Alcuni minuti sdraiato per terra, a eterno memento del mio esser deficiente

OK, è ora di andarmene dalla BnF che voglio vedere Dog Pound che inizia proprio qui sopra alle diciannove e cinquanta. Riconsegno i libri, metto tutto nella mallette, cerco la chiave per sganciare l’antivol, la catena di sicurezza che lega il computer al tavolo, e non la trovo. Frugo bene, tolgo tutto quanto di tasca: non c’è. Sorrido dicendo calma e guardo dappertutto, nel portamonete, nella custodia del computer e tra le pagine dei libri, anche se una chiave non potrebbe starci, tra due pagini di un libro.

Niente. Non sorrido più ma ri-dico calma: se non la trovo devo far chiamare i pompieri per troncare con un immenso tronchese la catena, lasciando un coso attaccato al mio computer, a eterno memento della mia deficienza. Mi sdraio per terra a ordinamento sacerdotale o pelle di leopardo per vedere se è caduta nel raggio di qualche metro e cerco di pensare dove posso averla persa: al caffè?

Al caffè, vado e mi sdraio di nuovo per terra. Non c’è. Tornando verso la mia postazione mi viene in mente che non ero andato in quel caffè, ma nell’altro. Sicuro di trovarla, sorrido entro nell’altro caffè, mi sdraio per terra ma non c’è. Deglutisco.

In sala X, dai computer! vado e non c’è. Chiedo ai bibliotecari, non l’hanno trovata. Torno al mio posto, inizio a farmene una ragione e a sminuire il problema: in fin dei conti è solo un computer, no? Chiedo a tutti quelli seduti vicino a me, obbligo una francese che legge roba italiana a svuotare l’astuccio ma non l’ha rubata lei. Niente, niente chiave. Vado al bancone a chiedere al bibliotecario, metti che l’abbiano trovata. E’ questa?, mi chiede mostrandomi una chiave di casa. No, la ringrazio lo stesso, dico, ma lui dice Provi a chiedere anche alla mia collega… Chiedo alla collega Humm… è mica questa? e mi pare che lo sia ma non voglio sorridere troppo.

Sembrerebbe lei… La lascio provare, allora…

Ormai ci credo, vado al tavolo, cerco di aprire la serratura. Non entra. E non gira.

Poi però sì, e vado al cinema. Il film faceva cagare.

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8 pensieri su “Alcuni minuti sdraiato per terra, a eterno memento del mio esser deficiente

  1. Non conoscevo la parola “mallette”, ma è interessante, perché si usa anche qui, nella forma “maletta”. Ma praticamente solo col significato di “scroto”, e quindi come esclamazione simile a “che palle” o “che borsa”.

  2. Io ho visto ieri sera La bocca del lupo al Reflet, che te n’è parso? Molto curioso anche di sapere il giudizio di abcdeeffe (al di là del fatto che è un bel film, insomma). Ieri molta gente andava via durante la proiezione (eravamo una quindicina, e 4 persone si sono alzate e andate via a metà, e cioè prima dell’intervista che lega tutto: poveri loro). Però non è un film facile, per nulla. voi che ne dite?

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