La tenerezza (e una notizia, e qualche lacrima)

Si è vestita da sera, con qualche paillette di troppo, un rossetto carico, i capelli corti e sbarazzini, i suoi settanta? settantacinque? o magari ottanta, o sessant’anni, portati così. Alle sette e mezza, dopo Dan e Marion al clarinetto e alla fisarmonica, sarebbe stato il suo momento avrebbe cantato a cappella le canzoni che le cantava sua mamma. Tiene i fogli in mano con le traduzioni francesi e inizia a cantare con una voce flebile, incerta, con cadute vertiginose, con momenti in cui finisce strozzata, ma con gli occhi luccicanti. Canta di mamme protettive, di balalaike, di amori che crescono, di quel feigel che svolazza. E’ obiettivamente imbarazzante, stonata ed esile, la voce rotta e calante come le anziane che non ce la fanno più ma cantano lo stesso.

Certo, canta male Rachel col cognome più ebraico che c’è, in quella Casa della cultura yiddish per la Fête de la musique, ma mi sono intenerito e sarei andato là ad abbracciarla davanti a tutti, e a dirle grazie ad alta voce, così che restasse impresso nel nastro con la quale si stava facendo registrare da una sua amica.

E poi, in questa serata di tenerezza, mentre mangiavo un falafel nel Marais e un paio di ragazzetti debosciati cantavano male alcune cose, è squillato il telefono. Beh, pare che tra sei mesi uno dei miei più cari amici (quello dell’atto mancato di un anno fa, esatto) sarà padre. Io non capisco subito, perché non lo dice mica direttamente, ma quando lo capisco inizio a lacrimare come un vitello, che porcogiuda eravamo ragazzini pieni di speranze insieme e ora siamo qui, cioè io sono qui, lui è lì, undici anni dopo, un anno dopo il suo matrimonio, mentre io mangio un falafel, lui è in federazione e tra sei mesi nasce un bambino. Sono emozionato, sono contento per lui, sono contento per la mamma e non vedo l’ora di conoscere il pupattolo.

Lui dice che sarà maschio, ma secondo me…

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5 pensieri su “La tenerezza (e una notizia, e qualche lacrima)

  1. Auguri ai genitori, anche se non li conosco! 😀

    (E adesso, ecco la mia domanda spoetizzante ma sinceramente stupita: ma si conosce già il sesso del bambino, al terzo mese di gravidanza? :-O Ohibò, non pensavo assolutamente: avrei detto dopo!)

  2. Dipende dalla forma della pancia a punta, dalle voglie della mamma, dalla legge delle probabilità. Poi dalla temperatura fuori, da quella dentro, da quella percepita, dalla minima prevista. Infine va messo tutto su un piano cartesiano: se viene una parabola è maschio. Se viene un’iperbole – ed è esattamente quella che a te viene meglio – è bellissima.

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