Le elezioni in Belgio, due vincitori e un babbeo

Ieri si è votato in Belgio e deve essere successo qualcosa di importante se ne parlano sia il Corriere che la Repubblica. Come sapete, io amo il Belgio e quindi ieri sera mi son visto un pezzo di débat des presidents, che è una cosa che fanno sulla RTBF – la televisione di stato belga francofona – a tarda sera del giorno delle elezioni: i presidenti dei principali partiti francofoni si siedono attorno a un tavolo e due o tre giovani giornalisti li tartassano. La situazione è confusa, non si sa come sempre che pesci pigliare (dopo le elezioni del giugno 2007, Yves Leterme – quello che credeva che la Marseillaise fosse l’inno belga – è riuscito a formare un governo solo il 20 marzo 2008) e io vi voglio raccontare di tre persone, due vincitori e un babbeo:

Di Bart De Wever vi avevo già parlato, è il giovanotto grassoccio (“Devo mangiare di meno… non riesco più a chiudermi i colletti delle camice”, ha dichiarato) che voleva tagliare la bandiera belga sotto i piedini di miss Belgio e per cui era scoppiata la polemica. All’epoca dei fatti il suo partito, la Nieuw-Vlaamse Alliantie, la Nuova alleanza fiamminga, era un piccolo partito della destra, con un ministro nelle Fiandre e nessun deputato. Ieri ha ottenuto un milione e trecentomila voti ed è passato da zero a 29 deputati, diventando il primo gruppo alla Camera e uno dei vincitori delle elezioni. Iscritto alla nascita (nel 1970) alla Volksunie, il partito nazionalista fiammingo, De Wever stava facendo un dottorato in storia romana (eh sì…) quando è stato folgorato dalla politica. Quando la Volksunie è esplosa, nel 2001, ha contribuito a formare la N-VA allontanandola dall’estrema destra. Anche se vanta una foto con Le Pen, infatti, dice di odiare gli ideali dell’estrema destra. Moglie olandese, quattro figli biondi, De Wever è assai spigliato, populista ed è un gran creatore di definizioni feroci per i media valloni che tendono a dipingerlo per quello che è: chiama Le Soir “La Pravda” e la RTBF “Radio-Mille Collines”, la radio ruandese accusata di aver fomentato l’odio creando il terreno propizio per il genocidio. Carino, no? Il suo progetto politico è chiaro e semplice: il Belgio deve diventare una confederazione, vanno devolute alle due regioni la maggior parte delle competenze, soprattutto per quanto riguarda lo stato sociale, e al governo (con)federale devono restare soltanto la difesa e la politica estera. In questo modo, dice lui, progressivamente si prenderà atto del fatto che tra l’Unione Europea, di cui è un gran sostenitore, e le regioni non ha più senso mantenere uno stato e, quindi, fiamminghi e valloni potranno andarsene felici per la loro strada.

Elio Di Rupo, il presidente del PS con il papillon alla Gervaso, gli ha risposto qualche giorno prima delle elezioni: “Sembra una di quelle relazioni in cui un partner dice Ti amo e l’altro E io ti voglio lasciare. Si può tirare alla lunga ma alla fine è il secondo che vince… In questo caso sia chiaro che i valloni non staranno a guardare e i fiamminghi non si facciano illusioni su Bruxelles: resterà con noi”. Questa affermazione ha seminato un certo panico nel Sud del paese perché non era mai successo che, da parte vallone, si ipotizzasse un piano B, che si prendesse in considerazione l’ipotesi di una divisione del paese. Eppure a questo punto stiamo e qualcosa bisogna pur dire, ha pensato Di Rupo. Gay, figlio di minatori abruzzesi, Di Rupo prende una laurea in chimica e si appassiona molto presto alla politica. Sale all’onore delle cronache italiane (ed è odiato dal Giornale) per due motivi: nel 1994 si rifiuta di stringere la mano a Pinuccio Tatarella «perché non si salutano i fascisti» e nel 1997, durante lo scandalo pedofilia, hanno cercato di trascinarlo nel fango in nome della equivalenza assai in Vaticano tra omosessualità e pedofilia. Tutto inventato, ovviamente. Di Rupo è riuscito a rappresentare per la Vallonia un voto di speranza e fiducia in un momento di crisi: difesa dello stato sociale, rispetto alla crisi economica mondiale, difesa dei diritti dei francofoni, rispetto alla crisi istituzionale belga. Adesso, che il re ha iniziato le consultazioni, sembra tra i più accreditati a guidare il nuovo governo la cui formazione, dicono gli analisti belgi, dovrebbe essere meno complessa che la volta scorsa e prevedere una riproposizione a livello nazionale delle due coalizioni regionali: partito socialista, cristiano democratici e verdi coté wallonN-VA, socialisti e cristiano democratici fiamminghi. E come si fa a tenere assieme i separatisti nazionalisti e i verdi, i cristiano democratici del Nord con i socialisti del Sud? si fa come si fa nei paesi dove c’è il proporzionale, si fa come la Merkel con Steinmeier, come Cameron con Clegg, come Prodi con Turigliatto ma si spera un po’ meglio.

E il babbeo? il babbeo è Alexander De Croo (1975), il segretario dell’Open VLD, i liberali fiamminghi che avevano fatto cadere il governo di Laterme tirando la corda sulla questione della circoscrizione di Bruxelles-Hal-Vilvorde (qui è tutti ben spiegato) portando il paese nuovamente alle urne. Il suo gioco non è riuscito, i liberali sono andati malissimo nelle Fiandre, hanno avuto un analogo tracollo in Vallonia e reggono – pur cedendo consensi – anche a Bruxelles. A chi gli ha chiesto se è contento di aver spianato la strada ai separatisti, ha risposto “Non è colpa mia, è colpa dei fiamminghi che l’hanno votato”. Non fa una piega.

E il re? che fa il re in tutto questo? e se gli si scinde il paese che deve fare quel povero Alberto II che nella vita tutto avrebbe dovuto fare tranne il re? che può fare Paola, cognata di Melba Ruffo e del Tappeto Volante, nonché ispiratrice di Salvatore Adamo? Il re fa pigramente le consultazioni, è il suo lavoro. Mentre Filippo principe di Brabante, cioè l’erede al trono, non è andato a votare perché doveva andare a Shanghai a celebrare la giornata belga all’Expo internazionale. Perplessità unanime di fiamminghi, valloni, bruxelloises e passanti. Ha fatto votare per procura sua moglie, la principessa Matilde, che si è presentata con la regina Fabiola, che io credevo morta e che invece scopro essere ancora pettinata come quando nel 1960 sposò il giovane re Baldovino.

All’epoca la coppia reale diede fiducia alla patria, lacerata dalla Question royale / Koningskwestie. Qualcosa mi dice che Filippo e Matilde avranno qualche problema in più, se mai saliranno al trono…

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7 pensieri su “Le elezioni in Belgio, due vincitori e un babbeo

  1. Si evocativi e chiarificatori! Pensavo di essere io stesso il babbeo misterioso o che il babbeo misterioso fosse dentro ogni lettore un po’ distratto!Invece poi ho capito. La ringrazio ancora.

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