Quando faccio l’esaminatore, ovvero: Licei francesi, lingua italiana, il cancellino e la scuola media (mentre Celentano…)

Tra le varie – analoghe ma diverse – figure professionali che sto incarnando in questo periodo c’è quella di Esaminatore. Non come Selma e Patty alla motorizzazione civile di Springfield ma in qualche modo simile. Visto che a giugno, cioè tra sei mesi, ci sarà la maturità (che si chiama bac da queste parti come ben saprete), gli studenti dell’ultimo anno (che si chiama terminale da queste parti, perché le classi vanno alla rovescia: si cominciano le medie in sixième e giù di countdown fino alla première e la  – appunto – terminale!) vengono esaminati più e più volte da professori esterni per valutarne la effettiva preparazione. In pratica io prendo la RER e vado in posti lontani e freddi, entro in scuole cattoliche (ma com’è che finisco sempre a lavorare con cattolici?) e interrogo diciassettenni in lingua italiana.

Mercoledì scorso sono stato a Sucy-en-Brie (come il formaggio, ma senza neppure una formaggeria dove comprarlo!) a esaminare sette studenti che studiavano italiano come seconda o terza lingua straniera. La cosa più difficile per il sottoscritto è non ridere quando una che ha un cognome italiano parla come Tinì Cansino e, soprattutto, non morire di noia. Un orale di maturità in italiano per francesi è strutturato così: sottoponi all’allievo un testo che hanno già visto a lezione, loro si mettono venti minuti in un angolo e si preparano un discorso, poi vengono da te, parlano dieci minuti e quindi devono rispondere a dieci minuti di domande sul testo. La noia è acuita dal fatto che tutti dicono le stesse identiche cose perché riferiscono esattamente quel che ha detto la professoressa a lezione (“Nel finale Primo Levi riprende il XXI canto dell’Inferno di Dante” “Nel finale Primo Levi riprende il XXVI canto dell’Inferno di Dante che dice Consideraté lavostrà semonsa: fatti non siete come bruti“) e perché hanno il dannato vizio francese di dividere tutto in parti (“Possiamo dividere l’articolo in tre parti” “Possiamo dividere il poema in tre parti” e via di seguito, squartando testi).

 

Un cancellino francese...

L’aula che mi è stata attribuita era un’aula del collège, delle medie, e differiva dalla mia aula delle medie per pochi elementi poco significativi: c’era una gigantografia di Thierry Henry, c’era un sacco di sporcizia per terra, la lavagna era verde e il cancellino era diverso dal chiocciolone cui siamo abituati noi e di certo non può essere usato come oggetto a lanciare in faccia ai compagni antipatici. Identico, invece, l’afrore di ascelle pubescenti che testimonia quanto, in fin dei conti, l’Essere Umano sia Uguale di qua e di là dalle Alpi.

A parte l’unico maschio, che poverino era davvero incapace e che ha preso 8/20, devo dire che sono stati abbastanza bravi, due – cioè Tinì Cansino e Demetra Hampton – davvero molto brave. La più irritante quella che mi ha detto “Scusi sa, ma io studio spagnolo e quindi faccio confusione”. Intanto trovo davvero sfigato mettersi ad accampare scuse alla fine di una interrogazione ma soprattutto: cosa ti fa pensare che io possa essere più indulgente perché studi quell’idioma là?

Stamattina ho replicato, in un liceo cattolico di Parigi con un nome cattolico che in italiano sarebbe vagamente bestemmiatorio e con una ragazzina addolorata perché a Natale tornerà in Friuli dove la nonna la rimpinzerà di cibo. Tra un paio di settimane replico di nuovo e tra i testi su cui interrogare ci sarà Il ragazzo della via Gluck.

Non vedo l’ora di sentirli leggere « Passano gli anni / ma otto son lunghi ».

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18 pensieri su “Quando faccio l’esaminatore, ovvero: Licei francesi, lingua italiana, il cancellino e la scuola media (mentre Celentano…)

  1. Se in tutto questo pellegrinare fra i vari licei cattolici capiti anche in una scuola dei Frères (des écoles chrétiennes), fammelo sapere, ché son curiosa 😀

  2. Eh ma scusa eh suibhne, lei fa spagnolo, un idioma certo più degno della lingua italiana che tra l’altro, viene parlato solo in Italia! Quanto tempo pretendi che dedichi a studiare una lingua del genere? Eh? QUESTO è quello che voleva dirti la chère fille. Ancora un po’ e aggiungeva “ringrazia dio che ci dedico un po’ di tempo”… Grrrrrrr

    1. Da come l’hai posta, mi viene voglia di telefonare al liceo e farle abbassare ancora il voto… Ad ogni modo io ricordo sempre che l’italiano è una lingua internazionale, che si parla anche in Svizzera, Vaticano e San Marino!

      Una volta mi hanno chiesto “Ma cosa è San Marino?” Credevano me lo fossi inventato per burla…

  3. Ma allora dalle medie al liceo ( “dalla sesta alla terminale”) sono sette anni e non otto come da noi?forse ho capito male.

    1. no no, hai capito bene! fanno 5 anni di elémentaire, dai sei ai dieci, poi 4 anni di collège, che sarebbero le medie, dagli undici ai quattordici, e infine 3 anni di lycée, un anno comune a tutti e due “specialistici”, così a 18 anni si diplomano tutti…

  4. Ho sempre pensato che l’italiano andasse insegnato avendo cura di far previa tabula rasa del “plan à la française”. Vengono su rigidi e senza capacità di sintesi, questi francesi.

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