Lo scotch sulla stanghetta

Una delle scene più penose degli anni Ottanta (tutti gli anni ’80, voglio dire, anche quelli a colori sgranati che straboccavano dagli anni Settanta) era la vista dei bambini con gli occhiali rotti, con lo scotch da pacchi o, ancora di più, con i cerotti a irrigidire stanghette incrinate, a fissare lenti lasche.

Non so perché all’epoca si facesse, per quale motivo le mamme non sostituissero gli occhiali ma mandassero in giro i bambini con quel doppio stigma: quattrocchi, come il puffo che all’epoca andava di moda, e scotchati. A pensarci bene, credo sia lo stesso motivo per cui, all’epoca, si rammendavano i calzini, si passavano i vestiti ai fratelli più piccoli (ma pure ai figli dei colleghi!) e si disfavano gli orli dei jeans perché seguissero il bambino nella crescita. Non che non si potessero comprare altri occhiali, altri jeans o altri pantaloni della tuta, solo che non sembrava necessario farlo, per un bambino che li romperà anche domani, giocando col supertele, che crescerà due centimetri al mese, che bucherà le ginocchia ogni volta che andrà sui pattini a quattro ruote fischer price, perché il blocco ruote non funziona anche se lo dice la pubblicità. Credo sia lo stesso motivo per cui, se guardate le mie foto delle elementari con gli occhi di oggi, vi sembrerà di vedere dei bambini poveri mentre se guardate le foto delle elementari di adesso, i bambini sembrano ricchi, anche se i salari di due genitori di bambino degli anni Ottanta ci garantivano un tenore di vita che due salari di due genitori di bambino degli anni Dieci solo se son professionisti e a tempo indeterminato.

Ma vabbé, non volevo parlarvi di austerità né, meno che mai, di lucciole scomparse, figuratevi un po’! Volevo solo dirvi che … ricordate quell’Austria bianca sullo schermo del mio computer? Ecco, non ve l’ho mai detto perché mi vergognavo ma ha lasciato tracce: lo schermo non funziona. Cioè, funziona quasi sempre basta che non lo si tocchi. E poi ogni tanto non funziona proprio e trasmette soltanto bianco. Ho empiricamente scoperto che, se premo con le dita un punto (ahimé sempre diverso) in alto, alla sinistra dello schermo, tutto torna normale. Ci ho ragionato ed è per questo che quando esco col computer porto sempre quattro mollette da bucato, che pinzo in alto a sinistra quando lo schermo non funziona. Ecco, è il mio scotch sugli occhiali ed è ugualmente penoso e imbarazzante. Mi sono informato su quanto può costare una sostituzione e mi hanno tutti risposto come si risponde in questi casi: “Tanto vale cambiarlo!” anche se cambiare un computer costa tre volte più che riparlarlo e, comunque, troppo.

E quindi io, che sono negli anni Dieci ma son cresciuto negli anni Ottanta e ho un salario ottocentesco (anche se con molto più tempo libero, molta meno fatica fisica e molti più arti residui di un Prolet), ho tre mollette – che una si è rotta – là, sul computer, in alto a sinistra.

Se mi vedete in BnF in questi giorni, non ridete di me, per favore.

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9 pensieri su “Lo scotch sulla stanghetta

  1. ma non ce l’ho mica questo ricordo potteriano dei rammendi agli occhiali negli anni ’80!
    I vestiti usati ereditati dai cugini, le toppe a mo’ di patchwork sui pantaloni , le calze da tennis ricucite…quello si. Pero’ gli occhiali me li hanno sempre cambiati
    Eravamo ricchi e non lo sapevo !

  2. Penso che almeno un sorriso me lo lascero’ scappare invece 😉 ma perchè in fondo sono contraria allo spreco inutile (parlando in generale e non nello specifico di un pc che penso usi per lavoro): se ricomperassi tutto ogni volta (parlo dell’abbigliamento “recuperabile” con un minimo sforzo e un massimo di risultato) o gettassi quello che non usiamo più (anche qui abbigliamento, soprattutto dei bimbi) …. insomma, il consumismo é diabolico.

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