L’estetica del cibo ritratto

Una delle cose che sorprendevano Roland Barthes nel suo viaggio in Giappone erano le fotografie fuori dai ristoranti giapponesi, le rappresentazioni iconiche dei cibi. La nostra cultura ne è abbastanza estranea, nessuno di noi entrerebbe in una trattoria che mette in vetrina modellini di ravioli al ragù o fotografie di coniglio in umido: non è perché tutti conosciamo la forma dei ravioli e qual è la grana della salsa o perché sappiamo che attorno al coniglio sbucheranno succulente olive taggiasche ed evocativi pinoli, è che i piatti sono difficilissimi da fotografare e, se non si è un iper-professionista, risultano assai poco appetibili in foto. E’ talmente difficile fotografare il cibo che anche quando è ben ritratto, diventa respingente nel giro di pochi anni. Provate a guardare il Carosello di Mina per la Barilla ma anche gli spot di una ventina di anni fa: non fanno venire fame neanche a mezzogiorno e mezza, neanche se sei in biblioteca dalla mattina senza aver fatto colazione. Oppure provate a sfogliare Il cucchiaio d’argento di mia mamma, anni ’60: il colore di quelle torte all’ananas, l’artificialità di quegli sfondi a turchesi, il pallore di quelle lasagne…

Eppure accettiamo le fotografie fuori dai ristoranti giapponesi, anzi: non pensiamo a un ristorante giapponese senza fotografie davanti. E’ solo perché abbiamo ancora qualche problema a distinguere sushi, sashimi e maki, malgrado Andrea Pezzi, i manga e un decennio di fighettitudine nipponica? Non credo, forse l’estetica nippo-romanica del loro cibo è credibile anche su supporto bidimensionale o forse è solo perché i fotografi giapponesi sono molto più bravi di quelli del Cucchiaio d’argento o delle trattorie per turisti.

Non saprei, però stamattina, mentre aspettavo l’autobus alla fermata in cui già incontrai una gentile signora che pranzava col sushi, ho visto compiersi un servizio fotografico attorno a un sashimi. Nel piccolo locale take away stava, in equilibrio su un trespolo, una lastra di plastica bianca lucida, su cui un signore appena uscito da Megaloman disponeva il pesce crudo. Poi lo guardava in prospettiva, cercava il miglior effetto di luce e prendeva le foto, con una macchina assai moderna. E’ stata una esperienza interessante, non fosse altro che l’autobus non passava e non sapevo che fare.

Ad ogni modo, terrò d’occhio la vetrina e vi farò sapere se le foto nuove son più belle delle vecchie, ok?

Advertisements

3 pensieri su “L’estetica del cibo ritratto

  1. Sono l’unico a trovare inquietante il carosello della Barilla? Soprattutto quando c’è il close-up su Mina che dice «È così davvero… c’è una gran cuoca IN VOI». Adesso ho paura della gran cuoca che c’è in me…

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...