«Come è triste questo giorno di settembre», Grazie Milva

E oggi, otto settembre duemiladieci, Milva ha deciso di smettere di cantare.

In realtà ha deciso di smettere di esibirsi in pubblico, perché non si sente più in grado di dare al suo pubblico quello che è sempre riuscita a dare: passione. E adesso che ha qualche sbalzo di pressione, e adesso, che ha qualche affanno metabolico e adesso, dati «gli inevitabili veli che l’età dispiega sia sulle corde vocali sia sulla prontezza di riflessi», ha deciso di fare un passo indietro e «abbandonare definitivamente le scene».

Fa impressione leggere parole umane e l’accettazione dignitosa del fatto che si invecchia, che è naturale che sia così e che è giusto tenerne conto, soprattutto quando pensiamo a chi si tira la faccia, a chi si gonfia di botox a chi canta in playback ma finge che no.
Che era diversa dalle altre l’ha dimostrato anche il suo – ta dan! – percorso, le scelte che ha fatto lungo una strada che partiva dal primo mattino del mondo, nel mare in un cassetto e andava avanti con gli ennî morriconi, i franchi battiati, gli astor piazzolla, la disco improbabile e gli uomini addosso, avanti marsch in una notte tarda di un Sanremo, prima di essere eliminata da una giuria ignominiosa.

E ovviamente Brecht (e Weill!), e come dice lei dice Bertold Brecht, che ci si dovrebbe fare su un corso per il sollucchero in cui mi manda quel -cht. E Strehler, e come chiude quella e.

Come si fa a partire da una filanda, con quell’atmosfera tra Paola Pitagora che fa Lucia Mondella, uno straniante banjo western, il coretto yammayé e il tremendo “Cos’è cos’è / questa vita fatta ad S / tu giri col calesse / ed io non ce l’ho”, e finire alla tv tedesca a parlare di Berlusconi, come si fa a sgambettare con Heather Parisi (con Heater Parisi, capito? a sgambettare con Heather Parisi in una tutina paillettosa grigia e nera, per giunta!) e poi fare Jenny dei Pirati al Piccolo di Milano, come si fa a cantare Marinero (Marinero, sì! I just wanna be your friend, che Alejandro è solo un nipotino) e poi Bella Ciao a Canzonissima, Milva La Rossa, a Canzonissima! e i morti di Reggio Emilia e poi le canzoni del tabarin e Surabaya Johnny, sono triste per te, e Edith Piaf in italiano  (questa è l’unica cosa che proprio non sopporto, in realtà) e poi gridare Alexanderplatz e Potemkin (le nuvole, e rossa la bandiera ta dan ta da da da) e poi cantare Alda Merini, che le ha dedicato una serie di poesie, ed essere sempre, assolutamente credibile ed emozionante?

Ecco, le classifiche non si fanno ma se metto tutti i pezzi vicino, io non so se ne trovo una che mi piace e mi emoziona così, forse giusto quell’altra che si è ritirata ancora prima, ma è diverso eccome se è diverso e nel derby di Surabaya Johnny vince Milva, e di gran lunga.

Non è una donna semplice, fortunatamente, e non è neanche una donna modesta, che la modestia è superbia. Però adesso è stanca, se ne rende conto e fa un passo indietro, senza regalarci un ultimo, grande concerto.

Meno male che a fine mese esce il disco nuovo, va’…


Non occorre che io mi sieda sul letto
a rivedere i sogni perduti.
Basta guardare gli occhi di Milva
e vedo la mia felicità.

Coloro che pensano che la poesia sia disperazione

non sanno che la poesia è una donna superba ed ha la chioma rossa
Io ho ammazzato tutti i miei amanti
perché volevano vedermi piangere.
E io ero soltanto felice.
Alda Merini

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17 pensieri su “«Come è triste questo giorno di settembre», Grazie Milva

  1. No, è stato lei, caro il mio professore (sono stato via per un po’, ma da qualche bribe qua e là mi pare che da ora in poi dovrò appellarla in siffatta maniera). Il suo pezzo è bellissimo, nonostante io non sia un fan di Milva.

    PS: il circonflesso su “ennî morriconi” solletica in me il filologo che non sono mai stato. Ma allora perché non aggiungiamo un immaginifico “astri piazzolli”?

  2. mi permetto di aggiungere i miei personali cult su milva, ché hai citato tanti pezzi ma, con una carriera intelligente come la sua, tanti ancora sarebbero da risentire e rivedere, e risentire e risentire ancora…

    E un’eneide diversa, e Non ce l’ho con te, e la sua strepitosa versione di Caffè Nero Bollente, e la sua Carmen… E poi e poi e poi…

  3. Da assiduo lettore del blog, mi permetto solo una piccola chiosa, in nome di questa comune passione: come scordare tutti i Meisterstücke? 🙂

  4. cara milva,scusami se solo adesso ho ascoltato la tua canzone…NON CE L’HO CON TE..e non so come e perche’ non l’ho mai ascoltata prima….la tua interpretazione è sconvolgente e mi fa ancora piu rabbia non averti conosciuta di persona…ciao pantera..se puoi mandami un tuo saluto sul mio diario di fb…

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