Ricordi? trecentosessanta giorni fa sbocciavan le viole

Trecentosessanta giorni fa entravo in questa casa e scrivevo questo post, il primo che ho trasferito dalla vecchia piattaforma a qui. Ero pieno di entusiasmo, ero innamorato di questa casa, dei suoi pochissimi metri quadri, della vista dalla finestra, sul cortile e le case degli altri, di tutta la luce che entrava dalle finestre e dal grandissimo bancone della cucina.

Oggi non sopporto i sette piani di scale, sono morto di freddo e muffa, quest’inverno, e di caldo e basta, questa estate, perché le finestre non tengono niente e i muri esterni fanno passare l’umidità. Il forno cuoce male, ha sempre cotto male, e i muffin di Csaba son venuti malissimo, lo confesso. Per non parlare del fatto che è un appartamento dannatamente piccolo, anche per essere un monolocale: il bagno è microscopico e lo scaldabagno è talmente poco capiente che la doccia può durare quattro minuti al massimo. E la moquette! dio, come si fa a vivere con la moquette, ricettatrie di polvere? E il linoleum, non è orribile? e il fatto che, potenzialmente, qualcuno può guardarti in casa da talmente tante finestre rivolte sul cortile che ci si sente sempre un po’ osservati (e giudicati, per giunta)…

Bene, un tipo è appena venuto a visitare la casa perché dal mese prossimo mi trasferisco in una casa con le PORTE. Le porte, capite? a dividere una stanza dall’altra, che poi la casa finisce lì. Ma le porte, capite? No, non capite.

Ad ogni modo, questo post è per dire come fan presto, amore, ad appassire le rose e quanto poco ci si mette a disinnamorarsi delle case umide.

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14 pensieri su “Ricordi? trecentosessanta giorni fa sbocciavan le viole

  1. EVVAI!

    C’è una cosa che non mi torna, però: stai dicendo che la tua casa attuale non ha porte? Cioè, ha il bagno a vista sul resto dell’appartamento?
    Wow!

    ;-P

    1. no, il bagno ha una porta. Scorrevole. Ma comunica con la cucina e l’aria (eufemisticamente) passa tranquillamente da un ambiente a un altro. E’ piuttosto frequente, da queste parti…

  2. Mi ricordi la gioia di quando nel 2007 ho acquistato casa… l’abbiamo sistemata a misura, dipinta con i nostri colori, arredata con amore… nel 2009 quando l’ho venduta l ho odiata a morte. L’ultimo giorno in quel posto mi sono accorta che era come se non c avessi mai vissuto.. non diceva piu niente di me…

    In compenso ho ripreso ad amare la mia vecchia camera a casa di mamma…. 🙂

  3. mamma mia, come capisco sta cosa della porte…. mi autocopio dal post in cui ci siamo trasferiti dal monolocale a qui:

    Come risultato le Anne saltellano felici, ammirando il fatto di avere una cucina vera (ha una porta! un tavolo! un forno!), una sala vera (chiusa da una porta!) e una camera che non sta in sala, dove c’è un letto vero (rialzato da terra!!), un armadio che tiene pure i miei vestiti (chi l’avrebbe mai detto!) (e un’altra porta ancora!). E poi anche un bagno e una sala wc, (tutte e due con delle porte, signori miei!)

    tutta la mia comprensione. Goditi le porte! (noi ci spostiamo settimana prossima… non è che stai venendo a prendere il nostro posto ? 🙂 )

    1. eh, vabbè ma tu sei andata in un castello rispetto a me! io vado in un bilocale, che è già meglio ma non ho ancora – ahimé – un forno e la cucina è – ahimé – minuscola.

      Ma ci sono le porte!

  4. lo conosco bene questo ciclo! Io, attualmente, a 5 mesi dal trasloco sono ancora in fase ascendente, ma si arrivera’all’inversione di tendenza. Prima o poi

  5. Ma come sarebbe a dire “non ho un forno”?
    E Csaba? I muffin? Le cocotte? La lezione di Wilma De Angelis?

    Io oggi faccio il grande passo: gratin dauphinois.

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