. Le ho detto “Cosa c’è, signorina? tutto bene?” e lei zitta. Poi “No… non sto bene…”. Le chiedo se vuole uscire, lei fa no con la testa e piange. Le chiedo se vuole che ci fermiamo ma lei dice di no, sbocconcella ancora qualcosa e poi l’interrogazione è finita.

Ma che le avrò fatto mai? insomma, correggere un congiuntivo è assolutamente nei miei diritti! e poi avete presente la faccia che ho io? posso averle fatto paura? Scrivo la mia mortificazione sullo status di facebook e mezzo mondo si interessa alla questione. Dalla Germania, alla fine, mi arrivano tranquillizzazioni: non è colpa mia e neppure del congiuntivo, chissà per cosa piange Céline a 17 anni!

Continuo tranquillo e assolto le interrogazioni, fino all’ultimo, di cognome italiano e faccia da nerd. Arriva qualche minuto in ritardo, dopo dieci minuti di preparazione inizio a interrogarlo poi si blocca. Guarda il vuoto “Cosa c’è?” gli dico. “J’ai completement oublié ce qu’j’voulais dire“. Arrossisce e gli si rompe la voce. “Stia tranquillo, Vincent, non si preoccupi che lei è bravo su…”. Da quel momento inizia timidamente le frasi, acquista sicurezza e strafottenza e poi si ferma a metà, senza saper continuare, gli occhi rossi e la voce rotta dall’emozione.

A questo punto resto un po’ inquieto. Sarà colpa mia, se due diciassettenni si mettono a piangere mentre facciamo una simulazione d’esame su un racconto di Buzzati?

Annunci

20 pensieri su “Di chi è la colpa, quando piangi agli esami

      1. Penso che sia il clima ti tensione ansia e contrasto alimentato dal vostro atteggiamento di superiorità e freddezza che già si evince nel:”sbocconcella ancora qualcosa [..], la faccia da nerd.”;Tipico del corpo docente, accentuato in maniera elevata o meno ma consuetudinario, di costumanza, di moda. L’indifferenza e il distacco di fronte la sensibiltà e l’apertura, il “Nerd” è sempre stato eticamente più corretto dello “Snob” ma meno fortunato secondo la legge della sopravvivenza e imposizione della natura Darwiniana.

  1. ti dico come funziona: hai studiato come una bestia, è il tuo esame preferito, sei terrorizzata (diciamo la cèline), nonostante sappia di aver studiato il possibile. mentre vai a scuola vedi il tuo ex, lui ti saluta con scazzo e prosegue per la sua strada. siccome ti sei distratta, attraversi senza guardare e una stronza coi capelli rossi (kinsella docet) ti insulta frenando di colpo.
    vai a scuola, tocca a te, per l’emozione non ti ricordi una mazza, l’insegnante è pure madrelingua, noterà ogni tuo minimo errore, e se non lo passi poi ti mette un meno, e poi lo devi dire ai tuoi, il tuo ex ti ha guardato storto, quella stronza in macchina non aveva mica bisogno di urlare così e “Penso che SIA, signorina, non penso che E'” … BUAAAAAAAAAAAAAAAAH!
    è solo la ciliegina sulla torta, in genere. lo dico da esperta di scene simili, anche se me ne vergogno molto.

    1. Ehm, infatti.
      Secondo me è il problema del mancare di carattere.
      Capisco la giornata storta, magari era la goccia che ha fatto traboccare il vaso e quindi vabbeh, ma a diciassette anni, mettersi a piangere per una simulazione d’esame che peraltro non sta neanche andando in modo drammaticamente catastrofico…!

      Comunque non metterti a piangere pure tu, adesso (:-D): non è colpa tua, tutt’altro!

    2. diosanto ma che vuol dire “mancano di carattere”!? parlate come il sergente maggiore di Full Metal Jacket! che facciamo, rendiamo curricolari gli allenamenti della Legione straniera, così fortifichiamo la stirpe?

      1. Beh, la scuola dovrebbe essere anche (se non soprattutto) un’opportunità di formazione, cioè se piangi di fronte al prof per una correzione cosa fai davanti ad un errore ‘vero’, un problema vero..

      2. Ehm… di nuovo, concordo con Eleonora. La scuola, oltre a insegnare, dovrebbe anche educare, e far diventare adulti: a diciassette anni sei già un giovane adulto, non un bambinetto emotivo.
        E se a diciannove incominci a lavorare e fai un colloquio di lavoro e il selezionatore ti contesta una cosa o ti tratta male, tu che fai? Ti metti a piangere? O ti metti a piangere in ufficio di fronte a tutti appena il capo ti fa una scenata, perché hai commesso uno sbaglio?
        Bisogna imparare a affrontare di petto le difficoltà, per come la vedo io (ritengo che sia proprio una cosa indispensabile, per vivere decentemente): e mettersi a piangere per una correzione a una simulazione d’esame (manco per una bocciatura all’esame della tua vita!), secondo me è decisamente eccessivo. Secondo me, il problema di tanti ragazzini (della mia generazione e poco più grandi) è che sono sempre stati cullati nella bambagia, con genitori e parenti e insegnanti che facevano di tutto per non fargli incontrare una difficoltà che sia una. Che secondo me è il modo migliore per far del male ai propri figli, per inciso.
        E a quel punto è ovvio, che alla prima difficoltà, anche minima, non sai come reagire e ti metti a piangere…

  2. sono l’unica che si sente violata
    dal fatto che qui e adesso con semplicità
    due persone ne abbiano accusato altre due
    che nemmeno conoscono
    che hanno solo diciassette anni
    di mancanza di carattere?

    (Se si piange agli esami, si piange e punto. Tu pensi di essere un insegnante, questo a volte ti rende anche un po’ giudice. E non puoi esserti dimenticato cosa vuol dire sentirsi giudicare)

    1. ma certo che si piange e basta! io mi chiedevo soltanto perché si piange ad una simulazione, così, improvvisamente, nel nulla. Cerco solo di capire. E c’è chi dice che si piange per altro e io ci credo abbastanza. E poi c’è chi ha detto che è questione della mollezza dei giovini d’oggidì, ma a quello non credo granché.

  3. Secondo me è colpa di Buzzati. Il racconto magari non era struggente, ma d’improvviso i giovini hanno percepito l’estrema amerezza dell’umorismo nero, e il nonsenso del caos. E hanno pensato a quel vecchio e alle sue amiche silenziose, le montagne, le uniche in grado di comprenderlo senza bisogno di parole, lontano dalla confusione della metropoli e delle rotative… Qualche lacrima è inevitabilmente sfuggita.

  4. Ho avuto anch’io le mie piccole esperienze con adolescenti francesi a scuola… che forse sono uguali agli adolescenti di tutto il mondo e prendono tutto un po’ sul personale.

  5. Ma dovevano analizzare uno dei sessanta racconti?Perchè potrebbe trattarsi di un caso di immedesimazione di Vincent in Enrico e di Celine in Ornella. E si sa che la preparazione di un esame-per quanto simulato- porta via tempo all’amore e l’apprendere che nella vita la fretta, lo stress, il sedersi, l’essere giudicati, son tutte cose inutili ed inevitabili che strappano il tempo all’amore potrebbe aver causato la loro concomitante tristezza.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...