Karl Marx e la formazione della coscienza politica di un bambino

Era il giugno del 1983, Sandro Pertini era Presidente della Repubblica, Amintore Fanfani (sì, Fanfani) era presidente del Consiglio per la quinta volta, si stavano preparando le elezioni per la IX legislatura repubblicana ed io ero seduto sul sedile posteriore della 126 grigia di mia nonna guidata da mio padre, scendevamo per salita Noce ed era sera, diciamo le sei e mezza, le sette. C’erano un sacco di cartelloni elettorali, anche se un po’ più discreti di quelli di oggi, e allora – quattr’enne ignaro – ho chiesto a mio padre “Papà, cosa sono queste cose delle elezioni?“. “Vedi – mi ha risposto – alle elezioni si presentano tanti partiti. I comunisti sono quelli che vogliono il bene della povera gente, gli altri no”. Ho ringraziato e ho iniziato a formarmi una coscienza politica.

Qualche giugno dopo, quello del 1990 (Francesco Cossiga era presidente della repubblica, Giulio Andreotti (sì, Andreotti) era presidente del consiglio per la sesta (e penultima) volta, stavo preparando l’esame di quinta elementare e scendevo per via Donghi con mia nonna. Qualche ora prima ripassavo storia e mi deve essere rimasto qualche dubbio perché mi ricordo di averle chiesto “Nonna, scusa… non ho capito una cosa… sul libro di storia Stalin sembra bravo quando va a Yalta, ma poi sembra cattivo… ma alla fine, era bravo o era cattivo?“. Come vedete ragionavo come Bush, Berlusconi o Benjamin Linus: i buoni e i cattivi. Mia nonna mi ha risposto, ineffabile, “Dipende da come la vedi“.

A dire il vero, comunista non lo son mai stato, se non altro per ragioni anagrafiche. Alle medie, ad esempio, ho iniziato il mio personale processo di de-stalinizzazione, in prima liceo ero già anti-stalinista e iniziavo a criticare Lenin. Non che sapessi nulla su Stalin o Lenin, sia chiaro. Però di sinistra, beh credo di esserlo sempre stato, dalla prima volta che ho esercitato il mio diritto di voto – alle elezioni del Consiglio di Istituto del Liceo Gian Domenico Cassini nel 1993 (Oscar Luigi Scalfaro Presidente della Repubblica, Carlo Azeglio Ciampi presidente del Consiglio) fino a ieri, 2010 (Giorgio Napolitano presidente della Repubblica, Silvio Berlusconi (eh sì, Berlusconi) presidente del consiglio per la quarta volta) quando ho votato alle elezioni del rappresentante dei lettori nel Consiglio d’Amministrazione della Bibliothèque Nationale de France. Perché noi lettori della BnF abbiamo un rappresentante che difende i nostri diritti.

Ho letto le lettere di intenti dei candidati, ho riflettuto, ho preso un foglietto bianco, ho scritto il nome del prescelto, l’ho messo in una busta verde, l’ho chiusa, l’ho messa in una busta bianca, l’ho sigillata e l’ho messa nell’urna. Ho votato, in pratica. E ho votato per uno che si chiamava Marx.

Vedete, nella mia vita ho dovuto votare anche per Rutelli, non potete immaginare che soddisfazione mi sono tolto a scrivere Marx, davvero.

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14 pensieri su “Karl Marx e la formazione della coscienza politica di un bambino

  1. No, scusami, questa cosa mi interessa sinceramente.
    Cioè, alla BnF c’è un rappresentante dei lettori? E tipo, che diritti difende? Cosa fa? Qual è il suo ruolo? Qual era il programma elettorale di Marx? 😀

    1. ebbene sì, c’è qualcuno che rappresenta gli utenti nel consiglio di gestione della biblioteca, non saprei dire se è un vero e proprio consiglio d’amministrazione… credo serva soprattutto a raccontare a chi dirige quali sono i problemi, il buio nelle sale, il freddo in sala V, il caffè troppo caro… ‘ste cose qui, come i rappresentanti di classe ma in una biblioteca nazionale 🙂

    1. beh sì… però a volte ho delle ricadute, sai? tipo con Mikheil Saakashvili… non riesco a capire se sia buono o cattivo! Ma forse è un problema mio coi georgiani, pure di Shevarnadze non riuscivo a stabilirlo…

      1. Saakashvili secondo me è un tirapiedi degli americani, e come tale non può rientrare nei buoni. Quel tizio non mi piace proprio.

  2. é una figura importantissima! anche al NuK (Biblioteca nazionale universitaria a Lubiana) c’è un piccolo consiglio con rappresentatnte. A lui si devono le agevolazioni avute negli ultimi anni per le digitalizzazioni di documenti risalenti al XVII e XVIII secolo. é stato un grande anche perchè ha fatto scendere il costo delle fotocopie di 2 cent e il costo del caffé da 0,40 a 0,35…intendiamoci caffè sloveno… magari la prossima volta mi presento alle elezioni per introdurre l’espresso libero 😉

    1. viva il rappresentante dei lettori di Lubiana! qui il caffè costa 1.10 e fa discretamente orrore… però Marx si è impegnato a ridiscutere il contratto di gestione dei bar e dei distributori, quindi….

  3. Io non ho votato, ma mi è arrivata la mail in cui mi invitavano a candidarmi. A quel punto ho pensato di candidare te e fare una intensa campagna sfruttando la potente e tentacolare lobby italiana dei lettori della bnf. Facciamo il prossimo anno? Io ti faccio da portavoce.

    1. guarda, ci si pensava con altri italiani qualche giorno fa… bisogna conquistare la BnF dall’interno e cambiarla all’italiana, per esempio possiamo affidare il Café de Temps ad Autogrill facendoci elargire ingenti pot-de-vin da Benetton…

  4. ma che bello! una cosa così ci vorrebbe alla berio, ma poi temo che scoppierebbe la guerra civile, con barricate all’ingresso e decapitazioni di bibliotecari che “eh no, glielo posso far avere solo domani perché ora sono le 5 meno 5 e l’ultimo ordine è già partito”.

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