La dolcezza del West

Ma voi come ve lo immaginate il West? i cavalli per le strade, il vecchio pazzo, il fortino, la guerra civile, tanti anni fa, la statua di un Jebediah Springfield
Stamattina sono andato nel West, come vi anticipavo, a vedere dove lavorerò, a conoscere i colleghi (oddio, una collega…), gli amministrativi (oddio, una efficientissima amministrativa col cognome da ultimo maggiordomo di regno d’Austrasia), la biblioteca (moderna, immensa, silenziosa e vuota), l’aula (che però era chiusa), scrutare le facce degli studenti che, accomodati su bei divanetti, guardano Secret Story su un televisore nell’immenso atrio dell’Università, comprendendo d’un colpo cosa volevano dire le smorfie dei francesi a cui dicevi L2.

Ad ogni modo, dopo aver alzato un cinque a DDV (un cinque che voleva dire “L’importante è partecipare”) mi sono immerso nella metropoli. Immerso, perché quella cosa della douceur angevine è una balla. O meglio, può essere vera solo se si fa una scorretta, scorrettissima media tra la nebbia che ti bagna la faccia a 12 gradi, la mattina, e il sole che ti secca la fronte, a 30 gradi, il pomeriggio. Ma, ripeto, è un’operazione da quelli che guardano il risultato infondo al libro di algebra per farsi venire l’espressione.

E, vi giuro, i cavalli per le strade c’erano davvero.

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3 pensieri su “La dolcezza del West

  1. trasferito, trasferito??? va bhe, com’è la collega? almeno simpatica, carina? ma che statua c’è?chi è il morto famoso??:-) tanti auguri per tutto!

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