Un foglio che copre il pozzo, ovvero: Di bim-bum-bam, di miscela e di altre conte infantili

Ieri insegnavo italiano e ho scoperto che i bambini francesi non fanno miscela. A quel punto mi è venuto in mente che forse neanche i bambini italiani fanno miscela e lo fanno solo i bambini del genovesato. Ma andiamo per ordine.

Visto che ieri è cominciato, non so se lo sapete, in Festivàl (incidentalmente vi avverto che ho deciso stamattina per Giusy), ho preparato un esercizio su Meno male (che c’è Carla Bruni) di Simone Cristicchi. Credevo fosse un esercizio spiritoso, ma non ha avuto il successo che speravo, tignosi che non sono altro gli ingegneri. Ad ogni modo, è sorta la domanda “che vuol dire ambarabà ciccì coccò”. Ho spiegato che era una filastrocca, una comptine da bambini che si usava tante estati fa per scegliere chi stava sotto a nascondino. Se no, ho spiegato con lo sguardo intenso di chi rimembra, si usava bim bum bam. Bim bum bam? dice lui, che è lo stesso che pensava che partigiano volesse dir buffone. Sì, insomma… e gli spiego il gioco di pari e dispari che pare non esistere in Francia. Lui mi dice: da noi esiste una cosa che si chiama – preparatevi! – Pierre-Ciseaux-Feuille-Puits. Che? dico io? e mi spiega, facendo l’indice e il pollice ad anello: “Metti la mano dietro la schiena, poi la tiri fuori e magari uno fa puits, pozzo, e l’altro fa pierre, pietra, e vince il pozzo, mentre se uno…”. Pozzo? Cioè, noi abbiamo pietra-forbici-carta ma il pozzo…

Allora ho scoperto che: il pozzo vince con la pietra, perché cade nel pozzo, e con le forbici, che cadono pure loro, mentre perde con il foglio, che tappa il pozzo. A parte che vorrei vedere un foglio che tappa un pozzo, ma non si complicano inutilmente le cose? ad ogni modo, ho fatto una micro indagine e pare che in Francia la versione col pozzo esista, ma sia minoritaria (non minoritaria come la versione rock, paper, scissors, lizard, Spock ma comunque minoritaria). Tra l’altro la stessa indagine mi ha riportato alla mente che il gioco, in Italia, si chiama morra cinese, mentre ieri ho tergiversato chiamandola Pietra-Carta-Forbici.

Sorpreso e incuriosito come un Giuseppe Pitrè nel XIVe arrondissement gli ho chiesto di miscela e mi ha detto che no, i bambini francesi non sanno cos’è miscela. Almeno non quelli che da grandi saranno ingegneri. A questo punto, però, dovete aiutarmi e dirmi se miscela esiste in tutta Italia oppure è una cosa genovese o, peggio ancora, che facevamo soltanto noi in campagna prima di giocare a nascondino. Sapete come si fa miscela? tutti i bambini si mettono una mano sulla testa e dicono mi – sce – la! Al -la! si abbassa la mano, palmo o dorso. Si procede quindi a eliminazioni successive: quattro palmi e due dorsi? si eliminano i dorsi e restano i palmi che rifanno miscela finché non ne restano due che fanno bim-bum-bam.

Ecco, questa cosa esiste anche da voi? esiste ma si chiama diversamente, come un, due, tre… stella! che in Francia è un, deux, trois… Soleil! ? oppure niente, non esiste e non è mai esistito?

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41 pensieri su “Un foglio che copre il pozzo, ovvero: Di bim-bum-bam, di miscela e di altre conte infantili

    1. humm… per ora Bologna e Pisa mi dicono che non esiste… aspetto notizie dal Nord Ovest, dal Sud e dalla Sardegna prima di mettermi a scrivere un saggio di etnografia ligustica.

    1. ma mi dicono si faccia in un posto che ignoro ma si chiama Petralia e mi dicono sia in Sicilia… come la mettiamo?

      L’unico Petralia che conoscevo era “il maestro Petralia / quando fa l’accordo in do” della Famiglia Canterina, Trio Lescano, 1941…

  1. nella velenosa brianza la miscela era solo quella quando si era un po’ più grandi, per i motorini

    questo posto è impagabile. Non ci posso credere non esista bim bum bam

  2. a mignanego si fa MI SCE LA! e si sbattono giù le mani con decisione, ma c’è sempre qualche vigliacco che la mette giù una frazione di secondo dopo gli altri per girarla dalla parte che gli conviene. e poi bim bum bam. e poi “pietra carta forbici” da noi si faceva sia cantilenando “mo rra ci ne se” (alla faccia delle sillabe giuste), sia cantilenando “PIEtra CArta FORbici fiamMIFERI!”

    1. fiammiferi!? cioè da voi si usavano anche i fiammiferi?

      oh bella…

      per Miscela tu non vali, che Mignanego è genovesato… anche se mi aiuti a escludere il caso che fosse un gioco inventato da un mio amico immaginario…

  3. Uhm… basso Piemonte… direi che nel Monferrato era cosa cognita… A Castelletto d’Orba quanto meno…
    Da grande peró preferisco rock-paper-scissor-lizard-spock!
    Se vuoi indago domenica.. ho cena italica a casa mia, gente “da Trieste in giú”!

  4. Nemmeno a Prato si usa mi sce la

    (però il pozzo nella morra cinese si: era la versione “avanzata” quando la morra normale diventava noiosa)

      1. Ho provato a fare una ricerca… ma niente… Siccome sono di Prato e qui i cinesi sono più di noi magari domani faccio un’intervista e chiedo…
        Comunque su Wikipedia ci sono tutti i modi per chiamare la morra cinese ho riso due ore…

  5. A Torino, sia in citta che in provincia dai parenti, noi facevamo le eliminazioni usando palmo/dorso della mano pero non si chiamava miscela. Sono sicuro che avesse un nome diverso ma non riesco a ricordarmelo.

    In ogni caso il procedimento era, nella pratica, lo stesso.

    1. questo è molto interessante: ma dici che può essere una pratica importata dalla Liguria da qualche tuo amico? ad ogni modo grazie e su, fai uno sforzo e cerca di ricordare il nome! potrebbe essere quindi una conta del Regno di Sardegna… bisognerebbe chiedere ai sardi, ormai…

      1. Se é stata importata allora doveva essere parecchio diffusa. La ricordo al cortile delle elementari, ai giardinetti di corso Corsica e a Selvaggio (frazione di 200 abitatanti dove abitano i miei nonni).

        Riguardo al nome ci ho pensato a lungo e credo che noi facessimo “bim bum bam” . Pero dicevamo bim-bum-bam anche per carta-forbice-sasso e per pario/dispari, insomma le stesse conte ma MOLTO meno fantasia per definirle.

  6. Eccomi qui: io sono sardo! 🙂 Dalle mie parti non ho mai sentito parlare di “miscela” in tali contesti… Ma giacché rappresento solo una piccola regione della Sardegna (il Sulcis-Iglesiente, al massimo potrei coprire il basso Campidano), sarebbe auspicabile intervistare qualche mio conterraneo del nord della regione, così da acclarare quale sia l’origine di questo gioco. Mi hai fatto venire una curiosità folle! 😉

  7. Ma no, io lo escluderei. E poi, uno dove va a cercare informazioni sui giochi che fanno i bambini? Non mi vorrai dire che esiste pure l’Année philologique per ragazzi? 😀

    1. ma scherzi? certo che esiste! o meglio, esistono opere etnografiche tipo il Saggio di giuochi fanciulleschi siciliani ora per la prima volta raccolti ed illustrati da Giuseppe Pitrè, Palermo, 1877 ad esempio… 😉

  8. Per dirla con la Wally: “Ebben? Ne andrò lontana!” E, mentre mi allontano, mi cospargo il capo di cenere per la mia crassa ignoranza. 😦

  9. …per confermarne ulteriormente la presenza da Torino a Genova t’informo che anche nella mia sperduta valle era conosciuta…ma non usatissima, almeno ai miei tempi….or ora ricordo che c’era un qualcosa chiamato “mamanciola”…. ma non ricordo se era il nome locale di miscela o altro 🙂

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