Un cestello di bambù e delle cose al wasabi

Avete presente quelle cose bianche e dolci che mangiano nei cartoni animati giapponesi? quelle fatte un po’ a monticello con in fondo nero? quelle di cui si strafogano i personaggi divertenti, non so come spiegarvelo… Ad ogni modo, credevo fossero invenzioni della fantasia nipponica, come il walkman, le merde rosa di Arale o il gol di Keisuke Honda contro il Camerun. Invece credo di no, credo di aver scoperto oggi che esistono anche in questa dimensione e sono brioches di riso al vapore ripiene di sesamo nero. Almeno, così le ha chiamate la giapponese dalla parlata ineffabile e dalla vaga somiglianza con Keiko di Flash-yawn-forward che gestisce il Maru Market al 36 di rue Mouffetard. Benché sia a poche centinaia di metri da casa mia non ero mai entrato in questo mini market giapponese dove si trova «tutto quel che puoi trovare a Seoul, Tokyo e Taipei» a detta dell’insegna e con buona pace di Pechino e Pyongyang. Ora, in realtà proprio tutto forse no, ma di sicuro si trovano queste pallette bianche di cui ho chiesto notizia alla signorina per poi sbranarmene un paio a solo un euro e novanta.

Mentre esploravo e cercavo di capire cosa fossero le cose che vedevo sugli scaffali, tra le noccioline al wasabi, le bottiglie di salse ignote e gli ideogrammi incomprensibili, ho visto una pila di cestelli di bambù per la cottura al vapore. Ora, sono settimane che vorrei comprarlo perché la cottura al vapore è la più sana, lasciando intatte le proprietà nutritive bla bla bla e perché mi piace molto l’idea di averlo appeso in cucina. Stavo per comprarlo da 13 à table, a 18 euro, poi ci ho ripensato. Stavo per comprarne due in allegato a un libro di ricette al vapore, ieri da FNAC, a 10 euro, poi ci ho ripensato. Ho chiesto a Kioko il prezzo (chiamandolo “quel coso per cuocere al vapore”) e quando mi ha detto tluà sankan, e ho capito che intendeva 3 euro e cinquanta, le ho detto Seulement? e l’ho preso. Poi mi son fatto anche prendere la mano e ho comprato un set di bacchette, una confezione di vermicelli di riso, una confezione di tagliatelle giapponesi e una bottiglia di salsa di soia da un litro.

Ora devo solo imparare a cuocere al vapore.

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13 pensieri su “Un cestello di bambù e delle cose al wasabi

    1. Parafrasando Amado, che diceva che il porto è la migliore invenzione dell’uomo occidentale, dico che il wok è la migliore invenzione dell’uomo orientale!

      ci basta trovare la migliore invenzione dell’uomo meridionale e quella dell’uomo settentrionale, anche se per quest’ultimo propongo IKEA…

    1. lo stai dicendo solo per farmi paura… ad ogni modo, nel libro sulla cucina al wok c’è un capitolo su quanto si conservano le varie sostanze, guarderò e solo a quel momento mi spaventerò. Ecco.

        1. se l’unico rischio è che perda il flavour e non che io muoia, continuerò a usarla imperterrito anche dopo few weeks.

          Ad ogni modo ho fatto bene a non stapparla ieri sera e a finire quella di Carrefour che – tra l’altro – di flavour non ne aveva neanche il giorno in cui l’ho aperta…

  1. ma per cosa la usi la salsa di soia? io anche con tutta la buona volontà del mondo sono riuscita a metterla solo negli spaghetti cinesi.
    e poi non l’ho mai tenuta in frigo! ce l’ho lì insieme agli altri olii da un’eternità, sarà quasi un anno. anzi, no: sarà PIU’ di un anno.
    cosa dici, è un miracolo se siamo ancora vivi?

  2. La salsa di soia, se posso suggerire, si sposa assai bene con il timo.
    L’ha detto il solito Simone Rugiati e pensavo fosse una cazzata, invece è vero.

  3. Allora, la salsa di soja può andare su TUTTO, o quasi. Io la metto nel riso assieme a un goccio di aceto, quando lo faccio basmati e gluant, sulla carne alla piastra (dà gusto e non dà calorie! l’ho scoperto guardando 10 anni di meno in 10 giorni su Sky)…

  4. adesso mi odierete ma… l’80% della soja mondiale è transgenica. vi consiglio (in ogni caso) quella biologica o comunque quella con una dicitura OGM free. 🙂

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