Un vestito da comunista

Ho visto un tredici-quattordicenne vestito da comunista. Non «vestito da comunista» come potrebbe dirlo uno di destra, un reazionario, un qualunquista. «Vestito da comunista» nel senso del costume di carnevale, perché oggi è mardi gras anche qui.

Aveva un cappottone scamosciato con il pelo marrone debordante, di taglio anni Ottanta, una maglietta rossa attillata con una stella gialla gigantesca sul petto, un paio di jeans scuri e stretti, le converse, un colbacco con la stella dell’Armata Rossa e, scusatemi, un busto di Lenin in ottone in mano. Era a braccetto con una ragazzina vestita da cowboy, come nel più banale temino pacifista delle elementari anni Cinquanta.

Dietro di loro, una Biancaneve asiatica in mini-jupe gialla, perché oggi è anche la festa della donna.

 

Sull’aria di Mamma son tanto felice

Quasi un ventennio è passato
Da quando sorge quaggiù
Un genio atteso e adorato
Come un novello Gesù
Ed ogni oppresso cantava
Non lagrimando già più

Lenin la tua dottrina si diffonde e vola
Lenin la tua parola è quella che consola

Il dolce sogno santo
Della gran città del Sole
Che vagheggiava ogni cuore
Tu realizzasti quaggiù

Lenin il più grand’uomo del mondo sei tu
E come il Sole il tuo ideale non si spegne mai più

e poi si prosegue con:

Stalin /di Stalingrado la leggenda vola
Stalin / fermava il mostro la tua forza sola

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2 pensieri su “Un vestito da comunista

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