Cosa deve fare un professore?

Ieri notte, in realtà, tutto è stato abbastanza normale, perché ho sognato che dovevo andare in Madagascar con un volo da Salisburgo che faceva scalo ad Addis Abeba e non era particolarmente inquietante. Forse era solo una trasposizione dell’irritazione da cambiamento di treno, in questa ipotesi Salisburgo sarebbe Parigi, il che è molto settecentesco, mentre Angers sarebbe il Madagascar, come metafora di un luogo isolato. Certo c’è da capire perché Le Mans diventi Addis Abeba, ma credo che abbia qualche relazione col passato coloniale e il senso di colpa.

Ad ogni modo, a tre giorni dal debutto inizi a pensare cosa può andare male e le ipotesi più accreditate, allo stato, sono due: il francese e la mia faccia. Che io tema il fatto di dover parlare in Francia in francese di lettura francese a venticinque francesi che parlano francese da vent’anni e che immagineranno, in quanto francesi, che tutto l’universo obbedisca al francese mi pare ovvio. Hanno un bel dire «Ma no! parla bene!» oppure «Ma no, i ragazzi son così gentili!», le signore professoresse. Anche io sono gentile, ma vi immaginate  cosa direi se il mio professore di letteratura italiana fosse stato l’ispettore Clouseau? non gli avrei tirato il cancellino, perché sono gentile, ma di certo ne avrei fatto zimbello [souffre-douleur*, tête (f.) de turc: è lo — della compagnia, c’est le souffre-douleur (o la tête de turc) du groupe; è diventato lo — del paese, il est devenu la risée du village. dice garzanti.it]. E poi mi mancano le frasi base: so dire lais bretons anonymes, so dire octosyllabe, laisse o perchemin ma come diavolo si dirà: «Volete anche i pasticcini? Smettetela di fare salotto!», «Ora fate ridere anche me» oppure «Se non la piantate all’esame vi apro il culo» ?. Lo ignoro.

E poi c’è la faccia. Me l’ha detto anche Madame, con gentilezza. Dopo «Ma no, lei parla bene!» ha aggiunto «certo, più che altro saranno sorpresi di vederla così giovane. Perché lei è giovane, ma sembra anche più giovane». Mi è caduta la testa e le ho detto desolato «E’ che non mi cresce la barba!». Mi ha guardato come una a cui la barba crescerebbe, se la lasciasse crescere, ma che capisce il mio problema. Ho pensato quindi di vestirmi da Professore, nel senso di giacche e camicia. «Però non esageri, non si metta troppo elegante», dice. Oppure da Professore, nel senso di cappello e frusta come Ted Mosby che va a insegnare pensando a Indiana Jones. «Ecco, le ripeto: non esageri».

Che fare? mi hanno detto di esagerare l’accento italiano, come in una pubblicità della pasta Panzani, per fare simpatia. Oppure di mettere della farina nei capelli, per sembrare più âgé. Mi è stato detto di essere l’amicone che ti racconta le cose, oppure di fare il crudele e inflessibile docente che ti distruggerà con domande a sorpresa sul valacco. Mi è stato detto di mettere la cravatta oppure di non pensarci neanche.

Per ora dormo bene, mi sogno ancora il Madagascar. Però…

Advertisements

22 pensieri su “Cosa deve fare un professore?

  1. …se posso permettermi io non userei la farina: è poi un problema lavarla via; molto meglio il borotalco a quel punto, effetto sbiancante valido anch’esso ma direi che è il caso, se proprio devi, di metterlo molto prima per non perderne durante la lezione che sarebbe poco carino….a parte ‘ste scemenze: IN BOCCA AL LUPO!!

  2. hai appena elencato tutti i motivi per cui io ho iniziato dalle elementari, anzi dall’asilo in realta’. poi una volta pero’, ho anche tenuto una conferenza in inglese davanti a 60 persone. ancora mi chiedo come ho fatto, ma l’ho fatto.
    coraggio, ce la si fa.

    1. hummm… tu sei sicura che siano meglio le elementari? io mi spaventerei molto di più, non so gestirli i bambini, non so come parlare… ad ogni modo credo che sì, ce la si farà 🙂

  3. Ma stai (sta) scherzando?!
    Giacca e cravatta per tutta la vita, possibilmente in completo, soprattutto se sei giovane e sembri ancor più giovane! E’ la regola aurea di tutti i giovani che insegnano (e detto da una di ventidue anni che va a fare lezioni estemporanee a classi di diciannovenni…).

    E comunque tifo anche per le domande a sorpresa sul valacco.
    Cioè. Io gliele farei davvero.

      1. ?
        A scuola da noi, tutti gli insegnanti maschi si mettono il completo, se insegnano al liceo (beh, non sempre, ovviamente, a volte vengono anche “spaiati”, ma comunque non è strano vederli in completo, insomma). Beh, ma scusa, anche negli uffici (tipo in banca o simili) i maschi lavorano spesso in completo giacca e cravatta! Mica è solo da matrimonio e funerale!

        Beh, comunque hai qualche speranza di farcela anche senza completo.
        Ma NON senza cravatta.

        1. Concordo, non c’è nulla di male a mettere un completo, anzi! Ma un jeans con camicia e giacca anche senza cravatta andrà benissimo. O un pantalone un po’ più elegante con un maglioncino blu-elettrico, per esempio 😉

  4. esperienza da nomina annuale al liceo. io 25 loro 18 (ma un ripetente ne aveva 23). non lasciarli respirare, sii puntuale e non permettere che facciano commenti. questo per le prime 3 settimane. alla prima interrogazione o prova scritta stroncali! dopo un mese ammorbidisciti;-) sii sempre onesto con loro perché infondo se lo meritano. per quanto riguarda l’abbigliamento: va bene tutto, tranne colori che evochino frecciatine, quali: marroni vari, colori cachi, verdolini color vomito ecc…;-)))
    PS. i prof in giacca e cravatta ( leggermente slacciata) cuccano di più…fai te..;-)

  5. il primo giorno e’ il piu’ duro. io ho subito (con ‘accento sulla i), e parecchio. erano in 200, praticamente coetanei. i piu’ cattivi sono i secchioni e le ragazze. i secchioni li ho tenuti a bada rispondendo con (falsa) sicurezza a tutte le loro domande sull’algebra lineare, oltre che ammiccando ai piu’ carini. le ragazze tirano le frecciatine su come sei vestita, ma solo se sei a tua volta una ragazza, per competizione femminile, comunque da quel punto di vista ho incassato. ma poi ti abitui.
    comunque secondo me tu gasi alla grande, sei ragazzo e il problema dell’abbigliamento non si pone, anzi, se vai casual ma un po’ sofisticato, sicuro ti ingrazi le ragazze. e poi l’accento italiano piace, di solito. spacca! (ma che corso fai?)

    1. i miei saranno venticinque, e li vedrò una volta alla settimana… come un professore di religione, in pratica, ma che li può bocciare… non temo i secchioni, che comunque nulla sapranno, né le ragazzine, che secondo me saranno tutte femmine tra l’altro. Temo gli sguardi perplessi e gli sbadigli. Pure le risposte cretine, ma almeno su quelle potrò fare dei post 🙂

  6. magari giacca, ma di sicuro le camper. sennò sei il giovane col palo in culo. invece con le camper sei il giovane che è giovane, non che fa il giovane. io sarei per giacca e jeans. no cravatta no (ma de gustibus). se invece vuoi esagerare, papillon!

  7. Ti sconsiglio di evitare – e con somma cura – l’atteggiamento da “amicone che ti racconta le cose”.
    Potrebbe essere l’inizio della fine.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...